A proposito di MCS


June 8th, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

Gentilissimo Q,

riassumere la mia storia clinica è estremamente complesso, in quanto sono affetta da 16 anni dalla MCS e il mio stadio è grave. Proverò a darle informazione di base.
Esistono diversi stadi della malattia, lieve, medio, grave e totalmente disabilitante, appartengo a quest’ultima categoria oggi sono un’invalida al 100%, con legge 104 e assegno di accompagnamento ho 50 anni.
Il corpo in base predisposizioni genetiche e fisiche, ma soprattutto il tipo, durata e intensità delle esposizioni (acute o croniche) perde la capacità di detossificare le sostanze chimiche e i metalli pesanti, ammalandosi. Quando il vaso trabocca (un’immagine suggerità dagli USA) anche le minime tracce e le sostanze comunemente tollerate dalla popolazione  in generale creano sintomi, questa è una strada di non ritorno, in quanto si perde la capaità di tollerare l’ambiente esterno.
Anche se le cure sono ancora sperimentali, imalati stranieri specialmente in USA vengono curati e migliorati, anche se non guariti. Questo significa che la riesposizione a certe sostanze, può ricreare i sintomi e portare nuovamente a peggioramenti e aggravamenti.
Alcuni come me, si sono trovati ammalati da un giorno all’altro ed è stata evidente la causa  scatenante che ha fatto traboccare il sistema.
Ma guardando a ritroso nel mio passato c’erano state tantissime esposizioni ambientali e che hanno creato il terreno adatto all’instaurarsi della MCS. Le ho apprese studiando pubblicazioni e ricerche, in particolare esposizioni al cancerogeno cloruro di vinile lavorato nel petrolchimico di Ferrara fino agli anni 90. Vivendo a ridosso di questi grandi impianti ho avuto esposizioni copiose come ammonica, polveri sottili, metalli pesanti, solventi. In questa città abbiamo  inoltre tre inceneritori ( con emissioni anche di diossine), due per uso civile e uno per sostanze tossiche industriali. Poi per altri 20 anni ho vissuto a pochi metri da un impianto di clorazione dell’acqua e alle cappe aspiranti di laboratori biologici con emmissioni costanti di miscele di solventi. L’acqua dell’acquedotto pubblico erogata è recuperata dal fiume Po, dopo che ha raccolto tutti gli inquinanti di tutto il nord Italia, oggi c’è un impianto all’avanguardia, ma non in passato.
Inoltre ho vissuto sempre in casa infestate dalle muffe (questo dato è tenuto in gran conto per danni alla salute in USA). Mi sono trovata in situazioni abitative e lavorative dentro a locali che facevano  ristrutturazioni architettoniche con le persone all’interno, con inevitabili esposizioni a muffe, polveri, piombo, amianto, solventi e vernici, gomme, ecc…
Avendo  purtroppo molte patologie  anche genetiche, mi sono stati prescritti costantemente farmaci sin da bambina, che hanno dato reazioni allergiche e anafilattiche negli anni, in particolare i medicamenti per il glaucoma sono citati in studi per aprire la strada alla MCS. Da bambina sono stata esposta al fumo passivo di familiari.

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Razzistissimi 2010


May 23rd, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

Ricevo e pubblico da Alfred Breitman dell’EveryOne Group:

Milano, 21 maggio 2010. E’ stato approvato al Consiglio dei Ministri il “permesso di soggiorno a punti”. Con i “punti” da assegnare e togliere agli immigrati, come facevano alcuni negrieri con gli schiavi delle piantagioni di cotone, l’Italia tocca il fondo della xenofobia. La scusa per emanare tale aborto è stata: “E’ uno strumento che esiste già in Canada”. Non è vero, perché il soggiorno a punti canadese, elaborato dal team del ministro per l’Immigrazione Jason Kenney dopo aver ascoltato le opinioni di tutte le ong e degli specialisti nei fenomeni dell’immigrazione e della convivenza fra etnie ospitanti e migranti, è un sistema che aiuta l’immigrato a inserirsi positivamente presso la comunità ospitante, apprendendone le leggi, le usanze, la Storia, la cultura e le caratteristiche. Il welfare canadese funziona come un orologio e chi entra nello Stato si trova davanti un percorso che lo può condurre a una piena integrazione e anche a raggiungere posizioni di grande prestigio e responsabilità. Chi invece fa fatica a comprendere il nuovo tessuto sociale, viene seguito e sostenuto; in particolare i bambini e l’uinità dela famiglia sono in cima al novero delle attenzioni da parte delle Istituzioni. In Italia avviene il contrario e manca completamente un sistema di welfare, sostituito dalla demagogia intollerante, come se i programmi di integrazione togliessero qualcosa alla cittadinanza. Il percorso a punti diventa quindi un micidiale calvario e a ogni “stazione” il migrante si trova a temere di perdere ogni diritto. Qui da noi tutto è ostile, per lo straniero. Mentre una Direttiva europea fissa a dieci anni il periodo massimo di permanenza in uno Stato per ottenere la cittadinanza, per esempio, da noi i dieci anni devono essere di residenza e le autorità controllano che tale periodo sia trascorso esaminando i certificati storici di residenza, senza tenere conto che per uno straniero, specie se povero, è quasi impossibile avere sempre casa con regolare contratto, lavoro con regolare assunzione, tessera sanitaria ecc. Ma anche nel caso miracoloso che i dieci anni siano dimostrabili, dal momento della domanda, che si può presentare solo allo scadere del decimo anno di residenza, all’accettazione della stessa passano altri quattro anni. Se si considera che durante il primo anno di permanenza nessuno ottiene la residenza, occorrono minimo 15 anni, in Italia e da nessun altra parte nel mondo, per avere la cittadinanza. Per non parlare del permesso di soggiorno, il cui rinnovo è sempre una tappa tragica per l’immigrato. Basta perdere il lavoro o non riuscire a trovare casa con affitto regolare (per gli stranieri l’abitabilità è quasi una chimera e i requisiti richiesti scoraggiano i proprietari dall’affittare loro gli appartamenti) per diventare in un amen “clandestini” e quindi, in basa alla Legge 194, criminali, soggetti a retate, arresto, detenzione fino a sei mesi nei Cie (carceri-lager per immigrati) ed espulsione.

Ma torniamo ai “punti”, che in Italia sono veri e propri “punti-vita”, come nei giochi di ruolo e nei videogame. Qualcuno spieghi in base a quale criterio il migrante può essere punito in misura gravissima (l’espulsione lo condurrà in un Paese da cui è già fuggito, quasi sempre a causa di un’emergenza umanitaria; contemporaneamente, i suoi familiari resteranno soli in Italia, esposti a qualsiasi pericolo) in base a un regolamento che non dovrebbe avere valore giuridico? Per punire le colpe ci sono già le leggi dello Stato e i tribunali: togliere ulteriori “punti-vita” diventa una condanna la cui natura sfugge al buon senso, una condanna senza diritto alla difesa e senza giudice. Inoltre, mettere nelle mani di insegnanti di lingue (magari leghisti), vigili urbani, forza pubblica e chissà chi altri il destino di uomini, donne e bambini è una grave violazione della Costituzione e delle Carte sui diritti fondamentali. Ma vi è una cosa che va ripetuta e sottolineata mille volte: chi viene punito fino a ritrovarsi a zero punti, viene espulso e il provvedimento colpisce anche i figli (che restano senza sostegno o sono costretti a tornare in Paesi dove esiste crisi), la moglie (o il marito), le persone per cui lo straniero lavora (si pensi a una badante). Quando mogli e figli restano in Italia da soli, rimangono loro la prostituzione o la schiavitù per sopravvivere. A questo proposito, i casi di donne costrette a “prestazioni speciali” in cambio di assunzione (o di una casa con regolare contratto di affitto) sono ormai la regola, visto che il permesso di soggiorno è diventato vitale. La legislazione e i provvedimenti riguardanti l’immigrazione in Italia sono folli. Il soggiorno a punti è solo l’ultima sadica e scriteriata invenzione di un potere xenofobo, dettato nelle sue linee da puro odio razziale e da cancellare, prima che qualcuno, irresponsabilmente, lo prenda a modello fuori dall’Italia. La legge 194 sull’immigrazione sta producendo a propria volta effetti devastanti; persone lungosoggiornanti -protette da una Direttiva europea contro la discriminazione - vengono imprigionate nei terribili Cie ed espulse se perdono il permesso di soggiorno, magari dopo vent’anni che vivono qui (è successo). Certo, un giorno l’Italia si vergognerà di ciò che ora accade, ma sarebbe tempo di vergognarsi e fare qualcosa adesso, avvalendosi, per creare leggi giuste e rispettose della dignità e della vita di tutti, del patrimonio di esperienza di cui dispongono gli specialisti nel campo dei Diritti Umani, gli studiosi dell’immigrazione, del razzismo e dei fenomeni persecutori, nonché gli operatori umanitari.

