
Ci sono arrivato per caso. Se ne parlava molto, ma ci sono arrivato per caso. Non ricordo come, nemmeno perch?, nemmeno se c?era una scimmia. Per? poi sono andato sul sito e l?ho acquistato, perch? andava assolutamente visto. ?Il vangelo secondo Precario?, il primo film ?raccomandato dal basso?, si presentava con delle grosse pretese neorealistiche, quello di dare uno spaccato di quest?Italia in sfacelo, vista dagli occhi di quattro giovani ?precari?, le cui storie si snodano nell?arco di una giornata, intrecciata dall?unico elemento in comune: Sandro Precario (Alioscia Viccaro), ex pugile morto per sbaglio e per questo incaricato da S. Pietro di archiviare le preghiere dei molti precari che arrivano tutti i giorni. Un lavoretto per il paradiso, in attesa della ?vera? morte. Presentando i personaggi brevemente, possiamo dire di Marta (Marina Remi) che ? una giovane idealista ?di quelle toste- alle prese con la feccia di un direttore di societ? di statistiche, di Dora (Elisa Valtolina) che ? la classica ?prima della classe?, tremendamente creativa ma ancora ingenua, che si scontra con il parassitismo delle sue colleghe e la faccia da culo ?in senso letterale- del suo datore di lavoro, di Mario (Giovanni De Giorgi), che ? un brillante avvocato, uno sciacallo, che scopre a proprie spese che al mondo esistono predatori pi? pericolosi di lui e di Franco (Davide Stecconi), scrittore disilluso che trova la forza di ribellarsi ad un mondo che vuole schiacciarlo ed approfittare del suo stato di bisogno.
Tutti precari, tutti aiutati da quel Sandro Precario che inconsapevolmente indirizzer? le loro vite su un binario preciso ?che sia negativo o positivo, sta allo spettatore dirlo, ed ? questo il bello del film. Non c?? un lieto fine, non c?? una morale, ognuno interpreta quello che succede come meglio crede. L?importante, per il film e per il progetto che lo ha fatto nascere, ? gettare luce sul difficile mondo del precariato giovanile. Il progetto, almeno su carta, ? semplice: lacerare il cinema italiano, prima col ritorno al neorealismo abbandonato in favore di film pi? populistici e poveri di contenuto, poi con il sovvertimento dell?ordine di diffusione di un film: dalla registrazione si ? passati subito al riversamento su Dvd, di cui chiunque pu? farsi distributore semplicemente acquistando qualche copia in pi? o proiettarlo liberamente nelle sale (previo acquisto). Il ?Vangelo? ? un film che parte dal basso per il basso, diffuso dal suo sito e prodotto secondo l?innovativa idea della Produzioni dal basso, cio? quella di pubblicare online il preventivo della spesa da sostenere per una produzione artistica, e sperare che qualche interessato la finanzi. Originalissimo. Anche qui, sovvertito l?ordine naturale delle cose. Tornando al film possiamo dire che il primo impatto, quello estetico, ? ottimo: il Dvd ? confezionato benissimo, con un?ottima grafica di layout che non ha nulla da invidiare ai film normalmente in commercio. Anche la qualit? delle riprese ? molto buona: personalmente mi piacciono molto le luci, tutte cos? naturali, e le inquadrature, che tagliano bene le scene, seppure con un certo ?nervosismo?. Infatti, le uniche critiche che muovo al film sono gli stacchi troppo rapidi e troppo frequenti e la trama un po? esasperante. Premetto che non conosco la realt? del precariato, ma se quella fotografata dal film ? davvero la vita che questa sfortunata categoria di lavoratori ? costretta ad affrontare ogni giorno, allora la situazione ? grave sul serio. Comunque, anche se cos? non fosse, rende lo stesso molto bene l?idea. Una menzione d?onore va alle musiche (le canzoni di coda sono scaricabili liberamente dal sito del film e da www.ladri.com), molto, molto azzeccate e che sposano magnificamente con l?atmosfera, dando una meravigliosa resa di situazione. I dialoghi a volte sono un po? surreali, un po? troppo ?cinematografici?, e a tratti il film diventa poco scorrevole, ma niente che pregiudichi la qualit? del girato. Ritrarre la realt? quotidiana ? sempre difficile, perci? tanto di cappello a tutto il cast&crew del film che ha fatto davvero un lavorone.
Simpatica l?idea di Precario ?angelo per sbaglio? e del paradiso organizzato come un?azienda in cui il povero Sandro si trova, suo malgrado, ad essere un lavoratore precario. Non si risparmia nemmeno la critica al governo Berlusconi, quando Marta nel bar sente il suo discorso (la voce ? del bravissimo Nando Dalla Chiesa) di elogio della flessibilit?, proprio mentre lei ? in balia delle onde di questa legge inutile. Il pregio maggiore degli attori protagonisti e non ? quello di sembrare, tutti, ?ritagliati per la parte?, un plauso al casting. Fra i coprotagonisti una buona parola va al ?capo Ixtat?, che con una sola occhiata rende perfettamente l?idea della merda che ?, mentre una cattiva va a ?S. Pietro?, che non convince molto. I protagonisti li ho trovati molto preparati, Marta quando si incazza ? un capolavoro, e devo dire che ha esattamente la voce che ti aspetteresti da un personaggio cos?, Mario ha proprio la faccia da rabbioso, ma cala un pochino quando si dispera per ?la scoperta? che fa (hehe! Non ve lo dico!), risultando un po? pi? artificioso. Due righe in pi? le spendo per Franco, che ho trovato davvero trascinante e devo dire che l?urlo che lo ha reso famoso ? degno dei maggiori teatri italiani. Dora, accidenti, cos? impacciata, ? dura da mandare gi??per? qui c?? il bivio: se quello era il personaggio, tanto di cappello, altrimenti beh?forse bisognava enfatizzarsi un po? di pi?. Ma una medaglia va lo stesso alla Valtolina (l?attrice che interpreta Dora), per i costumi: un bijoux. Sono i vestiti che vorrei vedere addosso a dei tizi cos? ?e una stretta di mano anche per aver collaborato alla sceneggiatura. Evidente la potenza del costume nell?esaltare le differenze, ad esempio, fra Dora e Natalia: la prima, creativa e intelligente, vestita con abiti sgargianti e infiocchettata vistosamente; la seconda, parassita e maligna, vestita come una vecchia comare di campagna (? la prima cosa che ho pensato. Una vecchia comare di campagna o Rita Dalla Chiesa). Comunque, per concludere altrimenti non la finisco pi?, il film ? pi? che riuscito: la critica arriva, ti lascia qualcosa dentro quando ? finito. E impari, come fa Precario, che le soluzioni a questi problemi vengono ?dal basso?, da noi e dalla nostra volont? di cambiare le cose, e non calano dall?altro per opera di qualche buon?anima. La soluzione ? quaggi?. Il film sembra voler dire: impegnatevi ragazzi, la realt? potete costruirla anche voi ed il mondo pu? cambiare, anche in meglio, se lo si vuole profondamente e non ci si dimentica chi siamo. Oppure fingetevi morti e riscuotete il premio dell?assicurazione. Spero che qualche regista italiano impari da questa lezione, spero di vedere qualche film un po? pi? lavorato. Basta coi Vanzina e ?Tre metri sopra il cielo?, stiamo diventando ridicoli. O lo siamo gi??

