
La droga pi? diffusa, potente e distruttiva dell?attuale societ? dello spettacolo, la televisione, ha puntato i cannoni di Navarone contro tutte le case d?Italia, con l?inizio della non so pi? quale edizione del Grande Fratello. Non parler? mai pi? del Gf, come cercher? di ignorarlo (impresa improba), cedendo alla legge di Oscar Wilde, secondo il quale l?importante e parlarne, bene o male non importa, non del Gf, di qualsiasi fatto. Contento lui, Wilde, contenti tutti. Ma torniamo alla gabbia per umani del Biscione (ma perch? non lo si chiama serpente una volta per tutte). Il clima ? stato quello di sempre, un caotico Barnum virtuale che ? capace solo di partorire un vuoto circolare a s? stesso. Tutti i giornali sono pieni delle nuove avventure dei ragazzi ?ormonosi? del Gf, quanto a dire l?aria che cammina, il niente che c?invade con la sua insostenibile inconsistenza. Ci? che ? pi? irritante di questa intrupment di illustri sconosciuti ? la loro protervia senza motivo e il loro volto vacuo.
C?? qualcuno che balla, che canta, che sa imitare, che scrive, che pittura? No, per? loro, il gioved? sera, sono e saranno fino alla fine, il centro dei salotti e monolocali italiani. In due ore annichiliscono met? Paese, lo anestetizzano. Due ore che portano milioni di euro come acqua che sgorga dalle Niagara. Perch? in nessuna ?casa? reale, eccetto forse qualcuna d?igiene mentale, restano fuori i problemi di tutti i giorni e quelli in apparenza lontani come le guerre, la disoccupazione, la pedofilia, la politica, la gente che non esce di casa per non spendere i mitici euro. E sarebbe questo il viatico per imporsi nella vita, non farsi problemi, non porsi domande, non occuparsi di nulla, chiudere il mondo fuori dalla porta e concentrarsi sui propri spogliarelli, sulle storielle omosessuali da scuola media pur oltre i 30 anni? In negativo il Gf rappresenta al meglio questa scampolo di societ? attuale. Esibizione, nessuna preparazione, niente sceneggiatura e tanta, ma tanta curiosit? da buco della serratura. Metafora impeccabile della famigliola intesa come separazione dal ?di fuori?. ?Ho sentito il colpo di una pistola??. No, sar? il solito imbecille. Chiusura impermeabile alla vita e alla solidariet? pubblica. Qualcosa ha sbattuto fuori di casa? Boh?intanto tiro gi? le serrande e giro la Yale a doppia mandata. La nostra mente ? geniale nel metterci con un posto al sole anche se illuminati dalla fosca luce di un’ abat jour. Benvenuti nel regno del vacuo. Una ?clausura? alimentata di odori sfuggiti alla tazza del water, di sudore domestico, di piedi chiss? perch? sempre scalzi, di discorsi sconclusionati, dall?immagine farraginosa della fatica, sono un inno all?egotismo, al narcisismo smodato, alla strada pi? bassa per avere successo. ?L?edonismo senza cuore? lo chiamava Max Weber. Pu? capitare di sentirsi deturpati della propria dignit? ? senso di giustizia. Mi pare che i Tafazzi aumentino a loro insaputa e che in una societ? che obbliga all?eccellenza fasulla, fare schifo ? un preciso dovere morale.
foto: blackout.jubiiblog.it


Che bel pezzo, chiss? perch? mi pare di conoscerlo!
Matteo
Ooops…mi sono dimenticato di cambiare l’autore! Provvedo subito!
Non ti preoccupare Q, lo immaginavo che era una svista. Stai sereno e anche se non lo cambiavi l’autore non era un problema. Non siamo mica come Marshall McLuhan che, a ragione, sostiene che la notizia ? il mezzo. Noi viviamo ancora come Gino Strada, dove il contenuto sono vite da salvare, non, a giochi conclusi, criticare la condotta di un uomo lontano anni luce dai riflettori e da una vita e mezzo a cucire la pelle di chiunque capiti in una delle zone pi? pericolose del mondo.
Ciao Q.
Io non bado molto alla forma, lo ammetto…cammino con la barba incolta in stile “Babbo Natale ai tempi dell’universit?”, uso felpe sdrucite dal tempo e in genere se i miei stivali non hanno la suola liscia sotto, faccio in modo di rimediare al pi? presto. Per non parlare dei jeans che, se costaso pi? di 20 euro, non meritano di esistere lee, qui e da nessun’altra parte del globo. Ma una cosa ? la forma in quanto modo d’apparire, un’altra ? la sostanza intesa come capacit? di cogitare. Preferirei trovarmi ad ascoltare in una trasmissione dallo studio del grande fratello degli stilisti indignati per il modo di vestire dei reclusi, che qualsiasi altro genere di persona cercare di riempire il vuoto intellettuale con altro vuoto in una gara al ribasso in cui dall’inizio alla fine non ? possibile trarre nessuna conclusione…Come dire che…se mangi aria, aria produci…ecco, mi sembra tutto una grande scorreggia.
Intanto siamo gi? alla settima edizione, e chiss? quante ce ne saranno ancora. Il Grande Fratello ? utile solo perch? d? materiale a Mai Dire Grande Fratello, che almeno non ha pretese e strappa delle sane risate.
Secondo me si dovrebbe trasmettere solo Mai Dire Grande Fratello, e tutte le dirette e lo show serale lasciarli fuori dal palinsesto. Non sarebbe male.
Non ho visto una sola puntata di GF e me ne vanto.
Credo che criticare una non trasmissione come questa sia come dire che l’ acqua bollente scotta.
E’ un non di tutto e che si adegua al proprietario delle reti su cui va in onda.
Lo so. Anche la RAI fa cose che raggiungono questi apici ma non per questo le trasmissioni di questo tipo diventono la punta di diamante del famoso PALINSESTO.
L’ altra sera ho visto Diacona con “W l’ italia”; ragazzi, questa e’ televisione che non si ferma davanti nulla (che sia di destra o di sinistra).
La tristezza e’ vedere come le nuove generazioni assorbano i valori che veicolano certe trasmissioni. Non esiste piu’ alcun valore se non quello che e’ tutto lecito pur di far soldi e successo.
ma na’ bomba, no?
Il Grande Fratello E’ una bomba.
Sono tra le poche fortunate che ha assistito solo alla prima puntata quest’anno, posso festeggiare?
no, intendevo se nessuno ? disposto a mettercela, una…
Premetto che in tv guardo solo tg e informazione (non che mi piacciano), qualche film o fiction gialla quando non mi addormento.
Ma sai cosa mi d? fastidio del piccolo schermo? La gente che s’insulta, che grida, che vede nemici dappertutto, che sgomita per mettersi in bella luce davanti agli altri.
Passa il mesaggio che solo chi urla vince, solo chi sa atteggiarsi sotto i riflettori avr? fortuna. Bella Italia! Forse aveva ragione Verdone, in quel film dove tornava da emigrato per votare e, via via che scendeva per la penisola, scopriva una nazione sempre pi? volgare, disonesta, menefreghista. E concludeva mandando tutti a quel paese.
Forc
Forc, come sempre nei tuoi commenti mi ritrovo.
Matteo
Forc,
sono perfettamente d’accordo con te.
La metafora di Verdone ? azzeccatissima. Se non sbaglio il film era “Bianco, rosso e Verdone”.
Genio.