August 29th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Senza una ragione, il dolore non si placa, si sa. E il ricordo della morte di Enzo Baldoni, inviato giornalista in Iraq, è simile ad un rotolar di ruote senza carro. Un inviato in guerra per conto suo, anche se era un collaboratore del settimanale “Diario”. Aveva un blog e l’utilizzava per organizzare i suoi spostamenti, incontrarsi nei crocevia della storia e della geografia con i convogli umanitari per aggregarsi a loro, come saltare in corsa su un camion scoperto e zeppo di donne e uomini sconosciuti. Se mi è concesso dalla retorica, Enzo era libero come la sua penna. Girava il mondo da solo nei posti più impantanati del pianeta, luoghi resi tali dai consigli d’amministrazione delle multinazionali, dalle case farmaceutiche che testano i loro prodotti in Darfur e poi se vanno bene glieli portano via perché servono a noi occidentali. Luoghi impantanati dagli uomini con le cravatte blu scure, camice bianche e polsini bianchi, quelli che con la leggera pressione di un proprio dito spostano da un terminale all’altro miliardi di dollari o euro. Lui era là, nessuno lo sapeva. Era un uomo felice di esistere le sue ore in mezzo al pantano di piscio e cemento appena citato. Diceva spesso: “Questo lavoro qualcuno lo dovrà pur fare!”
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July 25th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Per capire Giuliano Ferrara, secondo me, non è necessario scomodare gli psichiatri, però aiuterebbe. Per via del suo tortuoso cammino politico-culturale, che potrebbe essere paragonato ad uno schizofrenico del tipo “specchio frantumato”: ex comunista, ex craxiano, ora berlusconiano, a tratti pannelliano, filo-americano, filo-bushiano e ora cattolico neocon. E siccome non gli piace farci mancare nulla (la mole è li a dimostrarlo), un anno fa dichiarò orgoglioso di essere stato al soldo segreto della Central Intelligence Service, meglio conosciuta come Cia. A quando il remake del film “Un uomo per tutte le stagioni”?
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May 14th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

I mezzi di comunicazione ufficiali, come la televisione pubblica e privata, assecondano i giochi del potere politico destreggiandosi tra rimozione e censura delle notizie. Ciò ha dato origine per reazione al mito della controinformazione che Internet ha espresso con fenomeni come Indymedia. Oggi il modello Indymedia è in crisi e con esso un certo modo di fare giornalismo. Ha un senso parlare di crisi dell’informazione mentre “Time” consacra Internet come nuova democrazia dell’informazione? Bisogna prendere atto che, se il genere “scrivere di notizia” non è morto, il modo di fare informazione è per converso radicalmente cambiato. Ieri l’informazione era critica, oggi è affermazione. Non è inchiesta, ricerca di trame occulte, ma repertorio, sovrabbondanza di contenuti, enciclopedia, Wikipedia. Oppure esprime un’angolazione personale e si fa blog, forum, si colora di contenuti emozionali. Perchè oggi le grandi narrazioni sono ufficialmente morte e la storia lascia il suo posto al diario. I concetti tradizionali di informazione e controinformazione presuppongono da parte del giornalista che elabora la notizia, approfondimento, inchiesta e denuncia, anche a costo della propria incolumità personale. Nel cinema hollywoodiano il giornalista è presentato spesso come un eroe. Si pensi a “Tutti gli uomini del Presidente” o “Un anno vissuto pericolosamente”. Il reportage, scritto o filmato, trasforma la notizia in una inchiesta, inserisce gli eventi in un rapporto di causa effetto che conferisce loro il senso.
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March 28th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Alla Radio Televisione Italiana – RAI
nelle Sue sedi
e per conoscenza
a tutti i lettori di www.ilsatirosaggio.com
OGGETTO: Direttive d’investimento
Spett.le Direzione,
con La presente intendo comunicare le intenzioni che gradirei venissero prese per l’impiego della quota del mio canone per l’abbonamento televisivo, che ammonta per l’anno 2006 ad € 99,60.
Nella fattispecie, giudicando complessivamente il Vostro prodotto insoddisfacente (bilanciando gli aspetti positivi e quelli negativi), ritengo quindi giusto da parte mia comunicare le dovute correzioni che vorrei venissero fatte, perlomeno nella dimensione che mi riguarda.
