
Se la Costituzione fosse scritta in sanscrito non ci dovrebbero essere nemmeno allora gravi problemi di comprensione. Sembra infatti che il Fascismo non si sia fatto mancare nemmeno professori di tale curiosa materia: era uno di costoro il sig. Paolo Emilio Pavolini, fascistizzatore della scuola fiorentina, passato agli onori non tanto per le sue imprese personali, quanto per quelle del frutto d’una sua eiaculazione (ah, il preservativo…).
Egli ? infatti nient’altro che il padre dell’arcinoto Alessandro Pavolini, passato alla storia come ‘il Superfascista’ (ma non ne ? mai stata ritrovata la calzamaglia colorata). Costui si ? meritato il titolo opponendo feroce resistenza alla Resistenza, appunto, teorizzando il raggruppamento dei fascisti in rotta verso la Valtellina per farne l’ultimo baluardo verso le forze che poi saranno democratiche.
Parto da lui per parlare di due cose apparentemente distinte, ma che inserite nel quadro pi? generale della nostra testardaggine indicano una grave piega dei nostri tempi.
Partiamo dalla prima.
Mi piace la battaglia che sta conducendo Giorgio Bocca in questo periodo, e mi trovo perfettamente d’accordo con lui.
La polemica nasce dal nuovo libro di Giampaolo Pansa, ‘La grande bugia‘, che conclude (?) la serie di volumi da lui dedicata alla ‘revisione‘ del periodo della Resistenza, dal punto di vista dei fascisti sconfitti. Scopriamo cos?, da questo e altri scritti, che nemmeno i partigiani hanno risparmiato violenze ai nazifascisti perdenti e catturati.
Bella scoperta. Anni di soprusi, di ingiustizie e dittatura come avrebbero mai potuto evitare che i partigiani facessero la cosa pi? banale del mondo, cio? vendicarsi? La vendetta ? una reazione forse deprecabile, sicuramente incivile, ma nessuno poteva chiedere ai ragazzotti della macchia, seppur alla ricerca di libert? e giustizia, di essere ci? che i fascisti non erano mai stati con loro.
Con questo non voglio giustificare le loro violenze o accettarle, ma non possiamo dimenticare ci? che il fascismo ed il nazismo sono stati per l’Europa e per il mondo. Non possiamo dimenticare le violenze di ogni tipo di cui sono stati capaci, il buio in cui avrebbero voluto gettare il pianeta. La guerra purtroppo imbarbarisce tutti coloro che vi partecipano ma non scordiamoci, all’epoca della Resistenza, chi combatteva per cosa.
I partigiani avranno sicuramente le loro ombre e le loro pecore nere, ma la loro lotta ? ci? che ha permesso all’Italia di eliminare il vero nemico e di restituirla alla storia come un paese unito, civile e pronto a ricominciare. Tutte le battaglie che l’uomo ha affrontato nel tempo per i suoi diritti, per la sua libert?, per la giustizia, nei primi anni ’40 in Italia sono state incarnate da coloro che hanno combattuto per la Resistenza. Anche la democrazia cui si appellano i pronipoti delle Camicie Nere, non sempre fuori dal Parlamento, deriva da quegli anni di lotta ed umanit? straordinarie.
Il revisionismo storico ? una funzione culturale sicuramente utile, in quanto la storia ha sempre qualche sorpresa in serbo e non si pu? mai considerare definitivamente chiuso un capitolo del nostro passato. Ma tutto questo ha un limite, che viene travalicato quando si passa alla delegittimazione di fatti storici che il futuro poi ha giudicato unanimemente positivi. Voglio dire, se Pansa oggi ? qui a fare il revisionista, forse ? anche per come sono andate le cose nel 1945.
La seconda cosa mi riguarda pi? da vicino, ma come sopra bisogna inserirla in un quadro pi? grande, quello che presenta gli italiani come incapaci di non rifarsi ad un passato (inteso come idea, modo, linguaggio) che la storia stessa ha poi giudicato aberrante e pericoloso, mettendoci in guardia (ma non abbastanza) dal ripercorrerne le tappe.
