Paranormal activity


May 6th, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

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Pensavo peggio.
Questo mi sono detto all’uscita dalla sala cinematografica di un giovedì sera particolarmente freddo, in cui ero andato a vedere “Paranormal activity”.
Premetto che mi piacciono i film horror, in particolare quelli di matrice soprannaturale, ed in particolare quelli in cui a girare è lo stesso protagonista.
Perciò sarò molto di parte.
La primissima considerazione da fare è l’enorme disparità fra la propaganda pubblicitaria ed il reale valore (in questo caso, orrorifico) del film. “Paranormal activity” non è un brutto film, ma non è nemmeno questo masterpiece dell’horror che volevano farci credere. Steven Spielberg, guardandolo, avrebbe perso il sonno. Sono più propenso a credere che Spielberg possa perdere il sonno per un’infiammazione prostatica piuttosto che per un film come questo, ma tant’è che ci ha associato il suo nome. Del resto, da quando in qua la propaganda pubblicitaria ha mai rispecchiato pienamente il contenuto di un film, soprattutto americano? O, più precisamente, da quando in qua non siamo stati delusi da questa disparità?
Qualcuno potrebbe trarmi in esempio “Avatar”, ma a me “Avatar” mi ha lasciato sostanzialmente indifferente, a parte i giochi di luce.

“Paranormal activity” è un horrorino onesto, secondo me anche di buona levatura, con qualche momento di tensione ben riuscito, rovinato da un’eccessiva pubblicità.
Si è pensato più a spingere la gente nelle sale, piuttosto che lasciare che il film parlasse da sé. Il risultato è stata una critica feroce, a cui però non voglio unirmi. E adesso vi spiego perché.
L’idea è vecchia come il cucco, ma questo di per sé non rende buono o cattivo un film, le rivisitazioni sono molto importanti, e quando riescono sono sempre piacevoli. “Paranormal activity” riesce nella sua rivisitazione non tanto per come decide di essere girato (sostanzialmente in handycam), ma per come è costruito il soprannaturale e per l’approccio che hanno i protagonisti verso di esso.
Mi è piaciuta l’idea di questo spettro (più propriamente un demone, come dicono nel film) e del suo rapporto personale con la protagonista, la sua differenza assoluta con i demoni delle cinematografia classica, il fatto che non si veda mai, che sia invisibile invece di una bestiaccia ringhiante con le orecchie a punta e i denti ferini, e soprattutto perché pur essendo soprannaturale non è incorporeo, non è un fantasma insomma, ha limiti fisici e per passare attraverso una porta deve aprirla.
Mi ha affascinato questo aspetto, il fatto che non appartenga a nessuna realtà parallela, a nessun aldilà, ma che invece viva in una soffitta da cui scende tutte le notti per nutrirsi (di energia negativa, come la paura), e che ci debba risalire al mattino. Una scena che mi è rimasta impressa è quando scappa da uno dei protagonisti sbattendogli la porta in faccia: nel film viene reso con un rapido scalpiccìo ed una porta che sbatte, ma in questo semplice gesto c’è un’enorme presa di distanza dall’horror soprannaturale classico, ma anche da quello di matrice religiosa, dato che il tema del film è (lo si scopre alla fine) la possessione.
Anche l’idea, appunto, della possessione attraverso il morso non è del tutto sballata: a me personalmente non è gradita, perché rimanda a tutt’altro tipo di horror e perché contrasta un po’ con il film stesso, dato che a più riprese la protagonista viene posseduta durante la notte (diventando sonnambula) senza contatto col demone, ma rafforza l’idea della sua fisicità, della sua biologicità (la possessione qui pare più una malattia che un evento magico).

La reazione che hanno invece i protagonisti nei suoi confronti mi divide un po’ di più.
Da un lato è stimolante la curiosità di lui che piazza una telecamera nella stanza da letto, ma dall’altro è troppo irrealistica la sua freddezza nei confronti di quel che accade.
Più il demone “osa” nelle ore notturne, più lui si radicalizza sulle sue posizioni: pretende di avere la situazione sotto controllo, non asseconda la sua compagna (vera vittima della situazione), ostacola l’operato di un sensitivo che viene contattato da lei, si fa beffe di quel che succede, non ascolta i consigli dei suoi prossimi. Si direbbe quasi che il posseduto sia lui, o che sia troppo stupido, in entrambi i casi risulta eccessivamente artificioso, fino alla distruzione conclusiva.
Ho apprezzato che la storia non diventasse una storia di medium, trapassati e fantasmi, ma quasi un triangolo il cui terzo invitato di origine aliena, ed infatti sono i due maschi dominanti a sfidarsi, e la loro è una battaglia d’astuzia…ma il diavolo in questo caso ne sapeva una più del diavolo.
Per concludere, penso che “Paranormal activity” sia un filmino leggero, da ogni punto di vista, gradevole per chi ama il genere (soprattutto se si considera il bassissimo budget di realizzazione, 15mila dollari), sopravvalutato e sottovalutato ad un tempo, vittima del marketing che, se lo avesse fatto passare un po’ più in sordina, gli avrebbe fatto incassare meno soldi ma gli avrebbe permesso la costruzione attorno di una critica di settore molto più favorevole.

Altri film consigliati: per certi versi Rec e The Blair witch project, per certi altri Poltergeist. Se riuscite a trovarlo (sottotitolato, se non capite il giapponese) assolutamente da vedere è Noroi – The curse, che è un capolavoro dell’horror soprannaturale mai arrivato in Italia.

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