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March 20th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

La droga più diffusa, potente e distruttiva dell’attuale società dello spettacolo, la televisione, ha puntato i cannoni di Navarone contro tutte le case d’Italia, con l’inizio della non so più quale edizione del Grande Fratello. Non parlerò mai più del Gf, come cercherò di ignorarlo (impresa improba), cedendo alla legge di Oscar Wilde, secondo il quale l’importante e parlarne, bene o male non importa, non del Gf, di qualsiasi fatto. Contento lui, Wilde, contenti tutti. Ma torniamo alla gabbia per umani del Biscione (ma perché non lo si chiama serpente una volta per tutte). Il clima è stato quello di sempre, un caotico Barnum virtuale che è capace solo di partorire un vuoto circolare a sé stesso. Tutti i giornali sono pieni delle nuove avventure dei ragazzi “ormonosi” del Gf, quanto a dire l’aria che cammina, il niente che c’invade con la sua insostenibile inconsistenza. Ciò che è più irritante di questa intrupment di illustri sconosciuti è la loro protervia senza motivo e il loro volto vacuo.
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March 14th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

La questione è effettivamente strana. Una notte come tante altre, smanettavo su questa benedetta tastiera piena di briciole e cenere. Sono quei momenti che ti senti leggero e ti lasci portare dove vuole il web. E il web mi porta al sito del Corrierone on-line e leggo una notizia curiosa cui nessuno -Tg, radio, carta stampata- aveva dato risalto. Le parole esatte non le ricordo in quanto è passato circa un mesetto o poco meno, tuttavia la sostanza della notizia sosteneva che il vicedirettore del Tg5, Cesara Buonamici, era implicata nell’affaire Vallettopoli e di una sua presunta operazione all’occhio riuscita malissimo, basta guardare la foto per capire. E infatti, nell’edizione serale che era diventato il suo spazio “naturale” di mezzobusto, non la vediamo più. Al suo posto c’è Didi Leoni che andava in onda di giorno. La notizia in sé non è in grado, come potenziale, di scatenare chissà quali reazioni scomposte e isteriche. E’ un fatto tra tanti e tra l’altro neanche dei più interessanti, a scrivere il vero. Vuoi farti mettere le mani addosso dai chirurghi plastici? Accomodati. Non è questo il punto. Ciò che è più interessante, invece, è quello che è successo dopo. Come ho letto la notizia, sono corso in cucina per farla leggere a mia mamma specializzata in gossip. Quando non ricordo il nome di un personaggio dello spettacolo vado da mia mamma e immediatamente ho la risposta. Le dissi: “Mamma, vieni a leggere perché la Cesarona non compare più in video”. Trenta secondi, il tempo di andare in cucina e tornare nel mio studio e scoprire che la notizia era scomparsa, introvabile, cancellata. A me non piacciono i dietrologi, come non mi piace Gianni Letta, a meno che non siano bravi nell’esercizio del dietro le quinte. Prendete un Giuliano Ferrara, come dietrologo è bravissimo, quasi quanto le boutade assurde, ma sempre interessanti, che lancia come anatemi. Senza offesa, ma le esposizioni del direttore del Foglio, più che colpire per il loro contenuto, colpiscono per la teatralità. Ma in questo caso ci chiediamo: Cesarona dove sei andata a finire? E quell’occhio, come mai ora somiglia a quello di Capitan Uncino? E Vallettopoli, cosa c’entra con te? Il pm di Potenza Woodcock perché ti ha convocata in procura? Solidali e con affetto a quella che ha fatto le scarpe a Lamberto Sposini, coadiuvata da Carlo Rossella l’incipriato, speriamo di rivedere la Cesarona al Tg5 serale. Possibilmente senza occhiali da sole. Se proprio volesse inforcare lenti offuscate, allora possiamo ricorrere a quelle “spiritose” di Lapo.
foto: www.atsm.info
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January 31st, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

‘Le ragazze più belle dell’Est’ è il calendario più cool di quest’anno. Non perché sia particolarmente bello, ma perché dopo tutto lo scandalo sulla prostituzione proveniente dall’Est europeo che c’è stato, qualcuno ha ancora il coraggio di svilire così donne che già godono di poche simpatie nel nostro Paese.
L’ho seguita a lungo quest’ondata di inchieste sulle ‘nuove schiave’, come piace tanto ai giornali (che trovano una parola e ci si gonfiano la bocca fino a scoppiare, tutti a galoppare sulla stessa onda), sia perché è una pratica che mi è particolarmente invisa, sia perché con essa ho visto nuove punte di bassezza giornalistica.