Marcello Dell’Utri ? stato nella mia citt? natale, Rieti. Solo questo basterebbe ad indicare la situazione di pericolo che corrono i miei concittadini. La circostanza era la presentazione del libro di Armando Plebe ‘Il nuovo illuminista’ (un gatto resta infilato in un water e riflette sull’esistenza di Dio) ad opera del ‘Circolo giovani di Rieti’ di Forza Italia, di cui mi pare di capire Dell’Utri sia il presidente (de ‘Il Circolo’ in generale). Passando al sodo senn? vado troppo per le lunghe, il caro Marcy (ormai siamo in confidenza. Io lo chiamo Marcy, lui mi chiama ‘Prendetelo’. Che curioso nomignolo) ad un certo punto, dopo un annuncio shock dichiara di aver ritrovato, bibliofilo incallito qual ?, dei diari del Duce che ricoprono un arco di tempo che va dal 1935 al 1939, i quali rivelerebbero che il punto di vista ed il giudizio di Mussolini su molti eventi non era poi cos? scontato come credevamo (in un commovente passo, il Duce si rammarica del fatto che nessuno capisca che non ce l’ha coi comunisti, ma coi ‘commercialisti’, ben pi? pericolosi e meglio radicati nella societ?). Risultato? Bisogna riscrivere un pezzo di storia daccapo, perch? Mussolini pensava una cosa e ne faceva un’altra. Questa ? molto meglio di quella di Storace*.
Ma non ? questo che mi preoccupa. Non pi? di tanto. Provincialisticamente, mi preoccupa molto di pi? una nuova proposta del caro sindaco di Rieti: intitolare una strada indovinate a chi? Ma proprio a lui! Il gerarca Pavolini (che non ? quello di ‘Fascisti su Marte’)! Fra le tante cose memorabili tracciate nella storia da quest’uomo ci fu la costituzione delle Brigate Nere (per non parlare della sua attivit? di segretario del Ministero della Cultura Popolare, che lo vide feroce censore di giornali e giornalisti, capace di mangiare un Buond? in due passi), di cui tutti conosciamo la violenza, l’indisciplina, il fetore.
Pavolini fu, in sostanza, l’ultima persona che avreste voluto come vicino di casa.
E a Rieti vogliono intitolargli una strada. Naturalmente l’opposizione (la giunta ? di destra, il sindaco di Forza Italia, i tappeti dell’aula consiliare rosso scolorito) si ? fatta sentire, ma il punto ? un altro. Il punto ? che a sessant’anni dalla fine di una guerra atroce, che ha gettato le basi per le future democrazie e per la futura Europa civile, si guarda ancora con nostalgia e ci si rif? agli aspetti pi? bui di quel periodo. Ci preoccupiamo della democrazia, gridiamo all’attentato quando vengono fuori scandali come quello delle intercettazioni o il Laziogate (‘? un attentato alla democrazia’ a tal proposito lo ha detto pure la Mussolini, in una recente intervista. Se si possono chiamare interviste quei 4 secondi/politico che ormai caratterizzano i servizi telegiornalistici. Mussolini di cui tutti conosciamo le idee, ma che viene continuamente invitata in molti programmi televisivi, anche come ospite fissa, col rischio di sembrare simpatica, mentre l’ideologia che professa ? una bomba ad orologeria. ?Se mi dici fascista non mi offendo? ha risposto a Sgarbi durante una lite a Buona Domenica ?se vuoi offendermi devi dirmi comunistaccia?. E la Perego: ?abbiamo capito che fascista non la offende?. Che professionalit?. Ha fatto bene Cecchi Paone a buttarsi sugli uomini, essere suo marito dev’essere stata un’esperienza traumatizzante), eppure permettiamo a partiti come la Lega Nord di stare al governo e di avere dei ministri, per anni, consentendo loro di mettere le mani sulla Costituzione del nostro Paese. Non sto dicendo che i leghisti siano fascisti, ma sono xenofobi ed antidemocratici, il che basta e avanza. In periodo elettorale la destra ha rischiato di colludere pure con Pino Rauti, riabilitandolo (come se ne avesse bisogno. Fondatore del Movimento Idea Sociale, suocero di Alemanno, attentatore dinamitardo nel ’69. Ha gi? collaborato con la CDL nelle regionali dello scorso anno, ottenendo lo 0,5% dei voti a livello nazionale).
In sostanza, perch? preoccuparci del ritorno dei fascisti, perch? istituire l’apologia di reato per la teorizzazione fascista, perch? prendere il fascismo come cattivo esempio quando si parla di libert?, di giustizia, di democrazia, se poi permettiamo ai fascisti di esistere, di proliferare, di diffondersi e addirittura di governare? Il fascismo ? molte cose, non solo tenere un busto di Mussolini in casa.
