Alla salute di Q


February 28th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

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Avete degli ospiti importanti da ricevere? Un appuntamento galante in cui volete fare un figurone? Gianni Baget Bozzo a cena? Tranquilli, Q ha la soluzione. Per stupire i vostri commensali, non c’è niente di meglio di un bell’aperitivo ideato e sperimentato dalla vostra diciassettesima lettera dell’alfabeto preferita (comprese le lettere inglesi). E questa sera, per aumentare esponenzialmente le vostre chance di rimorchio, ve ne presento ben quattro. Ditelo, avanti, che non sono generoso. Tsk. Bastardi.

Nicholas’ Special
Frutto dei cabalistici esperimenti miei e del mio barman di fiducia (Nicholas, per l’appunto), con cui mi intrattengo felicemente dopo il suo orario di lavoro per dare una smazzata al magazzino del locale in cui opera, il Nicholas’s Special è un cocktail da consumare preferibilmente come after-dinner, in quanto il suo contenuto alcolico non è proprio “da aperitivo”. Indicato per sbronze chic.

Ingredienti:
Southern Comfort, un prosecco qualunque, Crodino.

Come si prepara:
Mettere in un bicchiere lungo (quelli da Long Island, per intenderci) 2/5 di Southern Comfort, 2/5 di prosecco freddo e 1/5 di Crodino. Mescolare una volta sola (fate fare un giro alla stecca) e servite, magari accompagnato da tartine o bruschettine.

Aperitivo Qualunque
Questo è più semplice e l’ho ideato in un momento di pausa mentre attendevo il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e Maurizio Costanzo, che erano venuti a fare una magra figura nella mia città. Complice del cocktail la barista di un teatro locale, che oltre ad essere un incrocio fra Victoria de “Le Iene” e Alexia, era anche un incrocio fra Alexia e Victoria de “Le Iene”. Per tutti quelli che hanno visto “Training Day”: no, non gliel’ho leccata. Perciò passerò subito al cocktail. Il contenuto alcolico è piuttosto magro, perciò è indicato per qualunque momento della giornata. Certo è che se ve lo preparate alle otto di mattina e poi vi sentite male siete proprio stronzi e io non c’entro niente.

Ingredienti:
Succo di arancia gialla, prosecco qualunque.

Come si prepara:
Mettete, sempre in un bicchiere lungo, 2/3 di succo d’arancia gialla e 1/3 di prosecco, entrambi freddi. Accompagnare con salatini. Ma anche zuccherini e pepini vanno bene.

Nota: declino ogni responsabilità dal consumo eccessivo che farete di questi cocktail, o dall’eventuale reazione dovuta alla loro ingestione. A me non hanno procurato nessun effetto negativo, ma il consumo cospicuo può indurre ubriachezza. Consultare il proprio medico prima di berne. Questo serve solo ad evitarmi grane legali di qualunque tipo. Sconsigliato mettersi alla guida dopo il consumo dei cocktail, soprattutto se nei paraggi ci sono io a piedi.

Ps. I cocktail sono brevettati e depositati, non fate i furbi. Sì, sono proprio un’adorabile testa di cazzo.

Pps. Per gli amanti dell’analcolico, consiglio “Latte&Albicocca” (1/3 e 2/3 rispettivamente) e “Latte Meno” (1/5 latte di cocco, 2/5 latte e 2/5 succo di menta).

foto: www.iss.it

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Electronic Town Hall


February 27th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

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Mi stavo chiedendo in quale periodo dell’anno le prostitute facessero i saldi, e mi sono convinto che sia durante le elezioni.
Se poi dò retta a Luttazzi, il quale dice che Berlusconi è una baldracca che ha pompinato gli italiani con la promessa dell’abolizione dell’Ici, allora forse ho ragione. Ma a poco vale, dato che sono talmente brutto:

  • che quando le prostitute mi vedono alzano il prezzo;

  • che quando mi fermo da una prostituta per strada quella mi dice che sta solo facendo una passeggiata;

  • che quando chiedo a una prostituta se le serve un passaggio quella mi risponde che sta venendo a prenderla suo marito;

  • che per evitarmi le prostitute nella mia zona battono con indosso il giubbetto dell’Anas.

Questo post non ha senso? Esatto, ma devo pur testare le mie battute in qualche modo.
Comunque c’è qualcosa di cui volevo parlarvi (e non è la figa).

In genere, si fa risalire al novembre del 1999 l’inizio di una nuova éra dell’utilizzo di Internet, dalla fruizione dei siti porno gratuiti alla mobilitazione civile di massa organizzata tramite tam-tam virtuale (oggi siamo passati ad un’altra éra, quella del controllo e della mercificazione dei servizi. Ma questa, come direbbe Pupo se fosse un’offesa all’intelligenza umana, è un’altra storia).