Sia chiaro, non c’è nulla di male nel fare inchieste sulla prostituzione, anche tutti insieme (’Il mucchio selvaggio’ non è solo un giornale, ma è l’insieme dei giornali italiani…cazzo), ma si deve aspettare che una di queste denunci i suoi papponi per poi gettarcisi tutti come sciacalli? La prostituzione è un problema che è sempre esistito, ed è sempre presente.
Infatti qual è stato il bilancio di tutto questo lavoro? Inserti del Messaggero, copertine dell’Espresso e di Panorama gemellate, Gatti travestito da battona senegalese…tutto questo per dire cosa? Che sulla Salaria a Roma e a viale Buenos Aires a Milano ci sono le peripatetiche su strada. E ci serviva il tesserino dell’Odg? Chiunque, semplicemente uscendo in macchina e percorrendo queste strade, avrebbe potuto accorgersene in qualunque momento della giornata. Quindi queste ‘inchieste’ potevano essere fatte in qualunque momento, usate come cavallo di battaglia imperituramente, senza aspettare che diventasse ‘la notizia del momento’.
La prostituzione è un problema grave, e va affrontato con costanza. La stessa Polizia non riesce ad arginare il fenomeno. Perché il problema non sta nella denuncia, ma nella scoperta dell’origine delle cause e nella cancellazione di queste. Come ci ricorda Rodotà, se si lascia alla tecnologia il compito di vigilare, si perde il contatto ‘umano’ con chi commette il crimine e ci si limita solo alla repressione postuma. Nella maggior parte dei casi i crimini vengono solo ’spostati’ (dove non ci sono telecamere), mai prevenuti o impediti (non c’è più il vigilante che tempestivamente interviene), e soprattutto ci si concentra solo sul momento dell’arresto, senza mettersi troppo a vedere cosa c’è ‘dietro’ tutto questo.
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January 15th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Non lo so. Faccio difficoltà a definire Welby un eroe. Sarà perché come termine è rimasto un po’ inflazionato dalla cronaca recente, sarà perché cinicamente credo che la figura ‘dell’eroe’ sia un po’ diversa. L’eroe si vota al sacrificio, a discapito della sua persona. Quello di Welby non è stato un sacrificio nella sua condizione forzata. Quella di Welby è una testimonianza.
Sento di vederla solo così, nulla più. Nono so nemmeno se ci sia il coraggio nella sua storia. E’ coraggio vivere così? Sì e no. Perché non è una scelta. C’è coraggio nel voler morire? In questo caso? Credo che rispondere non sia difficile. Ci sono situazioni in cui la vita e la morte si fermano, faccia a faccia: qui non esiste nient’altro. La morte è la via più rapida, forse la più facile, ma è cosi biasimevole rassegnarsi quando, probabilmente, non si può fare altro? E a chi spetta decidere quando si finisce nel limbo? Al medico, sicuramente. Non starò qui a discutere dell’eutanasia, di proposte di legge, di morte assistita, di risorse ospedaliere o altro. Per me l’eutanasia volontaria è libertà. Punto e basta. Uno stato che non legifera sulle possibilità non è di democrazia che parla, ma di altro. La morale non esiste. Ci sono solo le libertà. La mia finisce dove comincia la tua. Ma io devo avere, quantomeno, la possibilità di scegliere su ogni singolo aspetto della mia vita, solo nei limiti della libertà altrui.
Non parlerò nemmeno di circo mediatico, non mi piace che si critichi troppo la strumentazione dei Radicali, che di strumentazione trattasi, in quanto è servita a qualcosa, a tornare al dialogo sui diritti civili. Come per l’impiccagione di Saddam Hussein. Mi potrete dire che Pannella cavalchi l’onda, e sarò d’accordo, perché quanti muoiono silenziosamente dietro le quinte di una tendina d’ospedale per mano di medici caritatevoli, e quanti finiscono al patibolo ogni giorno in paesi come la Cina o gli Stati Uniti, che tante eminenti personalità radicali sembrano caldeggiare (sarà un’impressione mia, ma mi è sembrato che a volte Capezzone e la Bonino avessero un’aureola stelle e strisce)?
Comunque, dicevo, ben venga tutto quello che riapre il dialogo.
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