La fragilit? humaine

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Scrivo questo post mentre lo sciopero degli autotrasportatori (leggasi camionisti, in quest’epoca da politically correct e savoir faire) mi impedisce di svolgere alcune funzioni che la mia esistenza richiederebbe, elementari o meno.
Partendo dal presupposto che il diritto alla propria lotta sia innegabile, questa protesta si sta muovendo su binari contorti che rischiano di far deragliare tutto il treno, carico anche di altre lotte, come quella di sabato prossimo a Vicenza contro l’espansione della Dal Molin, lotta che prevede l’afflusso di moltissimi comitati spontanei da tutta Italia, i pi? disparati, e che se non salter? come mi auguro non accada vedr? comunque il flusso dei partecipanti notevolmente ridotto se questa situazione non si sblocca in tempi brevi, considerati anche coloro che rimarranno lo stesso a casa col lavoro arretrato.

Il blocco stradale e la scarsit? di benzina ci hanno dimostrato quanto sia fragile il nostro sistema, che si regge quasi unicamente -per non dire unicamente- su di una sola risorsa, quella petrolifera.
E non mi limito unicamente ai trasporti, se pensiamo anche all’energia elettrica, che non ? in pericolo ora ma che potrebbe esserlo in futuro per motivi slegati da un manipolo seppur nutrito di camionisti incazzati.
Se uno degli scopi della protesta era dimostrare quanto dipendessimo da questa categoria di lavoratori credo che sia stato assolto in pieno.
Qui non si tratta solo di trasporto su rotaia, che va assolutamente potenziato; di logiche di mercato, che vanno cambiate per rinunciare a quel sovrapprezzo dovuto alla mobilit? della merce continuamente spostata; ma si parla anche di nuove forme di energia e di spostamento, di apertura mentale verso nuove possibilit? di gestire la cosa comune, che dimostra in ogni lotta di essere regolata invece sempre dalle stesse, fossilizzate variabili, che pi? passa il tempo pi? rischiano di impazzire e meno problemi hanno a farlo.

La situazione economica e sociale italiana non ? delle pi? appetibili, ed ormai la gente ha sempre meno da perdere, per questo ingaggia positivamente sempre pi? contenziosi per il proprio rispetto.
Aumenta la consapevolezza di s?, di ci? che spetta, e dell’essere governati con delega da persone che non vorremmo come vicini di casa.
Berlusconi indagato per corruzione per l’ennesima volta, ora dalla procura di Napoli, e Bertinotti che si muove su invito di Giovanardi per ricordare alla procura non che proporre favori per ottenere favore in Parlamento sia reato, ma che se quanto scoperto derivasse da intercettazioni telefoniche la cosa potrebbe “coinvolgere la tutela delle prerogative parlamentari di cui all’articolo 68 della Costituzione” (leggasi prerogative e non privilegi, attenzione!). Bertinotti che si affaccia ai lavoratori della Thyssen Krupp con la solita salmodia del controllo degli operai nelle fabbriche, favoletta di sovietica memoria che poi invece trova ad attenderla nella realt? la proposta di Damiano di utlizzare gli utili dell’Inail per sgravare il costo del lavoro alle aziende che, letteralmente, fanno meno morti.
Quindi non diventa una questione di morte o meno, ma di numero. L’incidente mortale sul lavoro viene cos? normalizzato, ad essere stridente nel caso potrebbe essere solo un numero un p? troppo alto, magari a due o pi? cifre.

Un Bertinotti che non mi pare abbia dato ascolto ai camionisti, cos?ccome tante altre parti politiche sembrano tenersi alla larga o quantomeno danno l’impressione di farlo, mentre l’intero Paese si paralizza e la scarsit? di viveri (latte in primis, soprattutto per i bambini), benzina e medicinali rischia di fare molti pi? morti di un tubo scoppiato, con tutto il rispetto per le vittime.
Non voglio con questo usare due pesi e due misure, ma portare all’attenzione il fatto che questa usanza ? tipica invece dei mass media e della politica attuale (con le dovute eccezioni).
La manifestazione dei Metronotte a Roma ebbe risalto perch? uno di loro si sent? male durante la stessa: i giornali erano pieni delle foto di questo agente che veniva sollevato con la maschera d’ossigeno.
Forse se gli autotrasportatori si fossero organizzati meglio, magari con un blocco a turni, magari prendendosela con Benetton direttamente per le Autostrade, magari con qualche morte esemplare avrebbero potuto riscuotere pi? simpatia presso le persone di quanta non ne posseggano ora.
Perch? ? difficile, bloccati a casa dal lavoro, con pochi rifornimenti, le imprese bloccate, i negozi vuoti, arrivare a capire che un blocco del genere ? per spingere la gente a scendere e schierarsi, perch? importante non ? solo il popolo del palazzo, ma soprattutto quello che abbiamo accanto tutti i giorni.
Come dovrebbero ricordare a palazzo.

foto: www.repubblica.it

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La mente dietro Il Satiro Saggio. Laureando in Scienze della Comunicazione, sul Satiro si occupa di politica, satira, interviste ed un pò di tutto il resto. Seguilo su Twitter o esplora il suo Flickr.