Gomorra

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Gomorra non ? un bel film. Non ? uno di quei film che piace, uno di quelli che quando esci dalla sala del cinema puoi dire ?Bello, bello. Lo rivedrei anche subito?, perch? Gomorra non ? bello. Un tempo, quando dire che un film era ?bello? rasentava una certa inutilit?, si diceva che quel film fosse ?giusto?. Allora mi chiedo se Gomorra sia un film giusto, quindi ancor prima mi chiedo se sia stato un libro giusto. La risposta ? sicuramente s?, anche se mentre le immagini scorrono sullo schermo quello che vediamo non ha nulla di giusto, l’intero film ? attraversato da una sensazione di sgomento e di mancanza, di assenza del giusto, appunto, di confusione di storie intrecciate, dove lo spettatore ? parte attiva col suo giudizio, con la sua sorpresa (molte delle scene di Gomorra sorprendono non solo per la loro crudezza, ma soprattutto perch?, nei momenti di peggiore tensione, una vocina nel cervello ti ricorda che anche se romanzato Gomorra resta sempre un documentario) e con la ricostruzione mentale di tutti gli eventi che si intersecano, di tutte le micro-storie raccontate, e allora lo spettatore si perde, si perde nel tentativo di attribuire nomi a facce e ad eventi, cos?ccome chiss? quante volte si sar? perso lo Stato alle prese con la camorra, cos?ccome mi perdo io quando guardo le foto della nazionale di calcio (e questi m? chi cazzo sono?).

Gomorra quando parla di criminalit? non lo fa dalla cupola, non parla di ?caste?, non analizza quegli effetti a lungo termine che produce una delinquenza radicata nelle istituzioni, nella societ? dirigente, nei colletti bianchi. Gomorra mostra il volto vivo e vitale della camorra, quell’humus dal quale nasce e nel quale fonda le sue radici, pur allargando le sue fronde a livello internazionale. Se i rami della camorra arrivano fino in Cina (accordi con la Triade Cinese per la contraffazione di manufatti) o negli Usa (ricostruzione delle Torri Gemelle) le sue radici per? sono tutte l?, fra quelle case e quella gente che adesso come centocinquant’anni fa tra il fango delle strade e i muri sgarrupati gioca al gioco piccolo e preferisce alle spade dei Carabinieri i bastoni delle 236 famiglie che attualmente compongono questa organizzazione, che ha questo significante ma ha perso per strada il significato, dai tempi della NCO (Nuova Camorra Organizzata). Il modello della camorra ? sempre stato Cosa Nostra, la mafia che pi? ci rappresenta e che pi? abbiamo esportato nel mondo, anche se la camorra, pur disorganizzata e preda di faide interne, non ? mai stata da meno: 7.230 mln/? l’anno per traffico di droga, 2.582 mln/? da crimini legati all’imprenditoria (i cosiddetti reati dei colletti bianchi), 258 mln/? dalla prostituzione, 2.066 mln/? dal traffico di armi e 362 mln/? da attivit? come estorsione ed usura (il pizzo siciliano, in antichit? sbruffo o barattolo). A questo (12 mld/?) va aggiunto lo smaltimento illegale di rifiuti industriali, urbani e tossici, di cui molto si ? discusso negli ultimi tempi, tra l’altro senza venire a capo di qualcosa di concreto (gli impianti di smaltimento continuano la loro attivit? solo grazie all’autogestione degli operai, ma di questo parleremo un’altra volta).
E sotto tutti questi numeri, in basso, ci sono i 500 ? che i ?sottomarini? portano alle famiglie orfane di qualche ex boss (nel film Don Ciro, interpretato da Gianfelice Imparato, ? proprio uno di questi ?sottomarini?), chiamati cos? perch? letteralmente strisciano sul fondo delle strade, tra le ombre, per consegnare la loro lettera di nascosto, che nei territori della camorra le geografie del potere cambiano di giorno in giorno e l’accortezza non ? mai abbastanza (come scoprir? proprio Don Ciro). Ed anche se qualcuno tenta il riscatto, se qualcuno decide di non piegare il suo sogno o la sua passione (come Marco e Ciro con il loro sogno di grandezza ?alpaciniana? o Pasquale che smette di prestare la sua arte ad un’organizzazione criminale per, probabilmente, assegnarla ad un’altra), la vita si esaurisce tutta l?, fra le vele di Scamp?a e le discariche del Triangolo della morte (Acerra, Marigliano e Nola), dove si macinano miliardi e cadaveri, pi? della mafia o della ‘ndrangheta, delle Brigate Rosse o dell’Eta. E il film di Garrone, come il libro di Saviano, non lascia scampo alla visione d’insieme di quest’angolo d’Italia che sta marcendo, e dove si comincia a marcire fin da piccoli.

Per approfondimenti:
Sito ufficiale del film
La Camorra su Wikipedia
Indice dei clan camorristici su Napolionline

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La mente dietro Il Satiro Saggio. Laureando in Scienze della Comunicazione, sul Satiro si occupa di politica, satira, interviste ed un pò di tutto il resto. Seguilo su Twitter o esplora il suo Flickr.