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Quando la pena di morte è indiretta


May 14th, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

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Ricevo e pubblico da Roberto Malini.

Aumentano le morti in carcere. Il sovraffollamento. L’incidenza degli stupri
Milano, 26 febbraio 2010. Morti in carcere: crescono i suicidi. Ai dati sul sovraffollamento e i trattamenti inumani e degradanti, che inducono molti detenuti a togliersi la vita, devono essere aggiunti quelli legati agli stupri e agli abusi sessuali su detenuti, che vengono taciuti persino dalle associazioni umanitarie per un incomprensibile senso del pudore. Il Gruppo EveryOne ha raccolto negli ultimi cinque anni segnalazioni di numerosissime violenze e coercizioni sessuali subite da detenuti, soprattutto in giovane età. Considerata la mancanza di strumenti atti a tutelare l’internato dagli abusi e in base alle testimonianze raccolte dagli attivisti EveryOne si può stimare che si verifichino nelle case circondariali italiane almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno. E’ una dato che corrisponde al 40% degli stupri totali che avvengono in Italia. “Quando entri in carcere,” hanno rivelato alcuni ex-detenuti a EveryOne, “se sei giovane o comunque hai un aspetto gradevole, diventi necessariamente la ‘fidanzata’ di un detenuto oppure vieni ripetutamente violentato dai prigionieri che hanno più potere e considerazione nella gerarchia che esiste dietro le sbarre. Oltre allo stupro anale, il giovane detenuto viene costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto. Molti ragazzi si tagliano le braccia, le gambe, il petto, il viso e compiono altri atti di autolesionismo per sottrarsi a tali pratiche. Altri tentano il suicidio. La violenza su un giovane in carcere non è considerata un atto omosessuale, ma una manifestazione di forza virile e di potere. I direttori, le guardie e gli educatori tollerano questo stato delle cose, ritenendolo parte della pena da scontare, perché per molti di loro la prigione deve essere un inferno. Vi sono anche guardiani ed educatori che provano eccitazione, di fronte a questo mondo dominato da uno spietato sadomasochismo”. Esistono diversi studi che dimostrano l’incidenza delle violenze sessuali rispetto ai tentati suicidi in carcere, eppure in Italia non si è fatto nulla, finora, per prevenire questo fenomeno. Cattività, noia, mancanza di assistenza ai detenuti e mancanza di programmi di convivenza civile favoriscono l’affermarsi di una società deviante, basata sull’interazione fra ruoli dominanti, spesso sadici e ruoli sottomessi, vittime di violenze gravi. Le testimonianze raccolte dagli attivisti EveryOne conducono a una conclusione evidente, che pone la realtà delle violenze sessuali in carcere - una realtà ignorata dalle autorità competenti e spesso, inspiegabilmente, anche dalle organizzazioni umanitarie - fra le cause prime dei suicidi, dei tentati suicidi, degli atti di autolesionismo, delle sindromi depressive e di diverse forme di psicosi da cattività.

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L’Italia è il paese che ano


April 25th, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

In questa importante giornata per il nostro Paese, volevo celebrare con un paio di articoli inviatimi dall’EveryOne Group per ricordarci che il fascismo ormai è molto, molto lontano dalla nostra politica.

