September 10th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Le cale. Le paste. I Chupa Chups. Le chicche. Le palline, insomma, la chiamano in tutti i modi, ma quasi mai ecstasy.
Perché? Perché soffia il cervello! Welcome! Welcome nel mondo alchemico-chimico delle cosiddette “nuove” droghe, quando in Italia sono in commercio da più di 10 anni. Droghe che invece di colpirti al cuore, ai polmoni, allo stomaco, preferiscono salire sui centri nobili come il cervello. E schiantarlo. Fulminarlo. Basta una volta. Niente allarmismi, inutili e insopportabili, ma le casistiche parlano di casi dove il defunto era la prima volta che “calava” una pasta. Tanto gli è bastato per scomparire chissà dove accompagnato da una musica assordante, 170-180 decibel al minuto.
Vogliamo vederla in faccia la realtà?
Bruna, 20 anni, studentessa universitaria: “E’ la droga più bella del mondo”. Scamone: “Saltiamo in macchina io e questo amico. Una Panda rossa. In giro. Con la musica a tutto volume. Mi volto e gli dico: fammi scendere, sto volando. Mi sentivo le gambe lunghissime. Ero buono. Ho finito la giornata che avevo regalato l’orologio e il cappotto a due che non conoscevo”.
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September 7th, 2007 - Saggiamente consigliato da Iado
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September 5th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

In una cena dove si dà fondo ai resti dei banchetti estivi rimasti da una festa di matrimonio (ancora da toccare mantenuti al freddo), dentro un’aria piuttosto stanca e appiccicosa, ho conosciuto il tipico intellettuale scettico, di quelli con l’erre quasi moscia che amava ascoltarsi tanto e, ahimè, amava ancora di più farsi ascoltare. Mi sedeva proprio di fronte, a tiro di parola in bocca. Umpfff! Come un cecchino. Non potevo sfuggirgli. Parlava, parlava, parlava. Fucilava, fucilava, fucilava. Già dall’esordio avevo capito che il discorso sarebbe andato a finire nel solito calderone dove tutto è minestrone allo stato primordiale, cioè nel bla bla bla della crisi. Quale crisi? Ma quella della Chiesa e della famiglia, dell’arte e dello sport, dei giornali e della televisione, della musica e della canzone e giù fino all’immancabile crisi dell’identità dell’occidente, che domande, uno dei discorsi più violenti e nazisti che abbia mai sentito relazionare. Si trattava di Marcello Pera ancora presidente del Senato quando al Meeting del 2005 decretò col suo sigillo rosso scarlatto chi era un vero europeo e chi invece era “meticcio” (parola chiave di quel discorso infausto).
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September 3rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Quando Groucho Marx scrisse in un articolo che era “dispiaciuto per sua moglie”, sono sicuro che fosse sincero.
Era una persona impossibile, e se ne rendeva perfettamene conto, ma era completamente inquadrato nella sua natura da non poter essere altrimenti. Non riusciva a trattenere il suo umorismo -né la sua linguaccia- e non poche volte rischiò di finire in galera per questo, non fosse stato che l’assurdità delle sue reazioni alla fine portava le autorità a demordere e lasciarlo andare, sempre senza sapere chi fosse in realtà.
Groucho amava infatti usare sempre degli pseudonimi, e in genere si presentava come “il signor Jackson e famiglia” a chi non lo riconosceva e, dal 1937 in poi, anno di uscita del film “A day at the races”, cambiò il suo pseudonimo preferito in “Dr. Hackenbush”, che era poi il personaggio da lui interpretato nel film.
Vivere con lui, come dicevamo, non era facile, anche per questo motivo. La sua prima moglie -nonché la più “resistente”, ben 21 anni- Ruth veniva come lui dalla strada, ma a differenza di suo marito non le sarebbe dispiaciuto che lui usasse la sua notorietà per ottenere qualche vantaggio sociale. Groucho invece era completamente restìo a farlo, se non per accaparrarsi dei biglietti gratis a Broadway o al cinema. Per il resto, se in un ristorante non c’era posto o un albergo era per lui scandalosamente costoso, si risaliva in macchina a cercarne un altro, anche per ore.
Queste e molte altre cose portarono Ruth al tracollo nervoso, e poi all’alcolismo. Anche la seconda moglie di Groucho, Eden, divenne alcolista e morì in una clinica di recupero. Questo era l’impatto che il mediano dei fratelli Marx riusciva ad avere su chi divideva con lui la sua vita.
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