Intervista a Michele Marziani
October 24th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Come annunciato, quest’oggi è con noi Michele Marziani, autore del libro “La trota ai tempi di Zorro”, di cui ci ha regalato una stimolante recensione Matteo Tassinari la scorsa settimana. Have fun!
Forse non per tutti, ma magari per qualcuno “La trota ai tempi di Zorro” è già nel titolo un rimando alla giovinezza, quando c’erano i suoi vecchi telefilm in onda ed il classico costume nero a Carnevale era sicuramente il più gettonato. Almeno credo…ce lo spieghi tu il titolo?
Il titolo è un problema. Nel senso che la spiegazione può essere quella che dai tu. O altre che abbiamo immaginato assieme all’editore. In realtà il titolo è nato di notte, in un sogno che ho fatto. Per molto tempo infatti il romanzo non ha avuto un titolo. Lo chiamavo SBM, EsseBiEmme, le iniziali del protagonista: Stefano Baldazzi Morra. Poi una notte ho sognato che presentavo il libro ad una conferenza stampa e una persona mi ha chiesto quale fosse il titolo. Io non lo sapevo. Ho preso un libro - ce n’erano un sacco dentro ad una botte - e l’ho letto per la prima volta: “La trota ai tempi di Zorro”. Sembra una sciocchezza, ma è andata proprio così.
Stefano Baldazzi Morra si fa subito amare, per il suo candido voler capire la vita, cercarcisi un posto, e scegliersi una posizione (come nella politica, ad esempio). Sembra subito un bambino molto maturo, caratterizzato in maniera ineccepibile, come tutti gli altri personaggi del romanzo. Sembra quasi che…quanto c’è di Michele Marziani nel piccolo e occhialuto Baldazzi Morra?
Ci sono quegli anni e ci sono i luoghi: io allora vivevo a Gozzano e studiavo a Novara, proprio come il protagonista. C’è poco d’altro, nel senso che il libro è una storia che nasce dal mescolare i vissuti di tante persone, fonderli, renderli nuovi, inventarli, raccontarli. Insomma, di mio c’è tutto e niente. Non ci sono fatti veri, non ci sono analogie, non c’è ricerca autobiografica. C’è la vita di un ragazzo, negli anni Settanta, in un angolo del Piemonte.
Quelli che vive Stefano nel romanzo sono anni duri, sia per le sue vicende personali, sia per quelle che attraversano l’Italia. Gli anni di piombo, i movimenti operai…come li ha vissuti, invece, il (giovane?) Marziani quegli anni?
In piazza, perché erano gli anni della piazza.
Due cose attraversano la vita del piccolo Stefano, coinvolgendolo e cominciando a delinearne il carattere futuro: la pesca, rigorosamente alla trota, e la fotografia, che poi lo porterà in mezzo ai giovani anarchici che entreranno fortemente nel suo futuro, facendogli “abbandonare” la fotografia. Quanto sono, o sono state, importanti per te queste cose?
Beh, vale il discorso di prima su quanto c’è di mio. Amo la pesca, visceralmente, perché sui fiumi, a volte, ritrovo me stesso. Però in realtà a pescare non vado quasi mai. Quando lo faccio pesco solo trote, come il piccolo Stefano. Invece non mi piace fotografare. Adoro però gli oggetti, dei quali spesso mi invaghisco, macchine fotografiche comprese.
Michele Marziani e la politica italiana oggi. Un pensiero breve.
Temo, purtroppo, che la politica rispecchi il paese, quello che le persone pensano davvero. Non è vero che la classe politica è peggio della gente, è la qualità del pensiero di tutti che è peggiorata.
Tu hai un blog, ed una domanda che faccio ritualmente a tutti è: perché? Il blog è sicuramente una delle più grandi “aggiunte” alla rete degli ultimi anni, spopolano ad ogni angolo del pianeta, ma è ancora curioso sapere i motivi che portano qualcuno ad averne. Sentiamo i tuoi.
Beh, io compivo 40 anni il 16 maggio del 2002 e volevo farmi un regalo. Così mi sono regalato un diario, un taccuino di viaggio dove, se mi capita, quando ho tempo, senza stress da prestazioni, scrivo qualcosa di quello che faccio. Un pò con la presunzione che agli altri interessi.
