November 28th, 2008 - Saggiamente consigliato da Q

L’intervista di oggi è una perla di rara fama per gli amanti del fumetto, soprattutto italiano, come il sottoscritto. E’ con noi Luca Enoch, autore prima di Sprayliz e poi di Gea, magnifico fumetto di casa Bonelli conclusosi un’anno fa col saluto di 35mila lettori.
E, mentre pubblichiamo questa intervista con un discreto ritardo, in edicola approda la nuova “creatura” di Enoch: Lilith, con il primo numero dal titolo “Il segno del triacanto”!
(e quella qui sopra è una tavola tratta proprio dall’albo)
Caro Luca, ti ringrazio subito per la tua disponibilità e mi complimento con te per la conclusione della tua ultima fatica, quella di “Gea”, che dopo un bel po’ di anni ha visto l’epilogo della sua storia.
Una cosa che mi è sempre piaciuta di questo fumetto, oltre all’idea di fondo, è la marea di citazioni e riferimenti che vi si possono trovare, frutto sicuramente di un enorme lavoro di preparazione da parte tua.
Vuoi parlarcene un pò? Da cosa ti sei ispirato, come ti sei documentato, quanto tempo ti ha richiesto…
In Gea confluiscono dieci anni di documentazione mirata e di letture fatte, cinema e teatro visti negli anni precedenti. È un amalgama tanto vasto e complesso che è difficile averne un’idea precisa, anche per me.
Di certo rientra il mio interesse per le scienze occultistiche, quella massa di ciarpame che ha funestato l’ottocento e parte del novecento con la più grande accozzaglia di pattume dai tempi degli alchimisti. Però del “gran” ciarpame, a cui attingere a piene mani per costruire storie fantastiche. Poi entra il mio interesse per le civiltà e le religioni pre-bibliche, quelle che hanno fornito materiale e ispirazioni per coloro che poi si inventarono Yahwè e scrissero la Bibbia (intesa come Antico Testamento), lettura davvero affascinante, e lo scrivo senza alcuna ironia.
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December 3rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Quando sono stato in missione segreta al Romics, la fiera del fumetto di Roma, vestito da mio personaggio preferito (Q) la gente mi riconosceva, mi chiedeva autografi, mi proponeva serate a luci rosse e soprattutto mi diceva che ero un bravo cosplayer.
Al che mi sono chiesto: che diavolo è un cosplayer?
Mi ha gentilmente risposto una delle più note cosplayer italiane, Emi (trovate le sue foto qui).
Allora…cos’è il cosplay?
Diciamo che in generale è quella moda di diventare il tuo personaggio preferito per un giorno, in tutto e per tutto!
E per diventarlo devi assumere i suoi atteggiamenti, le sue movenze, ma soprattutto il suo look. E’ necessario quindi riprodurre con fedeltà i suoi abiti, ma anche oggetti particolari come monili od armi debbono essere il più fedeli possibile.
Spiegata così sembra una tortura e ti viene da dire “Ma chi me lo fa fare?”. Obiezione accolta, anche perché tante volte si spendono dei bei soldi…ma quando entri in fiera col tuo costume…innanzitutto non passi mai inosservata, perché qualcuno che ti chiede di poterti fotografare è immancabile. Poi capita che ti chiamino col nome del tuo personaggio, e sei felice che ti abbiano riconosciuta…quando infine iniziano a chiederti come hai realizzato il tuo costume, questo o quel particolare, per un momento rischi di cominciare a sentirti qualcuno!
Per me è questa la soddisfazione del cosplay: che non ho fatto tutta quella fatica per me soltanto, ma che qualcun altro ti ammira per quello che hai saputo fare!
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July 2nd, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Francamente mi sono un po’ stancato di ricordare ogni anno la morte di qualcuno che ho amato, come allo stesso modo mi sono stufato di dover scrivere qualcosa ogni volta che un amico ci deve lasciare. Poi arriva giugno, esattamente il 16 giugno del 1988, a Montepulciano, dove viveva Andrea Pazienza per poi morirci, e mi sento la sciolina sulla punta delle dita. Così come sono stanco di scrivere quanto fosse unico, irraggiungibile, fantastico (che palle, davvero, ormai lo sappiamo che tratto avevano i suoi pennarelli e che fantasia possedesse) il “meridionale più alto d’Italia” nella sua arte priva di latitudini e coordinate. Basta commemorazioni usuali e sì al ricordo del Paz (questo sarà il decimo pezzo che scrivo su di lui) pensando che sia ancora vivo, consapevole che qualsiasi momento non è mai adesso. Almeno per chi non c’è più.
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May 23rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Visto che siamo in vena di ringraziamenti, ringrazio apertamente kapadepetra per avermi riportato alla memoria questo bellissimo pezzo di Tiziano Sclavi, che pubblico nella sua interezza.
E’ “La Ballata della Morte”, tratto dal numero 10 di “Dylan Dog”, dal titolo “Attraverso lo specchio”. Questo nome non indica una sola composizione, ma tutta una serie di ballate ispirate appunto al tema della Morte, conosciute come “Totentanz”. Per chi volesse leggerle può fare un saltino qui.
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February 20th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

In genere non mi piace ‘copincollare’ i lavori di qualcun altro, ma ho letto un interessantissimo editoriale di Luca Enoch (a sua volta copincollato) nel penultimo numero del suo “Gea” (”Gea” n.15, “Verrà un’orda straniera”) che si riallaccia magnificamente al mio post della settimana scorsa sul terrore come forma di controllo, governo e anche oppressione. Essendomi questo argomento molto a cuore, vi ripropongo l’editoriale nella sua interezza:
“Giulio Busi, in un articolo scritto nel 2001 per un convegno internazionale sul messianismo ebraico, scriveva: “L’idea di un nemico lontano, la cui forza distruttiva vive della distanza e di una radicale alterità geografica, è elemento primario di apocalisse letteraria. Forse più terribile del nemico diretto, che si sperimenta per vicinanza nella realtà, l’antagonista irraggiungibile impersona sin dall’antichità il modello della paura collettiva. Già nel VI secolo a.C. compare la raffigurazione di un esercito minaccioso che si ammassa ‘nelle estreme regioni del settentrione’, pronto a portare la distruzione.
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