Ma cosa è successo nel ’99?

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Se la politica è sorda


February 26th, 2007 - Saggiamente consigliato da Gianluca

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Raccontare di Vicenza, di quella che è stata molto più di una grande e riuscita manifestazione pacifista, dopo la caduta del governo Prodi, può essere un tentativo di ricerca delle motivazioni politiche di quanto è successo, magari per attribuire responsabilità o colpe a questa vicenda. Non è questa la mia intenzione: ho partecipato al corteo chiedendomi le ragioni non solo contingenti, di chi questo processo l’ha cominciato, e di chi si è mobilitato per sostenerlo, e ciò ha significato innanzitutto rigettare letture politiche di qualsiasi tipo per cominciare ad assumere uno sguardo differente. Lo sguardo di chi, a Vicenza come in Val di Susa, si è stancato delle bugie, degli inganni e delle prepotenze statali e militari, di deleghe in bianco ai rappresentanti (di chi? E di quali interessi?) e del senso di impotenza che l’ideologia e la politica hanno l’interesse a foraggiare. Il punto di vista di chi si unisce dal basso, si incontra e discute per organizzare e difendere insieme la propria esistenza, animando innovative esperienze come quella del Presidio Permanente, affrontando le divisioni e lacerazioni presenti (nel nord-est e non solo), tuttavia ricercando una relazionalità ed una solidarietà nuova. Anche sfidando le leggi plumbee della politica, di governo e di opposizione, riformista o estremista - poco cambia nella sostanza - che pretende di sostituirsi costantemente alla gente per espropriare la possibilità di decidere sulla propria vita. Mi sembra che il caso di Vicenza sia abbastanza paradigmatico: prima le istituzioni (di destra) hanno tramato alle spalle della popolazione, quindi i partiti (di sinistra) l’hanno ingannata con le solite promesse elettorali, poi il governo (sempre di sinistra) ha confermato il piano iniziale di raddoppio di un luogo mortifero e di guerra come la base Usa, infischiandosene delle legittime proteste degli abitanti e di tanti che sono stanchi di guerre e violenze. Niente di nuovo se non fosse che questa volta, come già successo in Val di Susa o a Scanzano, la gente ha smesso di subire supinamente questa logica mortificante, ed ha cominciato a reagire e a vivere un nuovo protagonismo, ad esprimere un anelito autentico di cambiamento: questo è quanto si respirava in quel corteo (al di là della presenza infima e strumentale di politici e burocrati), e che mi è sembrato di scorgere nei visi nelle parole della gente di Vicenza, fra i tanti giovani che sfilavano urlanti, gli anziani che dalle finestre applaudivano agli slogan, i bambini in corteo con i propri genitori. Insieme ad una convinzione, ingenua forse, ma determinata: che davvero l’esito di questa lotta dipende dal proprio impegno individuale e collettivo, e da nessun altro. Nemmeno i tentativi del governo di seminare paura hanno inquinato questo clima gioioso e determinato, né hanno inficiato la voglia di lottare e continuare ad autorganizzarsi.. Un cartello significativo diceva: “se i giornali sono la ferrovia delle bugie, la politica è un aeroporto di falsità”. Mi sembra l’inizio di un atteggiamento più sano, anche se insufficiente, da parte di chi vuole pensare ad un nuovo modo di impegnarsi per il cambiamento. Sempre meglio che confidare nella politica di palazzo, che parla di pace e vota per la guerra, invariabilmente sorda alle esigenze anche elementari della società.

Ps. Il post di oggi è il racconto che ci ha gentilmente inviato Gianluca (un tizio), che ha scelto di condividere il suo pensiero sulla manifestazione con noi del Satiro Saggio, che sentitamente ringraziamo.
Colgo l’occasione per invitarvi di nuovo a inviarci quanto riterrete opportuno contattandoci dagli indirizzi mail che trovate nella pagina dei Contatti, su questo o qualunque altro argomento.
Il Satiro Saggio siete anche voi.

foto: www.rai.it

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La vignetta saggia #006


February 23rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Iado

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L’abito non fa il monaco


February 22nd, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

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Q: “Oggi ho adottato un bambino africano a distanza”
D: “Come mai?”
Q: “Perché così adesso anch’io posso dire a qualcuno che è ‘il mio negro’*”
D: “Come si chiama?”
Q: “Non lo so, comunque lo chiamerò Philip”
D: “Philip?”
Q: “Philip è un nome meraviglioso per un bambino di colore. Ehi, Phil! Quel cotone non
si raccoglie da solo! Senti? Meraviglioso”
D: “Sei un mostro. Che si è dato alla beneficenza”
Q: “Perché? Non me lo spediscono?”
D: “No, cretino”
Q: “Ma io l’ho pagato!”