Cernusco sul Naviglio, 12 aprile 2010. In Italia, dopo l’approvazione della legge razziale nota come “pacchetto sicurezza”, sono sempre più frequenti i casi di esseri umani respinti da ospedali e medici perché “clandestini” o con la tessera sanitaria scaduta. A Cernusco sul Naviglio è morta il 3 marzo scorso una bambina di origine nigeriana, che aveva appena 13 mesi. Giunta al pronto soccorso in piena notte, gravemente sofferente e in preda ad attacchi di vomito, è stata dimessa senza nessuna visita. Il referto riporta poche parole: “Buone condizioni generali”. Una volta fuori, le sue condizioni sono peggiorate e la famiglia l’ha ricondotta al pronto soccorso, dove però non è stata neanche visitata dai medici di turno perché il padre, Tommy Odiase, aveva la tessera sanitaria scaduta. “Non possiamo visitarla né ricoverarla,” hanno spiegato i sanitari. La famiglia, distrutta dal dolore, ha presentato una denuncia a carico dell’ospedale, per omicidio colposo ed è seguita dall’avvocato Marco Martinelli. “E’ importante che si faccia giustizia, anche se in questi casi, che non sono rari,” commenta il Gruppo EveryOne, “le strutture sanitarie italiane mettono in moto i loro uffici legali, cercando ogni cavillo per smentire le dichiarazioni delle vittime o addirittura capovolgere la realtà, all’unico fine di uscire ’senza macchia’ di fronte al ministero della Sanità, che li finanzia. Noi stessi ci siamo trovati di fronte a casi drammatici di mancata assistenza, ricevendo smentite e intimidazioni da parte degli ospedali. Rimane una tragedia dolorosissima, la morte di un altro essere umano innocente a causa delle leggi razziali che esistono in Italia e di cui sono responsabili le Istituzioni che le hanno emanate, i partiti di opposizione che non le hanno combattute, la stampa che ne ha censurato la natura criminale, anticostituzionale e antidemocratica e tutti coloro che partecipano attivamente o con la loro delazione alle operazioni di persecuzione etnica in corso da alcuni anni nel nostro paese”.

Udine, 14 aprile 2010. La settimana scorsa è morta a Udine, presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia, una neonata, i cui genitori sono musulmani. E’ stata sepolta al camposanto di Paderno, nell’area riservata ai defunti di fede islamica: 200 fosse orientate sull’asse nordest-sudovest, in direzione della Mecca. Subito dopo la cerimonia, i rappresentanti della Lega Nord e del Pdl - sedicenti portavoce di tutti i cristiani di Udine - hanno protestato: secondo loro la sepoltura della piccola sarebbe “irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione”. E’ prevista sabato prossimo una macabra iniziativa della Lega ovvero una raccolta firme contro la tumulazione della neonata (secondo alcuni, chiederanno di disseppellire il suo corpicino per interrarlo altrove) e per chiedere al comune di eliminare dal cimitero l’area destinata ai morti di religione musulmana. Già nei mesi scorsi la decisione del Comune di riservare un’area del cimitero ai musulmani, come avviene in tutte le città dell’Unione europea, aveva provocato le proteste della Lega, che aveva raccolto 1.700 firme e promosso una fiaccolata contro la concessione dello spazio cimiteriale. 

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Comunicato stampa COISP 20 marzo 2010


April 15th, 2010 - Saggiamente consigliato da Q

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Ho pensato di riproporlo, per non dimenticare che di berlusconismo ce n’è per tutti.

COISP. Comunicato stampa del 20 marzo 2010

Oggetto: Il Pdl attacca la Questura di Roma sui numeri della manifestazione di ieri. Maccari (COISP): “Questo Governo è una farsa senza precedenti… non perde tempo per pugnalare la Polizia alle spalle, si vergogni!”

Un Governo che sfila contro un altro potere dello Stato (visto che ieri a Roma abbiamo sentito solo slogan contro la Magistratura che è un potere dello Stato) e che smentisce i propri organismi (visto che stamattina gli organizzatori della manifestazione di Roma contestano i dati della Questura che, se qualcuno se lo fosse dimenticato, è composta da uomini della Polizia che si chiama di Stato…).

Questo è il paradosso kafkiano, il festival dell’assurdo che sta vivendo in questo momento l’Italia, probabilmente senza neanche accorgersi della gravità di quanto accade. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia - attacca duramente le osservazioni dei rappresentanti del Governo e lo stesso Premier che “nel tentativo di accreditare un altro suo fallimento - dice Franco Maccari - fa pronunciare ai suoi uomini parole dai contenuti pericolosissimi. Cosa spera di ottenere se Gasparri parla di un Questore in coma etilico e Cicchitto definisce la Polizia deviata? Glielo diciamo noi cosa otterrà - dice ancora Maccari - un violento scontro sociale senza precedenti in cui i mandanti, questa volta in maniera palese, (in altri tempi lo furono in maniera oscura), saranno proprio i rappresentanti del Governo che dovrebbero tutelare la società e non darla in pasto ai beceri istinti di chi, nel nome di un’impunità che sente arrivare dall’alto, si sentirà autorizzato a sbeffeggiare il lavoro di tutti quei Poliziotti impegnati nella tutela della sicurezza e della legalità”.