Basta prese per il culo: abbiamo fatto una scelta per il nostro bene, e dobbiamo rispettarla. La storia ha gi? giudicato queste persone e ci? di cui sono state responsabili in maniera incontrovertibile. I fascisti non possono e non debbono essere reinseriti nel discorso politico.
Altrimenti daremmo ragione a Pavolini, che in punto di morte grid?: ?Ritorneremo!?. Perch?, ve ne siete mai andati?
* E’ di Storace, infatti, la proposta di ‘revisionare’ (e andiamo) i libri di storia utilizzati nelle scuole superiori, secondo lui colpevoli di sinistra faziosit? (perch? dicono come sono andate le cose). Quindi non solo si ? ipotizzata l’istituzione di un organismo politico preposto al controllo dei testi scolastici (che avrebbe tratto ispirazione per il nome dal celebre MinCulPop mussoliniano. Si sarebbe chiamato infatti CinCulProp), ma addirittura lo stanziamento di fondi per autori interessati alla stesura di un libretto da destinare gratuitamente alle famiglie per essere correttamente ‘informate’. E gente del genere ha fatto il ministro. Se dici una cosa cos? al circolo di bridge ti cacciano su due piedi. Ho un’idea: iscriviamo tutti i ministri ad un circolo di bridge.
foto: www.cmostia.org


Buona Liberazione da questi tizi qui sopra a tutti!
L 25 APRILE E? OGNI GIORNO !
>
>Il 25 Aprile 2007 ricorre il 62? anniversario della LIBERAZIONE dal
>nazifascismo : la giornata in cui ricordare che la nostra ? la storia
>costruita con il sangue e il sacrificio di migliaia di donne e di uomini
>che si sono opposti ad un regime criminale.
>La discriminante antifascista va tuttora esercitata nel tempo in cui, da
>una parte domina il revisionismo e le istituzioni insieme ai partiti
>pianificano il dissolvimento delle ideologie pur di mantenersi al potere.
>Dall?altra, perch? l?oblio della memoria ? funzionale alla perdita dei
>valori per il predominio del mercato che alimenta la cultura della
>prepotenza e della discriminazione,ovvero del fascismo con il corollario di
>aggressioni ai centri sociali,agli immigrati,ai diversi : un clima di
>intimidazioni e di morte, che ha portato il 27 agosto 2007 all?omicidio del
>compagno Renato Biagetti a Focene.
>
>Proprio dall?esperienza della Resistenza ? dall?aver resistito allo
>stragismo e golpismo di Stato negli anni ?70 ? ci viene l?insegnamento del
>diritto-dovere di resistere ad ogni forma di oppressione,di esclusione e di
>negazione del benessere sociale.
>La memoria ? un ingranaggio collettivo, capace di smuovere le coscienze e
>di diventare un percorso sociale, che ha bisogno di essere attraversata da
>mille esperienze intessute da chi ogni giorno combatte per il
>lavoro-reddito,per i diritti negati,per un futuro di ? liberi e uguali?:
>l?alternativa concreta alla degenerazione della societ? capitalista.
>
>La manifestazione del movimento, dal luogo simbolo della Resistenza Romana,
>Porta S.Paolo( ore 9,30) raggiunger? il Colosseo ? divenuto la
>testimonianza dell?abolizione della pena di morte nel mondo ? dove si
>soster? per invitare a riflettere e a mobilitarsi contro la ? pena di morte
>vigente in Italia?, quella rappresentata dalle migliaia di morti sul
>lavoro( gi? 323 dall?inizio 2007) una carneficina che, insieme ai 30.000
>invalidi permanenti , al milione di infortunati e al permanere del sistema
>della precariet?, rappresentano la sconfitta della ?Repubblica fondata sul
>lavoro?.
>Il corteo del 25 Aprile 2007 raggiunger? infine Piazza Vittorio per
>testimoniare l?impegno della citt? solidale con i diritti degli immigrati,
>fatti oggetto di campagne xenofobe della destra ( con la vergogna
>rappresentata all?Esquilino dagli accoliti nazifascisti di ? casa Pound?-
>sigle collegate) e dalla noncuranza delle Amministrazioni Locali di fronte
>al dramma della casa e della inagibile cittadinanza.
>
>Roma,25 Aprile 2007
Grazie rob per averci segnalato questa manifestazione, ma davvero Renato Biagetti morir? il 27 agosto p.v.? Era scritto su una centuria?
ho insegnato per 10 anni tale curiosa materia, il sanscrito, ed ? stupenda!
Lungi da me l’affermare il contrario. Ma chi la usava?