March 18th, 2009 - Saggiamente consigliato da Q

Tra il 1968 ed il 1969 il mondo prese una strana piega, soprattutto gli Stati Uniti, che occuparono svariate pagine di cronaca nerissima e di una certa importanza.
Mezzo milione di giovani americani finiscono in Vietnam. Un intero sogno si infrange con l’omicidio di Martin Luther King. La Russia entra a Praga. In un cottage ad Hartfield viene trovato senza vita Brian Jones, uscito appena un mese prima dai Rolling Stones e molto vicino a John Lennon e Yoko Ono.
Jones da tempo si diceva in disaccordo con la musica degli Stones, che erano all’apice della carriera, del gossip, del freak. Malelingue vogliono motivo della separazione i suoi presunti contrasti con Mick Jagger, frontman della band geloso da sempre del carisma di Jones, e con Keith Richards, nuovo compagno della sua ex Anita Pallemberg. Sempre lei avrebbe spinto Jagger ad avvicinarsi al culto di Lucifero, cosa che lo metterà in contatto col cineasta forse più esoterico di tutta Hollywood, Kenneth Anger, che sorprenderà durante il concerto tributo a Brian Jones (Hyde Park, 1969) quando, con una tunica da paggetto bianca, reciterà il poema “Adonais” di Percy Bysshe Shelley, un vero inno alla morte che turberà Anger al punto da spingerlo ad interrompere le riprese dell’evento che egli stava compiendo nella speranza di poter usare il materiale per qualche nuovo film.
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July 2nd, 2008 - Saggiamente consigliato da Kapadepetra

Facciamo i conti con un mito underground degli anni Novanta.
Una storia che lo accomuna ad altri cantautori, senza modo di vivere il successo prima della morte, avvolti in una spirale maledetta, spesso immersi nei misteri più torbidi. Jeff Buckley ha visto, o chissà, magari non ha fatto in tempo, il fondo del Mississippi. Niente alcool né droga nel suo sangue. Ha voluto fare un bagno. Vestito. E’ sparito, e la rockstar l’hanno ritrovata cadavere due giorni dopo, “portata in braccio dalla corrente”. Un soldatino dell’esercito di quelli che nella loro musica si perdono, spendono, dilaniano.
Ma Jeff Buckley non è un Nick Drake (una produzione impressionante in pochissimo tempo, ingiustamente costellata di flop): all’attivo aveva solo un Ep (Live at Sin-E) e un disco (Grace), tra l’altro ben accolto; con Tom Verlaine stava lavorando sodo a un secondo progetto; tutte le carte erano pronte da giocare, per uscire dalla nicchia e crescere accanto ai più forti, senza nulla da invidiare a nessuno; in eredità un cognome che era tutto un programma, ma di certo il ruggito di Jeff eguagliava in gloria quello del padre Tim, e forse addirittura vinceva in freschezza, in energia vitale.
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October 15th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

“Andiamo Francesco. E’ ora!” “Ehhh… arrivo, arrivo…”
Di là, oltre il back stage, c’è un concerto nella notte oltremodo autunnale (piove come le rane nel film “Magnolia”) ch’è scesa oltre le mura del palazzetto e Guccini parla ancora con i musicisti, gli amici, la band per intero, prende in giro il suo tastierista Vince Tempera e ogni tanto col calice di un bianchetto in mano e una Marlboro nell’altra, mi volge lo sguardo per farmi capire che sono ospite gradito. Bene. Tutto è a posto.
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August 27th, 2007 - Saggiamente consigliato da Kapadepetra