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Transazioni sicure


December 28th, 2009 - Saggiamente consigliato da Q

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Ricevo e pubblico da Roberto Malini, dell’EveryOne Group:

“Il cadavere di una trans, rinvenuto dalle autorità in un sacco della spazzatura su una sponda del Tevere a Ostia Antica, propone ancora, tragicamente, domande inquietanti riguardo alla situazione di pericolo in cui versa oggi la comunità transgender, dopo lo scandalo che ha rivelato intrecci pericolosi fra politica e criminalità” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne. “Chi sa o muore, o è costretto a fuggire alla chetichella, oppure a tacere, raggiunto da intimidazioni e minacce gravi. La condizione delle persone trans straniere e senza permesso di soggiorno è ancora più grave,” continuano gli attivisti, “perché ai pericoli derivanti da possibili scandali sessuali, con coinvolgimento di politici e autorità, si aggiunge la loro condizione di ‘invisibili’, una condizione creata dal famigerato pacchetto sicurezza. Il suicidio della persona trans 34enne, verificatosi il giorno di Natale nel Cie di via Corelli a Milano, è il più recente tassello di un disegno preoccupante, che pone la comunità transgender in uno stato di ansia e pericolo; ma i casi che autorità e media hanno fino a oggi sottovalutato sono decine”, spiegano Malini, Pegoraro e Picciau. “Basti pensare alle aggressioni violentissime di persone trans avvenute a Roma il 15 ottobre scorso, agli innumerevoli atti di intemperanza e violenza contro la comunità transgender, fino al duplice omicidio di Gianguarino Cafasso, protettore di prostitute trans, e della povera Brenda, colpevole di conoscere e frequentare nomi molto in vista”.

Attivisti del Gruppo EveryOne e di altre organizzazioni umanitarie stanziati a Milano, Roma e in altre città italiane segnalano in questo periodo retate da parte delle autorità nelle zone frequentate da persone trans extracomunitarie. “Quando non hanno il permesso di soggiorno,” raccontano i rappresentanti di EveryOne, “vengono caricate su cellulari e condotte nei Centri di identificazione ed espulsione, dove rimangono fino a sei mesi, in condizioni disumane e a rischio di abuso, mentre i centri negano l’ingresso alle associazioni umanitarie che vorrebbero offrire loro solidarietà e assistenza. In particolare a Roma, dove è esploso qualche tempo fa il caso Marrazzo, sembra quasi che si cerchi di far piazza pulita, per quanto riguarda le trans”.
Il Gruppo EveryOne fa notare che nessun programma di assistenza e nesun numero verde è stato istituito per consentire alle persone trans che conoscono gli intrecci fra politica e criminalità di essere tutelate; al contrario, in Italia vengono intimidite e ammazzate senza che nessuno alzi un dito. E’ importante” concludono i presidenti dell’organizzazione, “che Marrazzo e gli altri politici coinvolti parlino e comunichino alle autorità i nomi di chi potrebbe essere mandante degli omicidi (di Brenda e del caso di oggi, risalente almeno a un mese fa) ovvero dei politici che frequentavano le vittime. E’ importante che si isituiscano forme di tutela per le persone trans che possono aiutare le autorità a identificare i mandanti e gli esecutori, con programmi di protezione, e che si sospendano le retate, che ottengono il solo sciopo di allontanare tanti potenziali testimoni”.

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Appello per i Rom di Pesaro


November 16th, 2009 - Saggiamente consigliato da Q

Ricevo e pubblico dall’EveryOne Group:

Pesaro, 16 novembre 2009. A Pesaro, con un blitz orchestrato da Comune e Prefettura, decine di agenti di forza pubblica e poliziotti municipali hanno evacuato in data odierna l’edificio di via Solferino in cui erano rifugiati circa 30 Rom romeni, fra cui malati di patologie gravissime, in cura presso l’Ospedale San Salvatore. Nessuna assistenza è stata fornita, se non da alcuni cittadini che non hanno perso la loro umanità. Si sono perse le tracce di alcune persone, che si sono allontanate in preda al panico e alla disperazione. Sono state allertate le strutture sanitarie dopo che gli individui più deboli hanno subito malesseri dovuti al maltempo e alla tensione. Il Gruppo EveryOne sta cercando di identificare soluzione alternative per accoglienza urgente, prima che scenda il gelo notturno, che metterebbe in serio pericolo di vita i malati di tumori (fra cui Mia Copalea, in condizioni gravissime) e i pazienti cardiopatici. E’ una lotta disperata contro il tempo e ricordiamo che durante il precedente sgombero di via Fermo, sempre a Pesaro, si sono registrate vittime.