Il tuo blog è sicuramente singolare e curioso. Si spazia dalla cucina, alla pesca, ai racconti di piccole realtà della tua terra (la Romagna) ed a mille altre cose…ci parli un po’ delle tue passioni, delle tue curiosità?
Sono curioso di tutto, goloso di vita, direi ingordo. E amo mescolare le cose perché le cose da sole mi annoiano. Scrivo di vino, ma il vino da solo non mi dice nulla, lo devo mischiare ai luoghi in cui nasce, alle persone che lo fanno. Ma le persone non sono solo produttori di vino, sono famiglie, padri, madri, figli, poeti, cittadini, hanno storie da raccontare, fanno politica, amano l’arte, la lettura… E chi legge magari ama il vino. E magari pesca. E quando va a pesca si appassiona alla buona cucina. O allo stesso modo si indigna per come viene trattato uno straniero. O teme la guerra, ha paura del futuro… La mia passione è vivere, mescolando, raccontando.<
Leggo nei tuoi post che per te la pesca alla trota è quasi uno stile di vita, anche senza il quasi…com’è nato questo amore, sicuramente non corrisposto dalle trote che finiscono poi nel forno?
Nasce per caso e per caso resta. Uccidere un pesce e amare l’ambiente è una contraddizione. Ne sento a volte la portata. Ma dentro ho una spinta più grande che accetta la contraddizione: la sfida con una sorta di moby dick casalingo. Le mie trote sono la scusa per andare sui fiumi, i fiumi sono i luoghi dove mi sono sempre ritrovato. Non so perché, ma è così. Tristezze, incertezze, dolori, fatiche, scelte, amori andati a pezzi… la vita, la sua parte dolorosa, si dipana nel luccicare di un torrente alpino. Mica per tutti. Per me. Ognuno ha, credo, la propria strada.
Leggo anche che ti capita di viaggiare, a volte, per la pesca o per la cucina. E’ così che vivi i tuoi viaggi? Sei un viaggiatore gastronomico o cerchi ancora soltanto (!) quei sapori antichi che sempre più difficilmente si trovano e di cui la Romagna è una delle più abbondanti miniere?
No, non cerco i sapori antichi, cerco la vita che pulsa dentro ai sapori, negli entusiasmi delle persone, nella “resistenza” di chi produce cibo e non merce. Sarebbe un discorso lungo, che ci porterebbe lontano. Io cerco le persone e la loro sapienza. In Romagna, in Piemonte, in tutta Italia, in tutta l’Europa. Il mio è un viaggiare europeo, un continente attraverso il cibo. E’ una scusa, anche questo per raccontare. Spesso per raccontare altro.
Prima di chiudere devo chiederti una cosa: tu hai scritto, insieme a Davide Dutto, “Il gambero nero. Ricette dal carcere”, resoconto di un anno “di vita” nel carcere piemontese di Fossano, dove siete andati alla scoperta del rapporto dei detenuti col cibo, di come reinventano e trasmettono le loro tradizioni culinarie, delle “evasioni” permesse da questo splendido rapporto che loro mantengono e ravvivano giorno per giorno. Ho notato che questa esperienza ti ha fatto maturare un giudizio stranamente positivo sul recente indulto approvato, dico “stranamente” perché sembrava che l’Italia intera non fosse d’accordo e sposasse la causa dipietrista, che tu definisci addirittura “fascista e forcaiolo”. Due cose ti chiedo: perché lo ritieni un provvedimento giusto e se non eri d’accordo con Di Pietro nemmeno nel non voler inserire i reati dei cosiddetti “colletti bianchi” nel provvedimento.
Non la faccio lunga con tanti distinguo: la galera è un postaccio dove meno si sta, meglio è. In Italia in prigione non ci vanno i deliquenti, ma gli “sfigati”, quelli che non hanno i soldi per gli avvocati, quelli che restano incastrati in mezzo. Non credo in una società che punisce e il carcere è una punizione e nient’altro. Di Pietro non l’ho mai sopportato, non amo nessun genere di populismo, il suo poi è sempre stato di bassa lega, fa leva sul revanscismo delle persone, sulla voglia di punire i “cattivi”.
E per ultimo, prima di salutarci…visto che devo far colpo sulla mia ragazza, mi consigli una buona ricetta ed un buon vino per accompagnarla? Grazie. Poi ti faccio sapere come va, eh.
