L’altra campana


November 14th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

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Se seguite il Satiro Saggio, forse ricorderete la faccenda del canile di Colle Arpea, a Rieti. Avevamo iniziato con l’incontrare Andrea Cristofori, del settore randagismo della Lav di Roma (qui e qui), che ci aveva introdotti al problema.
Poi con un comunicato della Lav avevamo seguito le vicende giudiziarie dello stesso, e adesso con quest’intervista al dott. Leonardo Capri, avvocato difensore del gestore del canile, cercheremo di chiarire quest’altra posizione.
Sempre con saggezza, mi raccomando.

Q: Come commenta la decisione di respingere la richiesta di archiviazione della Procura da parte del Gip di Rieti, Stefano Venturini?
LC: Purtroppo non ho avuto ancora copia dell’ordinanza, pertanto non ho potuto leggerla e non posso esprimermi se non conosco il motivo di questa decisione. Comunque siamo molto fiduciosi riguardo alle decisioni del giudice penale, il processo avrà esito positivo perché l’accusa, sostanzialmente, non regge.

Q: Riguardo alla denuncia contro i volontari del canile, come avete maturato la decisione di agire in questo senso?
LC: Preciso subito che la denuncia non è partita da me, ma dal rappresentante legale della Tecnovett, cioè la società incaricata di gestire il canile. I fatti che hanno portato alla decisione di denunciare i volontari del canile, i cui nomi al momento non mi sovvengono, sono tre: il primo riguarda un rapporto del Corpo Forestale di Rieti, nel quale si rileva che ad un cane sono state fornite cure e suturata una ferita senza adeguata competenza, poiché questo compito spetta al veterinario incaricato e non ai volontari. Il secondo fatto riguarda una dichiarazione rilasciata dal veterinario in cui affermava che i volontari del canile non rispettavano le sue direttive, mentre il terzo, molto più grave, è una testimonianza scritta dei due operai che lavorano nel canile, i quali dichiarano di aver assistito ad una scena molto grave: durante un’operazione di affido un cane è stato percosso ed è poi morto, sempre dai volontari.

Q: Ma non le sembra strano che dei volontari di un canile, i quali spendono il loro tempo per la cura di questi animali, percuotano uno dei loro “assistiti”?
LC: Bisogna vedere qual è il loro rapporto con quegli animali. I volontari sono tenuti a sensibilizzare le persone sulle tematiche dell’adozione dei cani, come indicato nella leggere regionale 34/97, e non a causarne la morte.

Q: Perché il Comune di Rieti ha ritenuto corretto intervenire per ripristinare i vecchi orari del canile, dopo che questi erano stati ridotti?
LC: Noi al momento rispettiamo la diffida del Comune, a cui peraltro abbiamo risposto senza ricevere ancora riscontro, ma riteniamo che il Comune avrebbe dovuto consultarsi con il giudice penale prima di prendere questo provvedimento, mentre invece ha agito in totale autonomia ed in assenza di una direttiva giudiziaria che regoli gli orari di apertura del canile ed i permessi di ingresso allo stesso. Se il tribunale ci farà notare questa discrepanza presenteremo la diffida del Comune, che dovrà prendersi le responsabilità del suo agire.
La riduzione degli orari era stata scelta per motivi di ordine tecnico: il sostituto procuratore della Repubblica dott. Fabio Picuti, che aveva seguito inizialmente le indagini, aveva disposto che chiunque entrasse nel canile, volontari compresi, lo facesse alla presenza di un Ufficiale di Polizia Giudiziaria, incaricato di togliere e ri-apporre i sigilli e di vigilare che la struttura non venisse danneggiata da terzi, a causa del sequestro per ipotesi di abuso edilizio (ipotesi impropria, vista l’esistenza dei permessi di costruzione) ancora pendente su tutta l’area per accertamenti procedurali. Essendo difficile conciliare gli orari di apertura con la disponibilità dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria, abbiamo ritenuto opportuno limitare gli orari per venire incontro alle disposizioni del sostituto procuratore.

Q: Quando parlai col suo assistito, il sig. Bordi, lui mi disse che per entrare al canile era necessaria la sua presenza! E quando andai la prima volta mi chiusero addirittura i cancelli in faccia venti minuti prima dell’orario previsto…
LC: L’unica presenza necessaria è quella dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria. Bordi probabilmente si è comportato come il suo ruolo di gestore privato gli suggeriva, e l’operaio avrà pensato che, in assenza di Bordi che si prendesse la responsabilità di farla entrare o di un permesso rilasciato dall’autorità competente, la cosa migliore da fare fosse chiudere i cancelli e impedirle l’accesso. Senza permesso e senza Ufficiale non si può entrare nella struttura, finché è posta sotto sequestro. Anche nell’orario di apertura al pubblico.

Adesso stiamo a vedere come andrà avanti. Il Satiro Saggio vi terrà informati.
Stay tuned.

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