Battute a parte, sono fiero di me. Anzi, di 1/18 di me. Quel diciottesimo che ha acquistato una quota per l’adozione a distanza di un bambino/a grazie al Gruppo Insieme/Utopie Concrete/Bambini nel Tempo e, soprattutto, ad Antonella che è una persona straordinaria con cui ho intrattenuto un interessantissimo scambio di opinioni via mail. Se anche voi avete queste nobili intenzioni, potete rivolgervi direttamente a loro oppure ad una delle migliaia di associazioni che si occupano di questo (basta andare su Google e cercare ‘adottare a distanza’ e ne vengono fuori a frotte). Un piccolo consiglio che vi dò, affidatomi da uno stimato professionista del settore, è quello di appoggiarvi alle piccole associazioni piuttosto che a quelle grandi, in quanto saranno di meno i soldi spesi per mantenere l’organizzazione (in genere, circa un 20% variabile dei fondi raccolti viene speso per l’organizzazione e le campagne di sensibilizzazione). Per il resto, non fate molto caso alle vesti sotto cui si presentano tali associazioni, spesso ingannevoli poiché create da persone che per via della loro funzione guardano più alla sostanza, giustamente, che alla forma. A tal proposito vi narro un aneddoto simpatico.

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L’uomo per ogni momento


February 21st, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

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Un aspetto della politica italiana che non capirò mai, è come Clemente Mastella riesca ad essere dappertutto (giornali, trasmissioni, programmi radiofonici) avendo un partito che ha gli stessi numeri di un prefisso telefonico. Non so, è come se nella macedonia mancassero le ciliegie. E chi se ne accorgerebbe? Eppure Mastella, la ciliegina sulla torta dell’Unione, ad ogni tornata o discussione interna allo schieramento risulta ascoltato, vezzeggiato da destra e sinistra, microfoni, interviste sui quotidiani nazionali maggiori. Un mistero o se preferite un’incognita. Perché va avanti così da anni. In ordine cronologico la vicenda dei Dico dimostra ancora come il “Che” di Ceppaloni svolga un ruolo centrale nel dibattito del Ddl.

Sarò il più rotolante possibile. Neanche una parola sulle mezze stagioni. Giuro. Ma per il resto non si può certo dire che Clemente Mastella sia uno che si risparmi. Cambiando continuamente cappello come Fregoli, nelle ultime settimane ha rilasciato una quantità industriale d’interviste (tv, radio, giornali) come se il Premier fosse lui e perentorio va redarguendo: “Rifondazione deve restare all’interno dei suoi consueti paletti in politica estera” è la tremebonda minaccia. Ancora: “Ora la Margherita non può far finta di niente” riferendosi implicitamente ad un nuovo soggetto politico di centro. E infine rivolto ai Ds: “E’ giunta l’ora di pareggiare i conti”. Urca! Mi domando: ma cos’ha vinto, la controfigura di Carlo Verdone? Qualcuno l’ha proclamato re di Francia o dei Balcani? Ha fatto Bingo? Si è aggiudicato lo “Strega”? Niente di tutto questo. Ad ascoltarlo a “Porta a Porta” faceva paura. Una Senna tracimante. E allora molti hanno iniziato a non capirci più niente, preceduti da lui. Non sapeva quello che diceva, però lo diceva, facendo venire in mente quella volta che davanti a Montecitorio arrivò un taxi vuoto, aprirono la porta della vettura e ne scese Mastella.

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La Genesi del terrore


February 20th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

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In genere non mi piace ‘copincollare’ i lavori di qualcun altro, ma ho letto un interessantissimo editoriale di Luca Enoch (a sua volta copincollato) nel penultimo numero del suo “Gea” (”Gea” n.15, “Verrà un’orda straniera”) che si riallaccia magnificamente al mio post della settimana scorsa sul terrore come forma di controllo, governo e anche oppressione. Essendomi questo argomento molto a cuore, vi ripropongo l’editoriale nella sua interezza:

Giulio Busi, in un articolo scritto nel 2001 per un convegno internazionale sul messianismo ebraico, scriveva: “L’idea di un nemico lontano, la cui forza distruttiva vive della distanza e di una radicale alterità geografica, è elemento primario di apocalisse letteraria. Forse più terribile del nemico diretto, che si sperimenta per vicinanza nella realtà, l’antagonista irraggiungibile impersona sin dall’antichità il modello della paura collettiva. Già nel VI secolo a.C. compare la raffigurazione di un esercito minaccioso che si ammassa ‘nelle estreme regioni del settentrione’, pronto a portare la distruzione.

