Le lacrime inespresse

enzo-baldoni.gif

Senza una ragione, il dolore non si placa, si sa. E il ricordo della morte di Enzo Baldoni, inviato giornalista in Iraq, ? simile ad un rotolar di ruote senza carro. Un inviato in guerra per conto suo, anche se era un collaboratore del settimanale ?Diario?. Aveva un blog e l?utilizzava per organizzare i suoi spostamenti, incontrarsi nei crocevia della storia e della geografia con i convogli umanitari per aggregarsi a loro, come saltare in corsa su un camion scoperto e zeppo di donne e uomini sconosciuti. Se mi ? concesso dalla retorica, Enzo era libero come la sua penna. Girava il mondo da solo nei posti pi? impantanati del pianeta, luoghi resi tali dai consigli d?amministrazione delle multinazionali, dalle case farmaceutiche che testano i loro prodotti in Darfur e poi se vanno bene glieli portano via perch? servono a noi occidentali. Luoghi impantanati dagli uomini con le cravatte blu scure, camice bianche e polsini bianchi, quelli che con la leggera pressione di un proprio dito spostano da un terminale all?altro miliardi di dollari o euro. Lui era l?, nessuno lo sapeva. Era un uomo felice di esistere le sue ore in mezzo al pantano di piscio e cemento appena citato. Diceva spesso: ?Questo lavoro qualcuno lo dovr? pur fare!”

Intendeva dire che qualcuno doveva render conto di come un cuore che pulsa in Iraq sia estremamente diverso da un altro che batte nella City o a Washington. Se mi ? concesso, per Enzo bombardare per la pace era come stuprare per la verginit?. Il parallelo era identico, cio? non poteva esistere. Una persona onesta, che viaggiava, viveva la vita come un magnifico intreccio di etnie, culture, scambi di ogni genere, cucine diverse e raccontava questo mondo sempre pi? dalla mente sconvolta in modo sempre pi? ironico e micidiale. Perci? quelli che vivono di verit? preconfezionate, in morte, lo hanno deriso, vilipeso, calunniato. L?hanno abbandonato ai suoi tagliagole. La pajella dell?informazione se ne ? quasi dimenticata di questo giornalista. Oggi deve riprendere come in un reality i vari Corona, Briatore e Adriano dell?Inter e se petano gli sia dato ampio spazio su tutte le colonne o sull?etere. Tra Corona e Baldoni ? fin troppo uso, ma inevitabile il pensare che se ne vanno sempre i migliori. Lasciato solo chiss? in quale buco, perso chiss? in quale pertugio sabbioso trasformato in tv satellitare collegato con Al-Jazeera, da qualche parte del nuovo Vietnam, in qualche anfratto dell?Iraq ad autoproclamare la sua morte. Ci rimane il ricordo di questo signore che ci parlava come se stesse spiegando quale strada prendere per raggiungere Bassora o Baghdad.

Ma ve li ricordate quei pochi frame dove ripreso da una telecamera diceva con una faccia al di sopra di tutto quel che gli stava accadendo, quasi surreale ma sempre dignitosissima, che se il governo non si sbrigava a prendere contatti con i suoi rapitori gli avrebbero tagliato la gola? Li ricordate? Lui parlava al video, ma non in modo disperato (atteggiamento che sarebbe stato oltre modo comprensibile in quella condizione), ma con un volto non scriver? sereno, ma neppure angosciato. Stava semplicemente spiegando al mondo che se qualcuno non si sarebbe mosso per lui non c?erano pi? giorni da vivere, ma solo ore. Io mi sono fatto due ragioni su questa sua faccia quasi ?attoriale?, bellissima, di quel video, ed ? la seguente: neanche lui aveva idea di quello che gli stava accadendo, troppo libero, anticonvenzionale, fantasioso, ironico, incapace di credere alla morte, per di pi? violenta. Per tipi come lui, una via d?uscita c?era sempre. L?altra idea che mi sono fatto su Enzo quella sera mentre tutte le trasmissioni del pianeta lo trasmettevano grazie ad Al-Jazeera (e che qualcuno provi, se ci riesce, a dimostrarmi che questo network non sia la ?longa manus? di Al-Qaeda!), ? che la sua dignit? lo portava cos? in alto che neanche la violenza di morte lo avrebbe piegato. E qui, per favore, evitiamo, vi prego, su come alcuni italiani sanno morire. In entrambi i casi la tragedia ? incombente, in egual misura, anche nel ricordo che passato non ?, e quindi ? presente come ferita bruciante. Le Armate Islamiche, una cellula fondamentalista musulmana agli ordini di Al-Qaeda, il 21 agosto 2004 lo rapisce e lancia un ultimatum al governo italiano per il ritiro delle truppe dai territori iracheni.

48 ore dopo viene ucciso.

Edit by Q: colgo l’occasione per intrufolarmi nel pezzo di Matteo e segnalare il suo nuovo blog, appena nato dopo un lungo travaglio informatico. Naturalmente continuerete a trovarlo anche qui, ma Matteo ? una di quelle persone che pi? ne abbiamo pi? ne vogliamo, quindi accogliamo con affetto anche la sua nuova avventura internettiana.

foto: www.tuttocasarano.it

Matteo Tassinari