Ostriche e champagne non hanno rivali in amore. C’è un ovvio problema di budget che puoi aggirare con delle ottime farfalle ai fiori zucca. Falle così: Prendi alcune zucchine piccole piccole con i fiori, metti i fiori a parte e taglia le zucchine a rondelle. Fai sudare mezza cipolla tagliata sottile in un po’ d’olio e uno spicchio d’aglio. Metti le zucchine, fai cuocere per 5 minuti. Poi aggiungi dei pomodorini freschi, possibilmente spellati e senza semi, i fiori di zucchina tagliati, un pizzico di zafferano e aggiusta di sale. Copri e fai cuocere per 3 minuti. Nel frattempo scola la pasta molto al dente e falla saltare nel sugo aggiungendo del pepe nero macinato al momento e qualche foglia di basilico fresco. Puoi berci insieme un Pigato d’Albenga, ottimo il Russeghine dell’azienda Bruna oppure un Lugana Ca dei Frati.
foto: www.peperosso.info
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October 25th, 2007 at 3:02 pm
L’intervista è bella.
Due parole due,sulla risposta alla domanda 10.
La mia disistima per Di Pietro,non è per il suo populismo e per la sua voglia di punire i cattivi.Non ne parlerò perchè si fa lunga.Dirò solo questo.Pensate alla fine del blocco sovietico.
Ma Michele Marziani sbaglia le motivazioni, secondo me.
Poi….i reati finanziari?Cosa facciamo li perdoniamo?
E gli “sfigati”(come li chiama Marziani) stupratori,pedofili ecc?Perdoniamo anche loro?
October 25th, 2007 at 3:15 pm
Non credo che Michele abbia parlato di perdono gratuito. Il suo punto di vista è chiaro, come lui stesso dice:
“Non credo in una società che punisce e il carcere è una punizione e nient’altro”.
Io mi trovo completamente d’accordo. La logica della repressione è imperante in tutti i provvedimenti che lo Stato prende.
Ci sono i morti sulle strade? Patente a punti, inasprimento delle pene, riduzione dei limiti di velocità e di alcol nel sangue, ricorso al penale.
I blog parlano male dei politici? Equiparazione degli stessi ai giornali, controllo dell’Autorità, ricorso al penale.
Nemmeno io credo in una società che si preoccupa solo di punire e non di educare. Nel 2007 un ministro dell’Interno non può permettersi di proclamare decreti per multare i clienti delle prostitute “con un pò di malizia”, per rovinare anche la vita familiare di alcuni che, sicuramente, si macchiano di gravi reati contro l’umanità (concezione che andrebbe estesa) ma che non vanno rovinati, bensì educati. Una società che non permette ai suoi individui anche di sbagliare è una società malata di perfezionismo repressivo, quando poi ai reati dei potenti seguono casini massmediatici come il recente caso De Magistris.
Una precisazione poi sugli “sfigati”.
Quando dedicammo un’intera settimana alla lotta alla pedofilia, nel periodo del BoyLovers Day, Massimiliano Frassi (fondatore dell’Associazione Prometeo Onlus, una delle più attive in Italia nel campo) ci spiegò che i pedofili in galera non ci finiscono quasi mai, poiché spesso sono facenti parte di vere e proprie organizzazioni, con al loro interno anche persone di un certo livello socioeconomico, e che quando questo succede si tratta proprio degli “sfigati” di cui parla Michele, che magari agiscono da soli e non essendo particolarmente abbienti non riescono a sfuggire al meccanismo ingolfato della Giustizia.
Essere sfigati è quindi trasversale, e di per sé non garantisce loro il perdono. Quello che dice Michele è che l’unica cosa che è garantita loro è quella di finire in galera, vedendo la propria esistenza irrimediabilmente compromessa, quando per lo stesso reato molte altre persone più “fortunate” restano fuori, linde e pinte.
October 25th, 2007 at 3:19 pm
Ma dov’è la mia pr preferita quando serve? Daniiis!
;-P
Abbiamo bisogno di te.
October 25th, 2007 at 8:51 pm
Grazie di cuore per i commenti
CIAO!!!
