La società sparente
March 5th, 2008 - Saggiamente consigliato da Q

Allora. Riprendiamo. Ricominciamo bene.
Il Satiro Saggio ha passato un pessimo periodo. Dopo il suo primo compleanno ha assistito alla fuga sull’eremo del suo caro redattore Q, che nel frattempo ha scassato due pc ed ha dovuto elemosinare per acquistarne uno nuovo, alla dispersione di qualche molecola di buona volontà, l’assalto israeliano a Gaza, l’arresto di Fabrizio Corona e persino un tentativo di hacking. Ho come l’impressione che domattina mi cadrà una grossa incudine da 16t sulla testa, tipo cartone animato.
Ma abbiamo ripreso, oggi ripartiamo. Ditelo a tutta la vostra famiglia, al vostro palazzo, al vostro quartiere, al vostro gazebo di Forza Italia più vicino: torniamo alla grande con una splendida intervista ad Emiliano Morrone ed a Francesco Saverio Alessio, autori del libro “La società sparente” e curatori del blog omonimo, che hanno indagato sugli stretti rapporti che intercorrono fra ‘ndrangheta, politica ed economia in una Calabria in cui la criminalità diventa sempre più emergenza.
La società sparente” nasce sul filone re-inaugurato da Roberto Saviano con “Gomorra”, quello cioé dell’analisi del fenomeno mafioso, anche se stavolta da una prospettiva inquietante ma insolita per scritti di questo genere: quella dei legami fra mafia e politica. Saviano ci ha dato un ritratto preciso di quello che è la camorra nelle sue terre; dalla vostra indagine cosa è risultato fuori invece? Come si presenta la ‘ndrangheta in Calabria oggi?
La ’ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente al mondo. Riesce a trattare agilmente col narcotraffico colombiano e a finanziarsi utilizzando in assoluta libertà i fondi europei mandati in Calabria. Ci compra armi, ricicla, corrompe. Per strategia militare, politica, amministrativa e mediatica, la ’ndrangheta non ha eguali. Ciò che vogliamo sottolineare con forza, però, è che la ‘ndrangheta è dentro la politica, dentro i tribunali e dentro le istituzioni. La morte di Paolo Borsellino dovrebbe averci insegnato qualcosa. In quanto cittadini, noi sappiamo poco, pochissimo, niente, della pervasività delle onorate.
Il libro appena uscito è stato subito oggetto di controversie. Innanzitutto, le minacce. Che tipo di minacce avete ricevuto e da chi (fin dove si possa dire).
Avvertimenti espliciti, ma anche la promessa di mali futuri. Il timore è su altro, però. Noi non siamo riusciti a presentare “La società sparente” a San Giovanni in Fiore, comune calabrese di cui siamo originari. Diciamo esplicitamente che oggi c’è un fronte comune, dalla politica all’imprenditoria, che vuole farcela pagare cara. Ci sono molti sistemi per questo, non necessariamente il piombo o il tritolo. Si veda il caso De Magistris, emblematico d’un sistema che si difende attaccando, confinando e annientando.
Dopo le minacce, anche il ricorso per il sequestro. Come state affrontando la cosa e che direzione sta prendendo?
La cosa sta prendendo una brutta direzione, anche se la stiamo affrontando con serenità e ottimismo. Il giudice ci ha ordinato di comprare le ultime copie del libro rimaste in vendita a San Giovanni in Fiore; accogliendo, dopo l’udienza dello scorso 12 dicembre, il ricorso dell’attore finalizzato al sequestro. Tuttavia, non ha disposto il sequestro del testo in senso classico. Ora arriveranno grossi guai in sede penale e civile: una persecuzione. Oggi siamo dell’idea di scrivere una lettera al ministro della Giustizia e al capo dello Stato. Proporremo che qualcuno ci incarceri direttamente, tanto la nostra vita e la nostra denuncia vale meno di niente. Così, senza stupidi vittimismi, anche il nostro senso dello Stato e la nostra coscienza critica, fedele ai valori della Costituzione e all’ideale d’una giustizia in questo mondo.
