
Mentre Sarkozy tiene a secco la marina francese per l’elevato costo del petrolio e delle riviste pornografiche, la geografia mondiale del potere dettato dall’oro nero si va ridisegnando, forse completamente. S?, proprio mentre Sarkozy si distrae con le pere di Carla Bruni. Aaahh…Carla Bruni…ops, scusate. Mi ero distratto con le pere di Carla Bruni.
Riprendiamo il discorso da dove l’avevamo lasciato. Aaahh…Carla Bruni…
Un tantino pi? indietro…eccoci qui, alla geografia bla bla bla. Perch? dico questo? Sostanzialmente per due motivi: il primo ? che Mackinder mi sta sui coglioni, quindi il primo che smonta la sua teoria dell’Heartland ha il mio pieno appoggio e plauso, il secondo ? che dall’agosto dell’anno scorso, con una mossa a sorpresa della Russia, ? partita la corsa fra le nazioni artiche (Usa, Danimarca, Canada, Russia e Norvegia) per l’appropriazione e lo sfruttamento dei terreni sottostanti la calotta glaciale artica. Se si pensa che, secondo la Us Geological Survey e mio cugino, sotto il Polo Nord ci sono probabilmente il 25% delle riserve di petrolio e di gas naturale mondiali la cosa non appare poi tanto stupida. Se lo stessero facendo per utilizzare i ghiaccioli come moneta di scambio internazionale allora s? che sarebbe stupido, ma non ? questo il caso. Ma andiamo per gradi (pochi, sotto lo zero).
Nell’agosto 2007 un industriale svedese ed una compagnia turistica australiana finanziano la spedizione del sottomarino russo MirI (che a seguito di un incidente ? precipitato nello spazio) verso il Polo Nord, con lo scopo di piantare una bandiera rossa al di sotto di esso, affinch? la Russia si assicuri il diritto di sfruttamento del lembo di terra coperto dal diritto di propriet? internazionale. Ma il punto ? proprio questo, che l’unico metro per stabilire la propriet? del sesto continente ? la convenzione Onu sulla legge del mare negoziata tra il 1973 ed il 1982 e che prende il nome di UNCLOS (United Nations Convention on the Law Of the Sea), la quale stabilisce che l’Artico ? in gran parte mio. Siccome non ho tempo di gestirlo e non so che farmene, allora ho sposato la linea del primo ministro canadese: ?Il principio della sovranit? dell’artico ? usarne i territori oppure perderli?. Amen, fratello. Questo dimostra che il Canada sa chiacchierare bene quando vuole, e che Putin ? un tipo lungimirante. Altro che corsa al riarmo, questa ? una corsa al Polo Nord, una vera e propria guerra fredda! Har har har.
La questione della propriet? non ? legata soltanto alle risorse energetiche: l’Artico ? diventato in larga parte navigabile, il mitico Passaggio a Nord-Ovest una realt? (andare dall’Atlantico al Pacifico passando fra Usa e Groenlandia), ed entro il 2040 il Circolo Polare Artico sar? navigabile persino nei mesi invernali. Questo accorcia i viaggi dagli Usa verso il Giappone -ad esempio- di 4200 km, e da Londra verso Tokyo di 7900, quasi dimezzando i giorni di navigazione. Se si considera che l’80% dei trasporti commerciali avvengono via mare, ? facile prevedere i vantaggi di questa nuova tratta.
E non solo, ma anche l’industria ittica ne risentir? positivamente: anche se alcuni prodotti tipici statunitensi non lo sono pi? a causa delle migrazioni climatiche, come i granchi dell’Alaska o i salmoni dello Stretto di Berings, con lo scioglimento della calotta polare sar? possibile creare allevamenti intensivi di pesce in questa zona di oceano vasta cinque volte il Mediterraneo. Secondo la FAO entro il 2030 la produzione annuale di pesce dovr? aumentare di almeno 40 mln di tonnellate per soddisfare il bisogno di sushi che c’? al mondo, e un Artico liquefatto farebbe proprio al caso di ci?. Ma a questo punto ? doverosa una precisazione: i dati fin qui riportati sono tutti veri, ma lungi da me il trovare qualcosa di positivo nel riscaldamento globale: preferisco visitare piazza San Marco che mangiare i granchi dell’Alaska a basso prezzo.
Per approfondire:
Mackinder e la teoria dell’Heartland in .pdf
L’UNCLOS su Wikipedia
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