C’? qualcosa di malvagio in citt? stanotte…

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?Per Raciti sospeso il campionato, la morte di un tifoso non ha significato?.
In questo slogan ? racchiusa tutta la percezione della distanza che la gente comune ha nei confronti dell’autorit?, sia essa lo Stato o una forza armata.
Quello che sta accadendo in queste ore ? allarmante: risse, atti vandalici, poliziotti in fuga, incendi…poteva il Satiro Saggio non gettarvisi a capofitto? Certo che no.
La miccia sulla polveriera Italia ? sempre pi? corta: ogni giorno che passa le autorit? si allontanano sempre di pi? dal singolo, e l’Italia completa la sua metamorfosi in paese sudamericano (ma senza esercito per le strade). Poliziotti che abbandonano le loro postazioni, guardie in fuga…questa ? la tutela che viene offerta al cittadino pacifico? Abbiamo visto le cariche a Bergamo, e poi le fughe all’Olimpico. La sicurezza diventa solo questione di numero?

Anche la percezione della morte ? cambiata: per Lotito, quello di Gabriele si tratta di un lutto laziale, pertanto non ? necessario sospendere ma solo rinviare le partite. Raciti invece, nella sua veste di agente delle forze dell’ordine, assume una certa trasversalit? fra le squadre ed il campionato salta. Quindi non ? la morte a fare la differenza fra un calcio bene o male vissuto, ma il ruolo che la persona aveva mentre era in vita.
Siamo abituati a questo tipo di visione, laddove la parola di un ufficiale conta dieci e quella di un tizio qualunque meno di uno, anche quando quest’ufficiale causa una morte -comunque ingiusta- sparando ?in aria? per avvertimento. Ma i proiettili, si sa, son come le frecce: ? quando che ricadono a terra che fanno i danni peggiori. Ma io ho un’altra tesi: Gabriele stava volando. E’ inattaccabile.
Chi pu? obiettare? Del resto sarebbe un agente di polizia a dirlo.

Ogni maledetta domenica, per parafrasare un noto film, succede qualcosa. Quando ci scappa il morto si carica, si fanno due indagini e si sospende tutto. Poi qualche settimana dopo siamo daccapo. E come ieri, abbiamo potuto vedere che una morte pu? essere una pericolosissima miccia.
Anche il calcio ? diventato un sistema omologante ed oppressivo. Come le religioni, fornisce un codice per sviluppare la propria violenza (la superiorit? presunta della propria squadra) ed un nemico generico contro cui indirizzarla (la tifoseria avversaria). Il malcontento e l’irresponsabilit? di una vita vengono cos? incanalati verso qualcosa di esterno, a cui ? sufficiente rimanere esterni a propria volta per sfruttarne il controllo.
Poteva succedere oggi, poteva succedere in qualunque momento. La coalizzazione fra interisti e laziali dimostra che c’? un nemico comune a tutte le tifoserie, e che di fronte ad esso le diversit? ?di fede? (non a caso comunque si parla di ?fede calcistica? e si osannano giocatori come Maradona con veri e propri santuari e santini) vengono meno. Questa ? una percezione sbagliata sia del ruolo delle forze dell’ordine (alimentata comunque dalle loro continue cazzate) che dell’ordine sociale: pi? forte vs pi? debole non ? il meccanismo che dovrebbe regolare la legge dei rapporti umani.

C’? una continua alimentazione della logica del contrasto, del ?circo?: non quello Barnum, ma quello in cui i nobili a cavallo ci rimettevano le penne per ottenere o mantenere i propri privilegi.
L’insofferenza verso la repressione, l’oppressione ed il calcio malato ha bisogno di una valvola di sfogo, ed ogni minimo pretesto ? buono per cogliere l’occasione. E’ nella natura umana. Le capacit? di sopportazione vengono meno quando la misura ? colma, e allora si assiste ad orge di follia come quella di ieri.
Questo non giustifica affatto gli atti violenti che abbiamo visto, n? dall’una n? dall’altra parte. Sparare ad altezza d’uomo non ? un avvertimento, ma ? un assassinio. Certo, le circostanze sono ancora poco chiare, ma c’? chi dice addirittura che Gabriele stesse dormendo in macchina, quando tre (3) colpi lo hanno raggiunto. Tre colpi ad altezza d’uomo non sono un avvertimento. Sono un triplice assassinio. Cos?ccome reagire alla maniera dei tifosi, col rischio di coinvolgere persone che comunque non c’entravano nulla.
Per?, per?, ? giunto il momento di chiedersi il perch? di queste azioni. La repressione non ? mai servita, se non a controllare le masse. Questo non risolve i loro problemi. Questo non spegne la loro sete di sangue, n? fa capire loro l’illegittimit? (ancor prima che l’illegalit?) degli atti violenti come mezzo espressivo o di risoluzione o ancora, pi? in genere, come alternativa possibile.

Concludo con il pensiero di Cicchitto, che si ? premurato di ricordare che Gabriele fosse un militante di Forza Italia (anche qui non ha valore la morte, ma il ruolo del morto in vita -identit?, appartenenza, omologazione), e con quello di Mimun al Tg5, che ossequiava Gabriele indicandolo come un grande appassionato della societ? biancoceleste. Non era appassionato della societ?, non era un broker. Era un tifoso. Quello che gli piaceva era la Lazio, e veder correre undici omaccioni sudati dietro una palla. Se poi dietro quella palla ci sono societ?, affari borsistici e, come abbiamo recentemente scoperto associazioni a delinquere, anche se non nel caso specifico, questo al tifo non pu? fare che male.

foto: www.mightygorgon.com (non riferita agli eventi di ieri)

Q

La mente dietro Il Satiro Saggio. Laureando in Scienze della Comunicazione, sul Satiro si occupa di politica, satira, interviste ed un pò di tutto il resto. Seguilo su Twitter o esplora il suo Flickr.