
I mezzi di comunicazione ufficiali, come la televisione pubblica e privata, assecondano i giochi del potere politico destreggiandosi tra rimozione e censura delle notizie. Ci? ha dato origine per reazione al mito della controinformazione che Internet ha espresso con fenomeni come Indymedia. Oggi il modello Indymedia ? in crisi e con esso un certo modo di fare giornalismo. Ha un senso parlare di crisi dell?informazione mentre ?Time? consacra Internet come nuova democrazia dell?informazione? Bisogna prendere atto che, se il genere ?scrivere di notizia? non ? morto, il modo di fare informazione ? per converso radicalmente cambiato. Ieri l?informazione era critica, oggi ? affermazione. Non ? inchiesta, ricerca di trame occulte, ma repertorio, sovrabbondanza di contenuti, enciclopedia, Wikipedia. Oppure esprime un?angolazione personale e si fa blog, forum, si colora di contenuti emozionali. Perch? oggi le grandi narrazioni sono ufficialmente morte e la storia lascia il suo posto al diario. I concetti tradizionali di informazione e controinformazione presuppongono da parte del giornalista che elabora la notizia, approfondimento, inchiesta e denuncia, anche a costo della propria incolumit? personale. Nel cinema hollywoodiano il giornalista ? presentato spesso come un eroe. Si pensi a ?Tutti gli uomini del Presidente? o ?Un anno vissuto pericolosamente?. Il reportage, scritto o filmato, trasforma la notizia in una inchiesta, inserisce gli eventi in un rapporto di causa effetto che conferisce loro il senso.
L?attenzione all?informazione ? propria di una societ? in cui il politico prevale sul privato, l?approfondimento sull?emozione. Oggi questo modello ? in crisi. Viviamo in una societ? liquida, incapace di fissare punti fermi e valori. Anche la nostra attenzione ? liquida ed incapace di curiosit? perch? ci manca l?impegno a perseverare nella ricerca delle cause. Mai la politica ed il sociale sono stati pi? disprezzati e respinti a favore del narcisismo del singolo e delle regole dello spettacolo. Anche Internet registra questa tendenza. Oggi il fenomeno di costume ? ?YouTube?, dove chiunque pu? riversare i propri filmati. E? una massa eterogenea di materiali, non tanto al servizio del mito della controinformazione, quanto piuttosto dell?utopia dell?accesso diretto ai media da parte di chiunque. Il modello del filmato non ? il reportage ma il diario. ?YouTube? ha partorito delle vere e proprie stars come ad esempio ?Lonelygirl?, la classica ragazza della porta accanto che con il suo videoblog racconta la sua vita. Ripresa dalla webcam sostiene di appartenere a una famiglia conformista e religiosa. Il sospetto ? che si tratti di una bufala ben costruita che ha attirato milioni di spettatori in trepidante attesa della puntata successiva. ?YouTube? significa letteralmente che il pubblico pu? farsi televisione. Una televisione in cui siamo noi i direttori, gli autori, i produttori, i protagonisti. E, come nei reality, non veicola contenuti, ma narcisismo. Permette al pubblico di uscire dall?anonimato, per diventare una star. Non a caso ?Time? proclama personaggio dell?anno ?You?.
Recita la copertina: ?Tu controlli l?era dell?informazione. Benvenuto nel tuo mondo?.
Foto: www.smh.com.au


Piccola precisazione : il personaggio dell?anno di Time doveva essere eletto degli internauti, solo che tra i primi classificati, con grande imbarazzo del ?prestigioso? settimanale internazionale, pare ci fossero Hugo Chavez seguito dal leader iraniano Ahmadinejad… Allora hanno by-passato il concorso eleggendo gli elettori i veri vincitori… Bella roba.
Qui il link :
http://www.mediacritiques.com/chavez-wins-person-of-the-year-poll-time-magazine-ignores-result/
Il tema ? stimolante, ma difficile da affrontare in poche righe. Io per? non la vedo cos? “nera”. E mi spiego. Condivido la tua analisi sulla societ? ripiegata su se stessa, ma penso che – almeno in parte – sia una leggitima reazione allo stile dei grandi network televisivi che parlano troppo di politica… anzi, dei politici. Si cercano dunque altre forme di informazione e si finisce per alimentare fenomeni che sono pi? di blog che di news. Ma poi, in questo magmatico mondo del giornalismo on line, trovi anche veri e propri siti dove informarti senza cadere nelle sabbie mobili delle solite “veline” (intese come un tempo, prima dell’era Ricci). Benvenuti, allora, nel mondo di internet, come scrive Time. Con le dovute cautele: trovi di tutto e di pi?! E spezziamo anche una lancia in favore del tanto bistrattato tubo catodico: in tv si vedono anche gran programmi – e di successo – come Report. A conferma che l’inchiesta, se fatta bene, tira sempre.