L’Ospedale San Salvatore ha offerto supporto sanitario ai casi gravi, mentre alcuni cittadini stanno organizzandosi per fornire agli sfollati coperte e viveri (ed eventualmente identificare un terreno, anche agricolo, su cui creare un accampamento di soccorso). Alcuni parlamentari si stanno mobilitando perché non si aggiungano abusi agli abusi, ma la priorità è un piano di soccorso urgente, a cui chiamiamo le componenti antirazziste di Pesaro (e non solo). Stiamo allertando Istituzioni nazionali ed europee, Commissario ONU per i Diritti Umani, Corte europea dei Diritti Umani, Corte Internazionale de L’Aja. Tuttavia le loro posizioni richiedono tempo, tempo che la comunità Rom di Pesaro, in condizioni tragiche dopo i molti eventi persecutori, non ha. Chiunque abbia idee o volontà di partecipare all’azione urgente di soccorso, ci contatti senza indugi.

Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne

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Robivecchi +La vignetta saggia #058


September 16th, 2009 - Saggiamente consigliato da Q

Sembra chiaro che ormai il Satiro Saggio versa in una situazione di dormiveglia da cui non sappiamo se si riprenderà.
Il fatto che abbiamo rinnovato l’hosting anche per il prossimo anno è un buon segnale, ma da solo non basta.
Purtroppo nel tempo altri impegni sono aumentati, i collaboratori sono scesi sempre più ed anche la voglia di tenerlo in piedi, da parte mia, è venuta meno.
Però mai dire mai, per questo almeno oggi sono qui.
Per pubblicare almeno un pò del materiale che ci è arrivato in questi ultimi mesi, per fare un piccolo collage.
In attesa di tempi migliori.

Q

All’Università di Perugia i precari non possono entrare.
Prima di entrare in letargo, avevamo avviato un dialogo con l’Associazione dei Precari della Ricerca dell’Università di Perugia riguardo una circolare rettorale che impediva loro di accedere ai locali universitari di cui necessitano per lavorare.
Pubblichiamo qui di seguito una copia della circolare stessa, un articolo apparso a riguardo su L’Unità ed il comunicato stampa di risposta dell’Associazione Precari, sapendo di fare cosa gradita.

Circolare rettorale

Articolo de L’Unità

Comunicato dei Precari

La vignetta saggia #058.
Le ultime vignette inviateci sono ad opera rispettivamente di Thoms e del gentilissimo Giuliano Bastianello, che ci ha inviato una sua opera.

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Pensierinotron.
E stavolta, eccezionalmente, ci salutiamo con un pensiero inviatoci direttamente dalla cara Elisatron.
Alla prossima…sperando che sia il prima possibile!

passo il mio tempo in questo
paese con la
p minuscola.
paradassale.
può dare
parecchi effetti collaterali.

difficile mantenere controllo e nervi saldi, davanti alle malefatte impunite di mr. b.
difficile leggere la stampa estera scatenarsi contro di lui, e illudersi.
difficile osservare come le cose, qui, siano ancora immobili.

“siamo abituati agli scandali” dicono.
“non abbiamo alle spalle una lunga storia di democrazie”.
“gli italiani amano la figura forte, hanno bisogno di un padre…”

di dittatori, continuo io.
di dittatori sporchi, mafiosi, corrotti e corruttori, imbroglioni, truffatori.
di dittatori che confondono la gestione di un’azienda con quella dello stato.

il mio.
gli italiani. li guardo. li scruto con vergogna, rabbia e disgusto.

file di animali in montenapoleone ad attendere i saldi.
file di animali davanti ai film dei vanzina.
file di animali davanti alle puttane.
file, in chiesa, a prendere l’ostia.
file, a picchiare il negro.
file, a discriminare il gaio.
file, a guardare i tg, monopolio di stato, omissione di notizie e propaganda al nano.
file, che non s’informano
file, a riprenderti, perché sei ossessionato da questo governo, da questi politici.

e noi si continua così. ci si sveglia al mattino, per entrare in un ufficio di italiani, gestito da italiani, pieno di italiani.
strade piene di italiani, negozi pieni di italiani.

e qualcuno ha ancora il coraggio di chiedermi come faccio a vivere in chinatown.
razzisti di merda, fatevi un esame di coscienza.

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