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C’era una volta l’Iraq


February 19th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

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Non si sa. E nessuno potrà mai dimostrarlo con certezza. Ma, una “banale” domanda mi frulla da mesi in testa: a che punto siamo? Voglio dire: quanti sono i morti prima e dopo la guerra? Il prestigioso Lancet ha lanciato nel settembre 2006 un sondaggio, riscontrando che la stima finale si aggirava, allora, sui 665mila morti. Non so che scrivere, se credere alle cifre snocciolate, se pensare, come d’istinto mi viene da fare, siano di più. Non lo so. So solo che l’Iraq è martoriato dalla mattanza della follia umana che trova il suo nome più prestigioso nel male in Gorge W. Bush. Il fatto che sia stato rieletto, è l’ennesima conferma che al peggio non c’è mai fine. Una parentesi, per chiuderla subito: Calderoli della Lega, l’uomo che basta guardargli la cravatta per capire di che sugo era condita la pasta che ha mangiato, ha rilasciato alle agenzie: “Macchè Pininfarina o Napolitano! La Fallaci, ancora in vita, era da eleggerla senatrice a vita”. Inutile parlare con chi ci dà di forca, sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere. Tornando all’Iraq e ai suoi morti, è bene notare l’indifferenza dell’Occidente nei confronti del Paese più sfortunato al mondo ad avere così tanto petrolio. Il Ciad problemi come quelli dell’Iraq non ne ha e infatti non se lo fila nessuno dimenticando, in questo modo, anche la guerra civile in corso e tutti i morti per Aids, fame e sete. Intanto a Baghdad gli attentati brillano al ritmo di decine di morti al giorno, case ridotte in macerie. Ieri 58 morti, oggi 80, domani 120, poi una scuola, un supermercato, un cinema. Eppure, a sentire il criminale di guerra numero uno al mondo, pare che la questione irachena sia chiusa, dopo l’ultimo e massiccio invio di 200mila marines, sostiene un Bush, ormai isolato anche dai repubblicani stessi. Quello che voleva, il controllo del petrolio, l’ha ottenuto per la gioia della lobby elettorale che l’ha sponsorizzato durante la corsa alla Casa Bianca contro Al Gore prima e John Kerry dopo. E ora, dopo aver aperto il vaso di Pandora in Medioriente, accade che il nostro interesse diminuisca di giorno in giorno. In tutti i tribunali italiani, c’è scritto un motto falso come la l’indecenza: “La legge è uguale per tutti” e i morti sono tutti uguali. E allora chi è in grado di rispondere a questa domanda si faccia pure avanti e m’illumini: per quale ragione l’attentato del kamikaze esploso su un’autobomba davanti ad una moschea sciita a nord di Baghdad tre giorni fa causando 90 morti ha trovato richiami grandi come un coriandolo in due testate e ignorato da tutti i telegiornali? Allo stesso livello, il 7 luglio a Londra, il giorno degli attacchi suicidi di Al Qaeda in metropolitana, morirono 50 persone. Ricordate? La sproporzione fra le due notizie, sia in quantità che qualità e spazi, è inquietante e la dice lunga su come vada il mondo. Delle esplosioni londinesi ne hanno parlato per quasi tutta la prima parte dell’estate giornali, radio e internet, aperture, prime pagine inutili, mentre dei morti iracheni, anche se sono quasi il doppio ad ogni alba insanguinata, ormai per loro c’è solo un’irresponsabile quanto atroce indifferenza. E allora, ditemi voi, perché non dovrebbero odiarci? Bush, tira meno coca, che a quelli come te, in quelle condizioni, le bombe lo eccitano. Li ha liberati da un dittatore sanguinario per rendere quella terra la palestra internazionale dei terrorismi di ogni religione e cultura. Dobbiamo temere profondamente l’indifferenza degli uomini “buoni”.

Edit by Q:
Il post di oggi ce lo manda il caro Matteo, per allacciarsi a quanto trattato nella settimana appena passata, il che mi ricorda anche di dirvi che se siete stati a Vicenza per la manifestazione e volete raccontarcelo, fate pure! Nella pagina dei Contatti troverete tutto ciò di cui avete bisogno. Ma non solo Vicenza: sentitevi pure liberi di dirci tutto ciò che vi passa per la testa (sempre che non riguardi le vostre caccole).
Per il resto c’è qualche novità all’orizzonte, ma ve ne parlerò al momento opportuno. Adesso preferisco semplicemente augurarvi una piacevole settimana in compagnia del Satiro Saggio!

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