L’isola che c’

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Chi approda al Sziget per la prima volta ? marchiato a vita.
Vuole tornarci, e non si tratta della fatua volont? di quando sei stato bene in vacanza e prometti a te stesso, tutto mogio e scolorito.
E? una voglia sincera, di chi ha sentito di vivere al cento per cento i propri vent?anni. Di chi si porta nei giorni un?esplosione difficile da accantonare nei ricordi estivi.
Capita di alzarti durante la notte senza voler sapere che ore sono, per assaporare ancora un po? quella distensione temporale incredibile. Sull?isola non sei obbligato a dormire, a mangiare, a respirare al solito ritmo, e un giorno ? un calderone di immagini e discorsi e note che vale una vita intera?
E? impossibile tornare ordinati. Impari ad anteporre l?emozione e l?io estroverso a qualsiasi altra azione, in un delirio colorato che ormai avvolge il tuo modo di rapportarti agli altri.
Immagina di trovarti costantemente tra valanghe di corpi, favelle assurde o conosciute, strane maschere, occhi e sorrisi di amici e fratelli mai visti, eppure?
E? una sorta di incantesimo spontaneo, le timidezze crollano in un soffio, la smania di comunicare ti scuote il midollo, e poco importa non sapere le lingue: ballare, gesticolare, sorridere, ? lo splendido passepartout che annulla ogni identit? costruita.

Sziget significa isola. I disinformati stentano a credere che un?intera ?sziget? si tramuti in una festa no-stop lunga sette giorni, con carrellate di grandi gruppi, realt? emergenti locali e internazionali, sperimentazioni. Quindici palchi per quindici generi musicali diversi (dal blues al metal, dal rock al reggae, dal jazz all?elettronica), 200 eventi al giorno, una media di 400.000 pazzi inquilini. Ma i numeri restano a galleggiare su un fiume di corpi in movimento, sulla vita pura che scorre. I concerti del Main Stage sono tappa ambita, ma durante il percorso, attenzione! Potresti essere risucchiato da una qualsiasi altra manifestazione e rapito e incantato senza via di scampo?
I grandi nomi non deludono (Manu Chao, Chemical Brothers, Nine Inch Nails, Tool) e la mia unica critica va ai numerosi gruppetti indie-pop che affollano le emittenti musicali e che, messi sul palco principale, fanno davvero una magra figura.
Un festival di tali dimensioni rende possibile anche questo: ascoltare dal vivo, confrontarsi, valutare. Perch? si tratta sempre di una platea attenta, esigente, all?occorrenza spietata!
Vera sorpresa sono stati personalmente i ritmi afro e la world music.
I gruppi italiani presenti? Sud Sound System, Mau Mau e gli esordienti Poppy?s Portrait hanno scatenato le fila, sconvolto e coinvolto, unito gli italiani nelle parole gridate forte per farsi sentire, richiamato come un flauto magico orecchie internazionali attente alla qualit? della musica.
Pietre miliari all?Hammerworld Stage, regno del metallo (Soulfly, Skinny Puppy, Nevermore, Satyricon, Napalm Death) e jam sessions da atterrare ogni difesa e sconcertare chiunque al Jazz Stage, con Gary Willis e Mike Stern.
Ma ogni personale esperienza non pu? che essere parziale: Sziget ti d? la possibilit? di accelerare vertiginosamente la tua vita, la tua personalit?. Ti fa ballare sui tavoli, parlare nel tuo inglese migliore, rischiare la pelle col bunjee jumping, osare con un?acconciatura ipercolorata, surfare sulla folla come una rockstar.
Al bando gli schizzinosi: ad Obuda si cammina scalzi, si prendono pioggia, polvere e fango. E all?ordine del giorno sono i matti come te, che nelle pozzanghere ci si fanno il bagno.
Non a caso ? la nostra ?Eurowoodstock?. E una volta vissuta sulla pelle, l?appellativo non sembrer? pi? un?esagerazione.

foto by Kapadepetra

Edit by Q: e con questo presentiamo un altro dei nuovi collaboratori del Satiro Saggio (stiamo assumendo gente), la gentilissima Kapadepetra, la cui occupazione principale sar? il settore musicale -cosa di cui si sentiva forse un p? la mancanza, da questi pizzi. Ma, detto a parole sue:

“Amara ed egoista, forte equilibrista.
Maledettamente convinta che giocare sia il suo verbo.
Nel bene e nel male.
E viva i fuoripista”.

Per chi volesse dirgliene quattro, ecco il suo Myspace. Spero non vi piaccia, perch? voglio licenziarla ma non so come fare. Un saluto a voi e un bacio a Kapadepetra!

Kapadepetra