Forc
Per il momento quella del Time mi sembra solo una promessa, fino ad ora disattesa.
confermo quanto scrive Du? pi? sopra. Il fatto che narra ? realmente accaduto.
Fischio non lo sapevo!
Boh… il problema ? quello di chiedersi se la
apparente ‘libert?’ di Internet sia realmente tale: se il Governo cinese non tanti problemi a ‘filtrare’ ci? che pu? o non essere raggiunto dal suo ‘popolo’, la stessa cosa pu? avvenire ovunque.
Secondo di poi, il problema ? che l’atomizzazione delle informazioni rende l’accesso ad esse pi? o meno casuale:
MySpace ad esempio permette certamente il contatto tra gruppi e appassionati di musica,
ma la crescita esponenziale dei suoi profili
ha reso pi? o meno impossibile fare ricerche ‘razionali’: uno entra dento myspace e si lascia naufragare… la stessa cosa succede con le informazioni… e tutto questo senza contare il ‘potere selettivo’ dei motori
di ricerca…
Pienamente d’accordo con Crimson74 quando scrive di MySpace, concetto che su Internet pu? essere esteso (o espanso) per tante altre opzioni che la rete offre.
Matteo
Effettivamente, la bellezza di questo post, sta nel fatto che espone con chiarezza i mutamenti in corso nel campo mediatico. Direi dai Lele Mora, agli autodidatta di YouTube. Mi piace anche la definizione “informazione liquida”, che attanaglia perfettamente il concetto mellifluo del fornire informazioni. Allo stesso modo, sono convinto anch’io che la carta sia destinata a scomparire con Internet. Ma questo lo so gi? da anni, non c’era bisogno che lo leggessi qui. Complimenti per il blog!
Gianni
Nei soli Stati Uniti d’America sono 4.392 (quattromilatrecentonovantadue) i sacerdoti accusati di violenza su minore. E in Italia? Quanti sono?
In un database sono state raccolte tutte le informazioni disponibili sul caso.
Eccolo:
http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp
Un’onda di indignazione attraversa la rete e acquista ogni giorno portata maggiore. E’ bastato poco, che in realt? “poco” non ?. La messa in Rete di un documentario della Bbc, titolo Sex Crimes and the Vatican, andato in onda in Gran Bretagna nel 2006, nel quale si svelano i risvolti inquietanti di una vicenda che coinvolse decine di sacerdoti, responsabili di reati di pedofilia, come quelli della diocesi di Ferns, contea di Wexford, Irlanda. E di come i reati, e i loro autori, vennero tutelati dalle autorit? ecclesiastice.
Soprattutto, si parla del Crimen Sollicitationis, il documento segreto emesso dal Santo ufficio del vaticano (oggi Congregazione per la dottrina della fede) nel 1962, che fornisce istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo.
Ebbene, il garante dell’applicazione di quelle direttive fu Benedetto XVI, all’epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger. Fu lui il responsabile della direttiva con la quale lo scandalo venne messo a tacere e i preti furono protetti e nascosti alle autorit?.
Il video ? crudo e esplicito, riporta le testimonianze di chi, all’epoca bambino, fu vittima degli abusi. Che viaggiasse su internet era prevedibile cos? com’era inevitabile che alimentasse la discussione. Utenti premurosi si sono presi la briga di tradurre e sottotitolare la versione integrale del documentario anche nella nostra lingua.
Cos?, la Ferns Inquiry, il Rapporto Ferns, ovvero l’inchiesta governativa ufficiale irlandese del 2005 che riguardava le denunce di abusi avvenuti nella diocesi irlandese, ma anche gli altri continuti del documentario, si sono trasformati in uno dei documenti attualmente pi? diffusi e scambiati sul Web. Il dibattito si infiamma su siti e blog italiani, fra riflessioni pacate, giudizi netti e, com’? legittimo, dubbi e contestazioni.
in verit? vi DICO, aspettatevi sviluppi sul caso di Rignano flaminio.
rob,
apprezzo il tuo senso di cronaca, ma quando devi scrivere lunghi commenti ot ? meglio che ce li mandi cos? li pubblichiamo direttamente sul blog.
O no?
Ad ogni modo, per chi volesse vedere il video basta cercare “sex crimes vatican ita” su YouTube per trovarlo sottotitolato in italiano. E’ diviso in cinque parti.
Ci sono testimonianze che potrebbero arrecare disturbo a chi ? pi? sensibile.
Grazie Roby per la tempestiva segnalazione, e davvero, dai retta a Q: scrivi sul blog anche te! E’ una bella idea quella di Q e a te la passione come le parole non mancano.
Matteo.
Daje rob, ennamo no.
ne riparleremo, ora devo correre, grazie ragazzi. buona domenica (e grazie per i consigli…)