Chi approda al Sziget per la prima volta è marchiato a vita.
Vuole tornarci, e non si tratta della fatua volontà di quando sei stato bene in vacanza e prometti a te stesso, tutto mogio e scolorito.
E’ una voglia sincera, di chi ha sentito di vivere al cento per cento i propri vent’anni. Di chi si porta nei giorni un’esplosione difficile da accantonare nei ricordi estivi.
Capita di alzarti durante la notte senza voler sapere che ore sono, per assaporare ancora un po’ quella distensione temporale incredibile. Sull’isola non sei obbligato a dormire, a mangiare, a respirare al solito ritmo, e un giorno è un calderone di immagini e discorsi e note che vale una vita intera…
E’ impossibile tornare ordinati. Impari ad anteporre l’emozione e l’io estroverso a qualsiasi altra azione, in un delirio colorato che ormai avvolge il tuo modo di rapportarti agli altri.
Immagina di trovarti costantemente tra valanghe di corpi, favelle assurde o conosciute, strane maschere, occhi e sorrisi di amici e fratelli mai visti, eppure…
E’ una sorta di incantesimo spontaneo, le timidezze crollano in un soffio, la smania di comunicare ti scuote il midollo, e poco importa non sapere le lingue: ballare, gesticolare, sorridere, è lo splendido passepartout che annulla ogni identità costruita.
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August 1st, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Sono perfettamente conscio, e con un ottimo grado di approssimazione, che questo non è un blog su cui copincollare testi musicali, lasciarli lì a commentarsi da soli magari con un template tutto nero e pieno di glitter.
Ma oggi facciamo un’eccezione, poiché mi sono imbattuto in quello -con tutto il rispetto per gli altri- che ai miei occhi è un capolavoro.
Questa canzone non parla di amore, di cuori infranti o di amanti che non tornano. Questa canzone parla di Hitler, della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo.
Ed è la migliore satira a riguardo in cui io sia incappato.
Non conoscevo questo lato di Mel Brooks, che sapevo sì un accanito satiro antinazista (e vorrei vedere), ma con “To be or not to be (The Hitler’s rap)” del 1984 raggiunge vette di umorismo satirico che a riguardo restano ancora ineguagliate, se non da se stesso con “Springtime for Hitler” (cui la foto di copertina si riferisce), il musical del film “The Producers” (di cui consiglio sia la versione del ‘63 che quella del 2005, molto diverse fra loro).
Su YouTube troverete facilmente i video di entrambi i pezzi, perciò vi lascio in compagnia del testo.
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April 23rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Apoteosi dark. “Rocky Horror Picture Show” ha portato in trance il popolo della notte (ma non solo). Azzurri e rossi gli occhi, tacchi a spillo, giarrettiere, ombelico in vista, unghie affilate e grandi cappelli e pelle, tanta pelle su cui assaporare pori altrui. Una fisarmonica stordente e contagiosa, febbricitante. Questo è il “Rocky Horror Picture Show” che tutti voi sicuramente conoscete da secoli, con la sua carrellata di brani-cult, da “Time Warp” a “Sweet transvestite”, da “I’m going home” a “Double feauture”. Il musical di Richard O’Brein è un inno alla bisessualità e alla trasgressione. Un’opera teatrale dal ritmo mulatto, meticcio, scene gonfiate da un’inesauribile vitalità gargantuesca, raffiche di doppi sensi e doppi sessi come se piovesse. E infatti piove quando Brad e Janet, due sposini impacciati e candidi che, causa un guasto alla macchina, finiscono a “Frankestein Place”. Metafora, immagino io, del “battello ebbro”.
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April 16th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Chi si rivede, l’artista maledetto. Dopo una generazione di rockstar salutiste, atleticamente orientate alla cyclette e al succo di carota, cinicamente dedite al ricambio del sangue e alla camera iperbarica, proletariamente impegnate a metter su famiglia e santificare la patria, e dunque destinate a durare, anche artisticamente, fino alla vecchiaia, con l’insano exploit di Kurt Cobain, torna alla ribalta il musicista disperato e autolesionista, candidato a fine prematura. Nella foga di scrivere, mi sono reso conto dell’errore che ho commesso e che voi lettori ancora non sapete. L’errore è chiamare, definire, ritenere Keith Richards (chitarrista storico dei Rolling) un soggetto dedito a metter su famiglia. In un’intervista recente ammette, con fare di attore consumato (confida il giornalista autore dell’intervista), che non si è saputo trattenere dal mescolare dosi di cocaina alle ceneri di suo padre defunto e tirare la miscela spuria su per le narici. Salvo poi il giorno dopo rivelare alle principali agenzie del mondo che era tutto uno scherzo. E già, su queste cose, il malvagio Richards, è secondo a pochi. Una cultura, quella dell’annichilimento operoso del rock, a tutto vantaggio della case discografiche e dell’industria dello show-business, per la quale non poche carriere musicali si sono dimostrate, alla lunga, più redditizie “da morto” che “da vivo”.
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January 26th, 2007 - Saggiamente consigliato da Iado
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