L’intervista di oggi ? una perla di rara fama per gli amanti del fumetto, soprattutto italiano, come il sottoscritto. E’ con noi Luca Enoch, autore prima di Sprayliz e poi di Gea, magnifico fumetto di casa Bonelli conclusosi un’anno fa col saluto di 35mila lettori.
E, mentre pubblichiamo questa intervista con un discreto ritardo, in edicola approda la nuova “creatura” di Enoch: Lilith, con il primo numero dal titolo “Il segno del triacanto”!
(e quella qui sopra ? una tavola tratta proprio dall’albo)
Caro Luca, ti ringrazio subito per la tua disponibilit? e mi complimento con te per la conclusione della tua ultima fatica, quella di ?Gea?, che dopo un bel po’ di anni ha visto l’epilogo della sua storia.
Una cosa che mi ? sempre piaciuta di questo fumetto, oltre all’idea di fondo, ? la marea di citazioni e riferimenti che vi si possono trovare, frutto sicuramente di un enorme lavoro di preparazione da parte tua.
Vuoi parlarcene un p?? Da cosa ti sei ispirato, come ti sei documentato, quanto tempo ti ha richiesto…
In Gea confluiscono dieci anni di documentazione mirata e di letture fatte, cinema e teatro visti negli anni precedenti. ? un amalgama tanto vasto e complesso che ? difficile averne un?idea precisa, anche per me.
Di certo rientra il mio interesse per le scienze occultistiche, quella massa di ciarpame che ha funestato l?ottocento e parte del novecento con la pi? grande accozzaglia di pattume dai tempi degli alchimisti. Per? del ?gran? ciarpame, a cui attingere a piene mani per costruire storie fantastiche. Poi entra il mio interesse per le civilt? e le religioni pre-bibliche, quelle che hanno fornito materiale e ispirazioni per coloro che poi si inventarono Yahw? e scrissero la Bibbia (intesa come Antico Testamento), lettura davvero affascinante, e lo scrivo senza alcuna ironia.
Molti autori di fumetto sono spesso o solo sceneggiatori e soltanto disegnatori, mentre tu invece ti occupi a tutto tondo delle tue storie, copertine comprese, anche al costo di far scorrere molto tempo fra l’uscita di un albo ed il successivo. Come mai questa scelta?
Per quanto riguarda Gea fu una scelta dell?editore Sergio Bonelli, che a suo tempo mi chiese di creare un mio personaggio e di varare una serie interamente autogestita.
La periodicit? semestrale ? stata un?altra scelta editoriale, direi obbligata visto la linea editoriale della SBE. Io impiego 5 mesi solo a disegnare una storia di 125 pagine, quindi vedete bene come i tempi non lascino spazio ad altre soluzioni.
E’ di recente uscita la tua prima graphic novel, il fantasy ?Dragonero?, in collaborazione con Stefano Vietti. Le domande a riguardo sono tre: cosa ne pensi di questo nuovo genere, a cosa ti sei ispirato e come mai questa volta hai lavorato in coppia.
Dragonero ha inaugurato la collana dei Romanzi a Fumetti, in cui Stefano e io credevamo molto. Avremmo voluto inserire nel catalogo della casa editrice una collana di storie autoconclusive, senza personaggi ricorrenti, in cui sperimentare ambientazioni e generi completamente diversi da quelli che si possono trovare negli albi classici della Bonelli. Al momento la collana vivacchia, ci sono poche altre storie in produzione; io spero che la cosa non muoia l?, perch? secondo me ha ottime potenzialit?, anche solo per il fatto di poter testare personaggi e generi su cui in seguito si potrebbero costruire delle serie vere e proprie. Devo dire che la graphic novel, ovvero la storia autoconclusiva, ha sempre esercitato un gran fascino su di me come autore. Anch?io come tutti mi affeziono ai personaggi, mi piace ritrovarvi sempre gli stessi ambienti, i medesimi comprimari e via cos?? ma talvolta mi piace immergermi nella lettura di qualcosa che so che terminer? all?ultima pagina. Con i ?romanzi? si voleva fare una cosa del genere.
Prima Sprayliz, poi Gea, e gi? della tua prossima serie sappiamo che il personaggio principale sar? ancora una donna. E tutte le tue donne hanno quella marcia in pi? che dimostra come genere che non hanno nulla da temere. Ci parli della tua visione del femminile?
Ho anche due bimbe, Elena e Isabella.
Quindi, vedete come il mio sia un puro e semplice fattore genetico ![]()
Il mio rapporto con il femminile ? di totale fascinazione; non so capire le donne, mi fanno su come vogliono (e le mie bimbe lo hanno capito immediatamente) e i miei personaggi rispecchiano, se vogliamo, questo mio rintronamento nei confronti del genere femminile: sono personaggi indipendenti, che si accostano spesso e volentieri al maschio ma ne possono tranquillamente fare a meno e in generale, siano esse pi? o meno confuse, pi? o meno mature, il rapporto che hanno con l?altro sesso ? di totale superiorit?.
Un’altra costante delle tue storie ? la presenza di personaggi omosessuali. Questo d? per s? non dovrebbe voler dire nulla, ma essendo una scelta ancora abbastanza rara incuriosisce che invece in te sia una presenza fissa. Come mai?
? un?esigenza dovuta alla mancanza (almeno nei tempi passati) di figure omosessuali che si allontanassero dagli stereotipi imperanti nella cultura popolare, cinema compreso. Ogni volta che vedevo, ai tempi, le grottesche caricature del ?frocio? nei film dei Vanzina, mi indignavo profondamente. Le figure di Kate in Sprayliz e di Sigfrido in Gea vorrebbero andare nella direzione opposta a questa becera sottocultura.
Come hai scoperto i fumetti e quando hai deciso di lavorare in questo campo. Perch? il fumetto e non qualche altro genere letterario?
Adesso mettiamo un po? di puntini sulle ?i? ![]()
Il fumetto non ? un genere letterario ma un mezzo espressivo e, nello specifico, un linguaggio narrativo. Infatti con esso si possono affrontare tutti i generi letterari: noir, commedia, thriller, horror, feuilleton e chi pi? ne ha pi? ne metta.
Io sono sempre stato innamorato di questo linguaggio e sin da piccolo facevo i miei fumetti; ovvero, per raccontare le mie storie non facevo un?illustrazione singola, come i miei compagni di classe, ma la volevo mettere in sequenza di immagini. Il primo classico che ebbe in sorte questo triste destino fu l?Iliade che misi in fumetto in quinta elementare.
Come ti trovi in casa Bonelli? Hai qualche aneddoto da raccontarci? Oppure, se vuoi, magari qualche anticipo sul tuo nuovo lavoro…cos?, per salutarci. Grazie ancora per averci fatto compagnia.
Di aneddoti ne ho tanti ma vorrei conservare il posto di lavoro ;-P
In Bonelli mi trovo pi? che bene. L?editore, dopo l?esperienza di Gea, mi ha offerto un?altra opportunit? di creare un mio personaggio con dignit? di testata personale e io mi sono buttato a capofitto nella sua costruzione. Di ?lei? posso dire che si chiamer? con tutta probabilit? ?LILITH?, come la prima moglie di Adamo, poi diventata terribile e sanguinaria demone nella mitologia ebraica. Viagger? nel tempo e sar?? un?assassina!


Evviva la Bonelli!