
Edit by Q: mentre gironzolavo nell’archivio del Satiro Saggio, sono incappato in questo post scritto da Matteo Tassinari che non ? mai incorso nella pubblicazione perch? stava nascosto.
Vista l’attualit? del pezzo, e sperando di fare cosa gradita oltre che una sorpresa al caro Matt, mi permetto di pubblicarlo ora, cogliendo anche l’occasione di salutare il nostro pi? grande collaboratore, e amico.
Tutti l’hanno letto e molti ne hanno parlato. Ha intrigato quella parte di Milano, Roma, Firenze, Bologna che produce tutti i giorni, per tutto il giorno, cultura, informazioni, flussi di conoscenza e che resiste ai riflussi di coscienza. Ha affascinato quelle parti di metropoli che ne hanno compreso il senso profondo. Che non sono disposte a rassegnarsi. Che non vogliono farsi succhiare l?anima, farsi stressare i nervi, rovinarsi il fegato, il cervello e ogni sentimento. Il tutto rigorosamente al minor prezzo possibile. Milano, Bologna, Firenze, Roma sono olimpi rovesciati dove chi crea sta in basso nascosto sotto una fitta coltre di nuvole che lui stesso contribuisce a generare, il pi? delle volte senza accorgersene, altre volte ammaliato da luccichii di immaginari contraffatti e stereotipati, falsamente carrieristi. La realt? ? un?altra.
Siamo noi gli dei delle citt? produttive! Ogni giorno veniamo frammentati, sviliti, stressati, ustionati, mentre le parti estraniate del nostro corpo – cervello, muscoli, cuore ed anima – alimentano un processo di produzione che edifica credenze, condizionamenti e asservimento mentale, ovvero controllo sociale e individuale. La paura che percepiamo, i ricatti che subiamo, il silenzio che c?? imposto, la solitudine che pesa e la frustrazione che spacca sono il frutto perverso di questa tacita adesione. Per giustificare tutto ci?, ci vengono propinate una serie di motivazioni che ci dicono insormontabili: i tagli, il mercato, la concorrenza, la competitivit?, ? una congiuntura difficile, se oggi non ti lamenti domani…come si crede ad un amico bugiardo, pur conoscendo intimamente la verit?.
I giornalisti precari, ad esempio e categoria di cui faccio parte, sono tre volte di pi? dei giornalisti contrattualizzati. I ricercatori precari altrettanto. I precari dello spettacolo non sono disposti a tacere di fronte a un?offerta culturale impoverita dai tagli, subdolamente e tragicamente populista. Vuoto paradossale generato da chi, sindacati o istituzioni, continua a dirsi contro la precariet? ma che nei fatti si dimostra essere contro i precari, i loro diritti negati e la loro parola. Se vi ? qualcosa in quello che hai letto che pensi ti possa riguardare, se fra le righe si ? annidata un?emozione, un assenso, un piccolo moto di rabbia, se sei precario o se temi di diventarlo, se mentre le lettere scorrevano ti si ? insinuato un dubbio, sollevato un sospetto o generato un mostro, se non hai capito un cazzo allora hai un?opportunit? e potrebbe essere l’ultima.
foto: www.contrattoteatro.ning.com

