
macerie all’Aquila (foto tratta da www.migliorblog.it)
Il sisma dell’Aquila, fra le molte altre cose, ci ha riportato un ricordo e ci ha donato un dubbio.
Il ricordo che ci ha riportato ? che viviamo in un Paese ad altissimo rischio sismico. Il dubbio che ci ha donato, invece, ? quello del poterci sentire sicuri in casa nostra. I terremoti non possono essere previsti, allo stato attuale delle conoscenze, bench? meno possono essere in alcun modo imbrigliati, probabilmente anche allo stato futuro delle nostre conoscenze. L’unica cosa che possiamo fare ? limitare i danni. Non vi ? speranza che non accada: ? scientificamente comprovato che una zona soggetta a movimenti tellurici lo sar? sempre, o quantomeno smetter? di esserlo in tempi che non possiamo nemmeno lontanamente pensare di tenere in considerazione. Perci?, riposta da parte la speranza, ci resta soltanto la prevenzione: costruire strade larghe, evitare il disboscamento selvaggio, limitare il prosciugamento dei bacini, lasciare liberi i terreni direttamente posti sulle faglie tettoniche e, soprattutto, fortificare gli edifici gi? esistenti e costruire le nuove case sempre al passo con l’evoluzione delle tecnologie antisismiche. La scienza c’? ed in Italia ? anche all’avanguardia, grazie a ricerche congiunte con il Giappone ed all’attivit? dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). La globalizzazione non dovrebbe essere solo materia economica, ma scambio di idee con i fratelli di altri paesi riguardo i problemi comuni che condividiamo.
la nuova casa dello studente, il Casale Marinangeli (foto tratta da www.ilmessaggero.it) [clicca sulla foto per ingrandirla]
Interrompendo bruscamente le premesse per non dilungarle troppo, mi addentro nella discussione riguardo la qualit? delle costruzioni del capoluogo abruzzese afferrandola da un’altra prospettiva. Tutti abbiamo visto in tv o in rete coloro che scavavano fra le macerie rompere il ?cemento armato? con le vanghe. Tutti abbiamo sentito del cemento allungato con la sabbia, cosa di cui Roberto Saviano parlava gi? da tempo (?Gomorra?, pag.236) dicendo che la sabbia di Castelvolturno finiva nei condomini abruzzesi, a Genova, a Varese, ad Asiago. Tutti abbiamo letto del polo di Ingegneria a Roio costruito con la plastica espansa, come se dentro dovessero andarci delle bambole e non degli esseri umani. E tutti abbiamo tristemente seguito le vicende dell’ospedale e della Casa dello studente. Su quest’ultima vorrei soffermarmi un attimo, perch? se da un lato ? stato abominevole costruire tutte queste strutture con approssimazione ed incuria per la vita, con menefreghismo e sprezzo della vivibilit?, da un altro lato la Casa dello studente stessa ? vittima di qualcosa di altrettanta incondivisibilit?, ma che ha procurato morte con una strategia differente.
Stavolta non c’entra niente l’edilizia criminale, perch? parleremo di una struttura costruita perfettamente, tant’? che non ha sub?to alcun danno dal terremoto del 6 aprile scorso. Questa struttura si chiama Casale Marinangeli, e sorge vicino alla scuola della Guardia di finanza dove ? stata istituita la cittadella delle istituzioni provvisoria per riprendere la vita burocratica della citt?. Riguarda la nostra storia perch? questa struttura avrebbe dovuto essere la nuova Casa dello studente. Il progetto era stato approvato nel 2000, e da due anni era stato portato a quasi totale compimento. Manca ancora un’ala, ma l’altra ? perfettamente funzionante ed in grado di ospitare 35 persone. L’unico ?problema? ? che spostare 35 studenti e gli uffici dell’Adsu (Agenzia per i Diritti dello Studente Universitario) ?non era economicamente conveniente?. Cos? Luca D’Innocenzo, presidente uscente dell’Adsu ed assessore comunale di L’Aquila con delega alla Citt? universitaria, ha giustificato il non-utilizzo di una struttura funzionante, completa ed antisismica in un articolo de Il Messaggero dello scorso 13 aprile. Infatti aver spostato l? parte degli studenti senza poter sfruttare a pieno il Casale (manca infatti un’ala) sarebbe costato 1500? in pi? all’anno, per ogni studente, ed in virt? di questo invece quegli stessi studenti sono stati condannati a morte non perch? si possa prevedere o progettare un sisma, ma perch? che la vecchia Casa dello studente cadesse a pezzi i suoi abitanti stessi lo andavano denunciando da giorni, con crepe che si diffondevano per i locali, colonne marcite e perdite di acqua. Adesso quegli studenti saranno ascoltati dai magistrati come testimoni, ma gli altri? Quelli rimasti senza voce?
Abbiamo assistito in questi giorni ai tentativi di quantificazione dei danni del terremoto, come se ogni cosa potesse essere economicamente quantificabile. All’Aquila la vita si ? interrotta, e non riprender? come prima, col suo carico di costruzioni materiali ma anche di costruzioni emotive, sentimentali, affettive. Sar? una citt? diversa, io spero pi? umanamente unita, una citt? che sia in grado di fare quadrato attorno alla propria vivibilit? per tenere lontani gli sciacalli, quelli veri, che sono tanti e temibili e che nulla hanno a che vedere con l’animale di cui infangano il nome.
Forse spostare quegli studenti non sarebbe stato economicamente conveniente, ma d’ora in poi c’? da cominciare a ragionare nei termini di ci? che invece ? o non ? umanamente conveniente. E, sicuramente, non sar? umanamente conveniente affidare la rinascita di questa splendida citt? ad altri uccisori, non dissimili da quelli che l’hanno gi? condannata una volta al dolore.
Ps. Per concludere, segnalo un buon articolo a riguardo molto aggiornato del sito Studenti.it.