October 25th, 2007 at 9:12 pm
Michele è uno dei miei amici più preziosi. Lo conosco da anni e molti episodi, amic*, lavoro, birre, cazzate, ci uniscono. Ultimamente si è rintanato in casa per scrivere il secondo libro che sembra essere a buon punto (attenzione però, mai fare fretta ad uno scrittore nel pieno del suo lavoro). Di cosa parla? Ovviamente non vi riveleremo nulla, lo faremo al momento opportuno, ora sappiamo solo che ci sta “dando” dentro con la tastiera come fa un fabbro col martello per forgiare insieme al fuoco ferri di cavallo e vecchie stufe a legna. Per chi non lo sapesse, Michele ha alle spalle un glorioso seppur breve, 10 anni circa, di ottimo giornalismo alla “Reporter” ma versione cartacea. Per questo ha rischiato, parecchio, quando gli hanno puntato una pistola sotto la gola perchè con le sue inchieste metteva a disagio criminali e potenti locali. Insomma, non si fermava di fronte al pericolo, ne aveva paura, certo, ma non si fermava. Ora, forse per l’età che avanza, ha deciso d’intraprendere la via della scrittore e conoscendolo sono convinto che ne sentiremo parlare ancora. Un libro ancora in stato embrionale. Noi, Mic, tifiamo tutti per te e io che ti conosco bene da decenni, so che l’amore per i libri, il loro odore e colore, il tuo amore per le parole, l’ossessione per la ricerca di alchimie grammaticali e “veroniche” di costruzioni di sintesi, è roba di vecchia data. Probabilmente è nato con te questo rispetto per l’arte scritturale, rispetto che conosco bene anch’io.
Adelante, Adelante Mic. Matt.
October 25th, 2007 at 11:24 pm
…verso le magnifiche sorti!
Siamo tutti scocciati, dentro a questo Satiro Saggio.
Bentornato fra i commenti Matt!
October 25th, 2007 at 11:38 pm
Ho riletto l’intervista,e devo dire che non ho da rimproverare nulla a Matteo Tassinari per le domande.Anche se qualche volta io l’ho criticato.
Le risposte le poteva dare anche il mio cane.
Michele è una brava persona,ma ultimamente mi ha fatto incazzare.
Le sue risposte sono estremamente superficiali.
E POI CHE PALLE CON TUTTI QUESTI CHE HANNO VISSUTO GLI ANNI SETTANTA!!!!!!!
IL 31 DICEMBRE 1979,MICHELE MARZIANI AVEVA 17 ANNI.
E COSA CASPITA MAI AVRA’ VISSUTO DEGLI ANNI SETTANTA?
NIENTE,NIENTE,NIENTE!!!
October 25th, 2007 at 11:49 pm
Ogni critica è ben accolta, purché si mantenga la calma.
October 26th, 2007 at 12:10 am
Ecco la PR preferita da Q, forse anche perchè l’unica. Noto nella foto, il calendario dell’Arma, o sbaglio? Ed una vinicola notevole…!
Non sono mai stata in galera, la vivo da innocente e ritengo davvero complicata la situazione sul problema della sicurezza…tantissimo malcontento popolare ed una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Gli anni della lotta armata hanno ferito tanti di noi, assolutamente non violenti eppure fortemente critici con i poteri forti. Mi piace il titolo del libro ed invidio questa possibilità di girovagare a caccia di cibo e buon bere, occupazione che diletta più che infilzare le farfalle e che raduna tantissime belle figliole, buone forchette, sperando che, l’alternatività del personaggio, non lo porti a farsi offrire a sbafo certe delicatessen gasto-enologiche. Non so di politica. Mi rattrista lo sbando e il mescolame che, aggiunto agli anni, regala un discreto senso di sconfitta.
In bocca al lupo all’autore per la prossima fatica, un grazie a Q, ed un baciotto speciale per Matt, che è una gioia ritrovare tra noi.
Grazie a tutti. danis
October 26th, 2007 at 11:32 am
Grazie a tutti, critiche comprese. Ad Alessandro tiri le orecchie perché è un po’ che ce l’ha con me in qualunque angolo della rete e non capisco per quale motivo. Nel senso che io lui ci conosciamo pochissimo e non capisco il suo livore nei miei confronti. Capita che io dia risposte come quelle del suo cane, ma perché se ne deve curare, tenga piuttosto alla buona salute del cane. Per dovere di cronaca il 31 dicembre del 1979 ero in alta Valsesia a festeggiare il capodanno ed è vero, avevo 17 anni. Ma magari se uno s’informa sulla biografia delle persone scopre anche altre cosa.
