Intervista a Mario Staderini

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Negli ultimi mesi si ? fatto un gran parlare di referendum in Parlamento, da quelli da indire a quelli indicibili, da quelli minacciati a quelli dimenticati…ma quanto ? efficace in Italia il ricorso al referendum? Ne parliamo con Mario Staderini, Capolista al Comune di Roma ed al Municipio I per Lista Bonino/Radicali ed autore di un’inchiesta sull’opzione referendaria in Italia.

Prima di tutto un paio di domande al di fuori dell’inchiesta. La prima ?: chi ? Mario Staderini?
Un radicale, per religiosit?.

La seconda domanda off-topic ?: l’inchiesta sui referendum ? nata e cresciuta online sul sito fainotizia.it; quanto ? importante la Rete per la politica oggi, e quanto viene utilizzata? Come cambierebbe la politica italiana se si facesse appello alla tecnologia in maniera globale, dando vita a quel concetto di ?tecnopolitica? di cui si parla in Europa ormai da anni?
Gli strumenti offerti dalla Societ? dell?Informazione possono colmare i limiti delle democrazie tradizionali, consentendo la partecipazione diretta nell?indirizzo e nel controllo delle istituzioni. Basti pensare alla messa online delle istituzioni, dei loro atti come delle sedute del pi? piccolo consiglio comunale.

Il referendum, ad ogni livello, rappresenta un mezzo di raggiungimento della democrazia diretta? Lei crede che se i meccanismi della Rete e quelli del referendum tradizionale si incontrassero, si potrebbe raggiungere invece uno stato di ?democrazia continua?, dove il cittadino venga chiamato in causa per ogni discussione governativa?
? una prospettiva. Al momento mi basterebbe che si arrivasse a poter firmare e votare i referendum per via elettronica: sarebbe un deterrente formidabile all?approvazione di leggi ingiuste, facilmente passibili di giudizio popolare.

E’ auspicabile che il cittadino abbia i mezzi per interagire costantemente e su ogni argomento con il Governo, o le decisioni ?collettive? debbono essere relative a categorie specifiche della vita di uno Stato?
La vera questione ? che il sistema prescelto, quello scritto, venga rispettato, cosa che invece in Italia non accade. La nostra Costituzione fornisce al cittadino due strumenti: uno di democrazia rappresentativa, le elezioni; uno di democrazia diretta, il referendum. La storia del nostro Paese ci insegna che entrambi sono distorti da costanti violazioni della legalit?.

Ci elenchi cinque referendum nazionali che se potesse indirebbe domani stesso.
Abolizione del Concordato; legge elettorale anglosassone; legalizzazione droghe; abrogazione ordine dei giornalisti; abrogazione leggi d?emergenza sul calcio.

Ci dia un rapido bilancio dell’inchiesta: in che modo il sistema referendario italiano incide sulla vita democratica del Paese, quanto spesso e come viene usato questo sistema ad ogni livello?
Il referendum abrogativo previsto dall?art 75 della Costituzione ? di fatto vietato: dalla Corte costituzionale, con una giurisprudenza volta ad eliminare i quesiti su temi considerati scomodi; dalla partitocrazia, che ha tradito il voto popolare di molti referendum; dal sistema dell?informazione, che non consente di informare i cittadini.
I referendum locali, invece, sono praticamente inesistenti: noi radicali spesso non ci siamo negli enti locali, e gli altri partiti non hanno fiducia nel popolo.

Una possibile riforma referendaria dovrebbe provenire dal Parlamento o da una spinta dal basso (comuni, cittadini, ecc.)? Dove troverebbe terreno pi? fertile una proposta riformativa di questo genere?
Lo ripeto, prima di riformare qualcosa bisogna ottenere il rispetto delle regole esistenti, altrimenti le nuove non varranno nulla. Di certo eliminerei il vincolo del quorum.

Quali sono gli ostacoli maggiori che i cittadini debbono superare per porre in atto iniziative a carattere popolare, e quali i mezzi pi? efficaci per superarli? In questo senso, il Governo e le varie Amministrazioni appoggiano tali iniziative o sono soliti -come potrebbe venire da pensare- remare contro?
Le amministrazioni, statali o comunali, devono per legge assicurare i mezzi per la democrazia referendaria. In pratica, non lo fanno. Hanno paura di far esprimere il Paese, e quindi boicottano i referendum come le delibere di iniziativa popolare perch? rischiano di far saltare gli accordi partitocratici.
La rete potrebbe essere uno strumento per rompere il muro di disinformazione. Ma occorre usarla per incardinare battaglie istituzionali: ad esempio, se Grillo avesse raccolto le firme del V-Day su dei referendum specifici, sarebbe stata un?altra storia. Guardate cosa sta accadendo con la delibera di iniziativa popolare sul registro unioni civili che abbiamo depositato qui al Comune di Roma: chiedendo il rispetto dello Statuto, che ne impone la votazione entro sei mesi, ne abbiamo fatto una questione nazionale che costringe Veltroni ad andare dal Segretario di Stato Vaticano.

Come ultima domanda, la pi? impegnativa: ci fa una fotografia della situazione del nostro Paese in questo momento?
Sono d?accordo con Marco Pannella: l?Italia non ? uno Stato di diritto, non ? una democrazia.
L?oligarchia dominante si assicura la riproduzione di se stessa attraverso il controllo della circolazione delle idee, e per questo ha disperato bisogno della sistematica violazione della regola scritta. Oggi abbiamo un fascismo democratico che non ha bisogno della violenza per eliminare gli avversari: ? sufficiente eliminare o distruggerne l?immagine pubblica.
Denunciare questo, farne la ?fotografia?, garantire la conoscenza, rappresenta oggi un?azione tremendamente politica. Per il momento mi sembra che a farlo ci siamo solo noi radicali, con poco pi? di 3000 iscritti in tutta Italia. La sfida dei prossimi anni ? invertire questa tendenza per arrivare ad una vera alternativa.

Q

La mente dietro Il Satiro Saggio. Laureando in Scienze della Comunicazione, sul Satiro si occupa di politica, satira, interviste ed un pò di tutto il resto. Seguilo su Twitter o esplora il suo Flickr.