Ballata per Faber

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Il suo ultimo disco s?intitolava ?Anime Salve? e lui le conosceva perch? anche lui lo era. Anzi, lo ?. Aveva un viso bellissimo Fabrizio, quello di una persona capace di vivere intensamente il dolore altrui. Sono passati 8 anni da quando lo piansi perch? mia madre mi disse che al tg parlavano della morte di De Andr?. La vita mi aveva fatto il dono di intervistarlo tre volte (Forl?, Riccione e Rimini) e la beffa di essere stato invitato a casa sua e non esserci andato. Con Enrica, infatti, c’invit? a passare una decina di giorni a Tempio Pausania in Sardegna dove viveva con Dori Ghezzi. A noi non ci sembrava vero e ovviamente accettammo. Poi, per le solite ragioni di cui non si conosce la ragione, non ci andammo. Oggi il rammarico ? davvero tanto. Parlammo liberamente quella notte e l?intervista si trasform? in un bellissimo scambio di parole, fluido, in quel post-concerto notturno nel backstage del Palazzetto dello sport di Rimini. Poi passarono alcuni mesi e nel silenzio Fabrizio era in ospedale. Quel giorno, era un luned?, per un attimo, per un periodo imprecisato il tempo e la memoria si sono arrestati su quella voce e su come colpiva e scolpiva con le parole l?anima di chi le ascoltava.

Nato ricco, da una famiglia molto conosciuta a Genova (suo padre era amministratore dell?Eridania), quindi di estrazione medio-borghese, per passare la vita intera a denunciarne le ipocrisie di quel vivere a lui troppo stretto e poco incline alla misericordia umana. Un magnifico borghese, si potrebbe definire, che trad? le sue origini sociali per cantare in chiave trobadorica medievale di prostitute, disertori di guerra, amici fragili, barboni, indiani uccisi da ?un generale di 20 anni con occhi turchini e giacca uguale e figlio del temporale?. Un artista che ha sempre avuto la percezione netta che il mondo era ingiusto e ottuso e per questo ci commuoveva quando metteva in parole e musica ?La buona novella? o ?La cattiva strada? o ?La guerra di Piero?, quando in quella quartina dove il soldato sceglie di morire piuttosto di uccidere: ?E se gli sparo in fronte o nel cuore\soltanto il tempo avr? per morire\ma il tempo a me rester? per vedere\vedere gli occhi di un uomo che muore?. Non mancano certo gli esempi per dimostrare perch? Fabrizio De Andr? ? il pi? poeta dei cantautori. Ma non solo quelli italiani, anche quelli americani come Bob Dylan o Leonard Cohen (canadese) o Georges Brassens (francese). Dov?? arrivato lui, gli altri non ce la faranno mai, almeno io la penso cos?. Nessun altro autore ha saputo cantare cos? civilmente l?odio per l?incivilt? del nostro tempo, il cinismo e l?indifferenza che hanno invaso questo mondo.

Detestava le maggioranze (come non capirlo) e le loro capacit? di fagocitare i sentimenti per poi anestetizzarli. Amava la notte (come non capirlo) e in lei ci si perdeva lavorando, scrivendo, bevendo, fumando, lavorando, incidendo, per poi svegliarsi alle quattro del pomeriggio. Quelle poche volte che ho avuto occasione d?incontrarlo mi ha sempre colpito come con le sue parole mi spiazzava, mi metteva in condizione di non riuscire a replicare ad ogni sua affermazione. La verit? umana ? cangiante. E questa sua lucida cognizione della ferocia dei vincitori, piuttosto che ispirargli rabbia e impotenza accendeva la sua potenza narrativa e dilatava la sua dolcezza. Trov? la forza di cantare l?esperienza del sequestro vissuta con sua moglie Dori, percependo la debolezza finale dei suoi aguzzini e, per questo motivo, perdonarli. L?ascolto di quelle ballate, di quei versi, di quella voce cos? profonda e tersa, ? la grande compagnia che ci ha lasciato. Per ora. E su questo terra.

foto: www.italianrap.com

Edit by Q:
Avevamo pensato a tante cose per ricordare Fabrizio, ma tante volte il tempo ? tiranno e il mondo sa essere anche peggiore. Tutto Il Satiro si stringe attorno alla figura di Faber e io alla tua, caro ‘tu sai chi’, che tanto vorresti dare e che tanto ti ? stato tolto. Tieni duro.

Matteo Tassinari