Se solo fossimo pi? attenti

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L?orientamento sessuale non ? una scelta?. Cos? recita lo slogan del provocatorio manifesto edito dalla Regione Toscana nell?ambito di una recente campagna di sensibilizzazione contro l?omofobia.
Dal punto di vista pubblicitario, l?idea ? geniale: un neonato sonnolento e indifeso con al polso una fascetta identificativa che invece di recare scritto il nome dice ?Homosexual? e una lapidaria, deflagrante headline non possono non far discutere. I pubblicitari pi? smaliziati, che sanno come attirare le nostre menti assuefatte di consumatori che hanno gi? visto e sentito di tutto, ricorrono con disinvoltura – e studio infinito- all?elemento dello shock, l?espediente comunicativo che pi? di ogni altro impedisce al messaggio promozionale di finire prematuramente nel dimenticatoio. Ne ? ben cosciente anche l?Assessore Agostino Fragai, promotore dell?iniziativa, che afferma: ?I soldi spesi per manifesti che nessuno legge e che non fanno riflettere, sono soldi spesi male. Quando si promuove una campagna, lo si fa per farsi sentire?.

E? indubbio che l?omofobia sia un problema da risolvere, ed ? assodato che per sconfiggerla se ne debba discutere. D?altra parte, per?, lo slogan del suddetto manifesto si presta a pi? interpretazioni, proprio per l?ambiguit? disorientante sulla quale il messaggio gioca e attraverso la quale colpisce. Sostenere ?l?innatismo? della propensione sessuale, se da un lato obbliga al rispetto e alla non interferenza con la natura altrui, dall?altro pu? portare a discriminazioni ancora pi? forti, che possono sfociare addirittura nel razzismo o nella presunzione di una superiorit? genetica dell?orientamento eterosessuale nei confronti di quello omosessuale. La storia delle discriminazioni, dall?apartheid al nazismo, si fa sempre forte di pseudo-teorie che nella biologia ricercano ragioni per prevaricare sugli altri, ritenuti impuri, inferiori, nemici. Inoltre, insinuare un dubbio che chiama in causa il dna, proprio in concomitanza con le sconvolgenti dichiarazioni di James D. Watson, rischia di trascinare la discussione in quel vortice di scientismo esiziale, fomentando il pregiudizio anzich? estirparlo.
Come intendere, dunque, quel ?non ? una scelta??

Fragai risponde: ? Il messaggio del manifesto ? volutamente ambiguo. Contiene tante mezze verit?, e forse sono proprio queste a far discutere. Per? il suo centro non ? nell?associazione fra il bambino, il braccialetto e lo slogan, quanto piuttosto nell?idea che l?orientamento sessuale non ? un vezzo o un vizio, ma un dato incomprimibile della personalit?. E la purezza di un bambino richiama proprio alla purezza della personalit?.?
Sul tema, abbiamo interpellato anche Delia Vaccarello, scrittrice e giornalista de L?Unit? da sempre in prima linea per combattere l?omofobia attraverso i suoi editoriali e numerose pubblicazioni sull?argomento: ?Quel messaggio ha indubbiamente il pregio di far discutere e di evidenziare dei concetti che diamo per scontati. E? per? fuorviante, perch? potrebbe suggerire che esista un gene dell?omosessualit?. L?orientamento sessuale, invece, non ? legato alla genetica: esso ? un’acquisizione della maturit? affettiva che si solidifica nel tempo.?
La Regione Toscana ha potuto osare, dice Fragai, alla luce degli eclatanti risultati dello studio statistico condotto sulla condizione degli omosessuali, una condizione di disagio non pi? tollerabile, che ha reclamato un forte segnale di intervento e ha spinto l?assessorato a ?rompere gli indugi?.
L?omosessuale ? un soggetto che ha riserve nel mostrare se stesso agli altri, l?80% degli intervistati, infatti, non dichiara la propria tendenza sessuale neppure al medico curante, forse anche perch? il 90% del campione dice di sentirsi discriminato anche nell?ambiente ospedaliero. 40 intervistati su 100 sono stati vittime di bullismo a scuola, il 27% non denuncia alle forze dell?ordine le aggressioni e le molestie di cui ? stato vittima. In un momento in cui i media italiani non parlano d?altro che di sicurezza dei cittadini, il 48% degli omosessuali intervistati si sente ancora pi? indifeso degli altri.
I dati che la ricerca ha messo in evidenza sono sconcertanti, e obbligano a una riflessione di respiro ben pi? ampio, che superi il perimetro della regione. Il principio di sussidiariet? consente di sollevare i problemi in modo costruttivo e a fronteggiarli capillarmente, ma non pu? essere un trucco per eludere istanze non pi? procrastinabili.

Un altro elemento che ha spinto l?amministrazione regionale a compiere un gesto cos? radicale ? la stabilit? politica di cui la Toscana gode: ?Ci sono cose che si fanno perch? sono giuste, non perch? suscitano applausi o consensi, e fin quando nel nostro paese avremo governi deboli o ricattabili attraverso i voti di un paio di senatori, sar? molto difficile compiere atti significativi ?, afferma in merito Fragai. Dal 2004 la Toscana ha inoltre incluso nel suo Statuto la menzione sul ?diritto all?orientamento sessuale?, una dicitura riscontrabile solo in questa fonte normativa e nella Costituzione Sudafricana.
La stabilit? e la confidenza che fortificano l?iniziativa Toscana dovrebbero esserci d?esempio. Forse, se l?attenzione al problema fosse cos? alta su tutto il territorio nazionale, non ci sarebbe nemmeno la necessit? di stupire con frasi ad effetto, che sono gravemente esposte a stravolgimenti e ad interpretazioni errate. Giustissima l?osservazione di Delia Vaccarello, che a questo proposito precisa: ?Dobbiamo stare attenti, in quanto operatori della comunicazione, alle parole che utilizziamo. Quando molti colleghi utilizzano diciture come ‘omicidio consumato negli ambienti omosessuali’, essi ammiccano al lettore con un corredo di morbosit? che va assolutamente non sollecitato. Occorre riflettere sull?uso dei termini, poich? quelli che utilizziamo comunemente spesso condensano atteggiamenti di grande pregiudizio.?.

Frafrettina