Parlateci un po’ di voi. Chi siete, cosa fate e perché avete compiuto questa scelta coraggiosa e doverosa sì, ma che non sempre è facile compiere.
Siamo un esperto di Internet, Francesco Saverio, e un giornalista, Emiliano. Ci siamo ritrovati assieme in varie iniziative a difesa della legalità e della giustizia in Calabria, dopo aver sperimentato l’utilità e l’efficacia della rete. Fondammo, con la speranza di un’emancipazione culturale della società calabrese, un movimento guidato da Gianni Vattimo, il padre del “pensiero debole”. Negli anni, abbiamo denunciato abusi, paradossi e violazioni in Calabria, riflettendo anche sulla tragedia dell’emigrazione, continua, immutabile. Uno spopolamento della regione che produce il vuoto politico e alimenta il potere di ’ndrangheta e politica. Chi resta, infatti, è complice diretto, perché beneficia del sistema di corruzione vigente. Nella migliore delle ipotesi, se sceglie il silenzio, senza quindi esporsi, favorisce logiche di criminalità, corruzione e sottrazione indebita di risorse pubbliche. Con Vattimo abbiamo organizzato anche un festival filosofico dedicato all’approfondimento di questioni essenziali per il Sud e la Calabria: l’etica nel pubblico, la responsabilità individuale e l’amore per la propria terra.
Domandaccia: cos’è la mafia per voi?
La mafia è la violazione delle regole: è quel sistema, politico, economico e sociale, che non ammette il confronto democratico.
Altra domandaccia: e cos’è l’antimafia invece? In Italia funziona a dovere o si dovrebbe/potrebbe fare di più, e cosa?
L’antimafia è la reazione a questo sistema. Funzionerebbe in Italia, se ci fosse più coesione e più collegamento tra le forze civili impegnate. Le speranze, però, sono più che buone: da Ammazzateci tutti a Beppe Grillo, a Salvatore Borsellino, a Marco Travaglio, alla letteratura (Saviano, Gratteri, Nicaso et coetera), a Mario Congiusta, a Libera, al Centro Impastato. Ognuno con un ruolo, un’azione, un segno, un seguito.
Ho visto che avete aperto anche un blog per il libro. Quale ruolo potrebbe avere la Rete nella lotta contro la criminalità organizzata, nell’associazione pacifica contro di essa e nella denuncia? Siete fiduciosi che per chi stia “al di qua” della barricata vi sia un nuovo strumento di lotta?
Internet è la speranza di chi combatte la criminalità, è uno strumento potentissimo che permette di creare connessioni e scambiare informazioni senza censure. Possiamo aspettarci, oggi, che la rete ci libererà dalla morsa d’un potere ramificato e strutturato in modo da sopprimere ogni dissenso civile.
Per salutarci, lasciateci un pensiero, un augurio per la vostra terra.
Che gli emigrati calabresi si riprendano la cosa pubblica. La politica non ha solo i palazzi come sede naturale. Denuncia, proposta e alternativa possono articolarsi e svilupparsi anche in altri circuiti, al di fuori dell’inganno elettorale. Dopo l’uccisione di Francesco Fortugno, l’Italia ha capito quanto sia compromesso l’ambito pubblico in Calabria. Ci sono dirigenti secolari che supportano precise volontà politiche; amministratori pubblici che cambiano bandiera in base al vento e agli affari che si affacciano di volta in volta. L’augurio, quindi, è che soprattutto gli emigrati calabresi si sveglino e pretendano trasparenza, giustizia e diritti. Diversamente, sarà solo vuoto e morte, nella nostra terra.
Buona fortuna a voi, ed al vostro libro. Speriamo di risentirci presto e con notizie migliori.
Posted in INTERVISTE, LETTERATURA, ANTIMAFIA |



September 28th, 2008 at 7:17 pm
[…] http://ilsatirosaggio.com/?p=433#more-433 […]
September 29th, 2008 at 12:02 am
[…] http://ilsatirosaggio.com/?p=433#more-433 […]