Quanto invece al mio grande amico Matteo non so come ringraziarlo delle sue parole, ma qualcosa voglio aggiungere: a quel giornalismo senza timori, in faccia ai potenti, non credo più perché abbiamo bisogno, per sentire le cose, non di conoscere i fatti, ma che le idee si insinuino sotto la pelle, diventino scomode, difficili da sostenere. Per questo credo che oggi la narrativa sia molto più rivoluzionario di qualsiasi buona inchiesta giornalistica.
October 26th, 2007 at 3:09 pm
Bellissima risposta Michele, e grazie per la calma e la pacatezza con cui la esponi.
Anch’io credo che la narrativa sia quanto di più rivoluzionario vi sia nella scrittura, ma è un’opinione che ho sempre avuto e lo dimostrano tanti buoni libri che hanno fatto la storia raccontandola in prosa.
Senza nulla togliere alle inchieste ben fatte, of course.
October 26th, 2007 at 11:59 pm
La giovane età può regalare ricordi ed impressioni vivissime.
Io ho in mente perfettamente gli 8 marzo vissuti da ginnasiale ed un compagno di liceo coinvolto nel caso Moro. Ero giovanissima, avevo solo una sorella più grande ed un contesto di partecipazione notevole. Li ho vissuti prima che si andasse per pizze… ricordo certi compagni che hanno dovuto fare i conti con quei cortei smisurati che scivolavano per Roma ed una nostra maniera diversa di sentirsi. Succede di trovarsi sulla copertina di un quotidiano, succede di conoscere le storiche del movimento, succede di poterne parlare in un contesto letterario. Rimangono nel profondo l’angoscia, la paura, lo smarrimento, la soddisfazione di non aver aver preso tutto per oro colato, e poi può succedere che, se c’è capacità, talento e voglia di rovistare nella mente, si possono costruire bellissime storie. Se sapessi scrivere riporterei il sorriso stupefatto di una 14enne a San Lorenzo, quando la Perugina non vendeva cioccolatini con la mimosa. Non sono stata pertinente, scusatemi. Vi abbraccio tutti. Bentornato, Matt. danis
October 27th, 2007 at 2:05 am
Non è vero danis, invece sei stata pertinentissima raccontandoci il tuo ricordo.
Davvero, mai pensato di scriverne? Se vuoi ti dò una mano ^_^
October 27th, 2007 at 8:16 pm
Q, sei gentile. Per quello che ho passato, anche di personale, sembra che io abbia 100 anni, ne ho solo 99, portati benissimo.
La mia prima Festa Nazionale dell’Unità a 14 anni, e non presi la tessera della F.I.G.C.I. Leggevo, con i vecchi del quartiere, L’UNITA’ nelle bacheche, e li ricordo sorridenti. “Siete il nostro futuro” ed avevano anni e gioia e “L’eroica resistenza del popolo vietnamita” nei comizi in piazza.
Il mio femminismo nasce con mia sorella, che fece una tesi con Ferrarotti e girava con l’UDI insieme al suo fidanzato di allora del “Manifesto” , il quale fidanzato, entrava nei bar e chiedeva “Vorrei un gelato da donna, perchè alle donne servite gelati più grandi” Ora è un chimico e lavora per una multinazionale del farmaco ma fece parte dei “soldati democratici” e non fu ufficiale, sempre con 3.000 giornali sotto il braccio. Una volta mi portò a seguire una lezione di G. Berlinguer sulla “nocività del lavoro industriale” e non ci capii nulla!…Poi nacquero le donne comuniste e quelle più specifiche, del “personale è politico” che andavano a Londra per fare l’aborto col metodo Karman e mettevano l’impermeabile del marito , con cinta strizzata in vita…. e pavlavano del loro zinecologo…Ricordo come prendemmo male e come si reagì ai fatti del Circeo e nello stesso tempo quel volere bene agli uomini. C’era una ventata troppo forte di omosessualità femminile ed una critica pesante alla maternità , che, a mio avviso, ci ha condizionate. L’AIED era una fabbrica di pillole contraccettive. Ricordo uno spiacevole incidente con “Lotta Continua” (La figa a chi lavora) e certi ragazzi “nuovi” che vedevo nascere al nostro fianco, più tranquilli, che leggevano “EFFE” e capivano certe lacrime di imbarazzo. Uscì addirittura un libro scritto da 4 ragazzi, che facevano “piccoli gruppi di autocoscienza” Io ero timidina timidina e ci ho creduto tanto, senza estremismi. Del resto ho sempre selezionato persone affettuose. Mai piaciuti i coatti, che mettevo a posto con fraseggio da scaricatrice di porto. All’epoca, il bullismo maschile era una costante. Non potevi passare davanti ad un bar che te ne dicevano tante. Sul tram, piselli struscianti… Noi mettevamo il mazzetto di prezzemolo al posto della mimosa, l’apiolo è abortivo. Mio padre ci regalava fiori. Noi eravamo in festa. Eppure il mio sentire attuale è tristissimo. Nonostante le lotte per la legge sull’aborto, sono intimamente allarmato verso questo fenomeno. Anche le troppe categorie. lesbiche, omosessuali, trans, bisex, è che è…! Adesso vedo questo non incontrarsi più tra ragazzi. Noi, all’università non sapevamo a chi dare il resto. Ci si innamorava. Ricordo le inchieste sulle donne delle baracche romane che avevano uomini che abusavano delle figlie femmine, donne con mariti alcolisti che laceravano i punti del parto per la fretta di consumare. L’estremismo di sinistra che sfruttò la situazione per mandare le compagne operaie ad occupare le case in costruzione, insieme ai figli piccoli, perchè meno attaccabili dalla polizia. Con la scoperta che il mio compagno di liceo aveva ammazzato Moro, mi sono sentita male, ma mai gli anni del terrorismo mi hanno vista minimamente favorevole. Addirittura non mi piaceva il termine “figlio di mignotta” perchè feriva una donna. così come mi sentii tradita dal Partito Radicale, che adoravo e che votai un paio di volte, diventato poi quel nucleo di filoamericanismo vergognoso…con Cicciolina in parlamento. Adesso NON festeggio l’8 marzo perchè non mi sento in via di estinzione e nello stesso tempo vedo le 12enni trombanti e non mi piacciono. C’era il libro delle femministe di Boston che fece epoca “Noi e il nostro corpo” io poi studiavo medicina, e so bene come è fatto il collo dell’utero, segui mia sorellina che a 16 anni si sposò ed a 17 aveva già una figlia, le vidi il collo dell’utero allargato dal secondo parto… sapevo usare il diaframma, non mi impasticcavo con gli ormoni…Le mie amiche di allora le ho perse. Una combatte con una figlia eroinomane e l’altra è morta a 46 anni per un melanoma. Vedo le stronze al volante e quelle che temono di “perdere gli spazi personali” ma ndo vai? L’amore è questo. Seguivo le elezioni ed abitavo in un quartiere totalmente del P.C.I. Ho seguito Lucio Magri ed ho votato alle ultime per Bertinotti. Non sono tanto contenta di questa continua distinzione destra-sinistra, più ideale che reale, e tutto l’inquadramento che sento, mi ricorda il mio indossare l’eskimo, come dice Guccini e nascondere i capelli sotto il giaccone, per voglia di appartenenza. Mi concedete una lunga capigliatura? Ti abbraccio, Q, ti ringrazio tanto.
Danis
October 28th, 2007 at 3:21 pm
E vieni tu a ringraziare me? Ma lo faccio io mille volte per averci regalato questo straordinario flusso di coscienza che da solo vale decine di libri che abbiamo visto vomitare sul mercato negli ultimissimi anni…danis, grazie a te per aver diviso questi ricordi con noi, che c’è davvero da scriverci un libro, e fossi in te ci penserei su seriamente! La mia libreria sarebbe un luogo più felice…
October 30th, 2007 at 1:06 am
Ancora un sorriso per Q.molto incoraggiante. Un abbraccio al mio Matteo.
La pr sapeva che il “Satiro” è una gioia della vita!
November 2nd, 2007 at 12:17 am
Bella l’ultima domanda. Farei sempre domande così ma poi qualcosa mi fa ritrarre, penso sempre ch mi sentirei stupido. E invece leggendo a fine dell’intervista ho provato una bella sensazione di apertura, di libertà, di familiarità … uno spirito così me lo segno per il futuro!
Buon lavoro!