July 2nd, 2008 - Saggiamente consigliato da Kapadepetra

Facciamo i conti con un mito underground degli anni Novanta.
Una storia che lo accomuna ad altri cantautori, senza modo di vivere il successo prima della morte, avvolti in una spirale maledetta, spesso immersi nei misteri più torbidi. Jeff Buckley ha visto, o chissà, magari non ha fatto in tempo, il fondo del Mississippi. Niente alcool né droga nel suo sangue. Ha voluto fare un bagno. Vestito. E’ sparito, e la rockstar l’hanno ritrovata cadavere due giorni dopo, “portata in braccio dalla corrente”. Un soldatino dell’esercito di quelli che nella loro musica si perdono, spendono, dilaniano.
Ma Jeff Buckley non è un Nick Drake (una produzione impressionante in pochissimo tempo, ingiustamente costellata di flop): all’attivo aveva solo un Ep (Live at Sin-E) e un disco (Grace), tra l’altro ben accolto; con Tom Verlaine stava lavorando sodo a un secondo progetto; tutte le carte erano pronte da giocare, per uscire dalla nicchia e crescere accanto ai più forti, senza nulla da invidiare a nessuno; in eredità un cognome che era tutto un programma, ma di certo il ruggito di Jeff eguagliava in gloria quello del padre Tim, e forse addirittura vinceva in freschezza, in energia vitale.
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September 3rd, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Quando Groucho Marx scrisse in un articolo che era “dispiaciuto per sua moglie”, sono sicuro che fosse sincero.
Era una persona impossibile, e se ne rendeva perfettamene conto, ma era completamente inquadrato nella sua natura da non poter essere altrimenti. Non riusciva a trattenere il suo umorismo -né la sua linguaccia- e non poche volte rischiò di finire in galera per questo, non fosse stato che l’assurdità delle sue reazioni alla fine portava le autorità a demordere e lasciarlo andare, sempre senza sapere chi fosse in realtà.
Groucho amava infatti usare sempre degli pseudonimi, e in genere si presentava come “il signor Jackson e famiglia” a chi non lo riconosceva e, dal 1937 in poi, anno di uscita del film “A day at the races”, cambiò il suo pseudonimo preferito in “Dr. Hackenbush”, che era poi il personaggio da lui interpretato nel film.
Vivere con lui, come dicevamo, non era facile, anche per questo motivo. La sua prima moglie -nonché la più “resistente”, ben 21 anni- Ruth veniva come lui dalla strada, ma a differenza di suo marito non le sarebbe dispiaciuto che lui usasse la sua notorietà per ottenere qualche vantaggio sociale. Groucho invece era completamente restìo a farlo, se non per accaparrarsi dei biglietti gratis a Broadway o al cinema. Per il resto, se in un ristorante non c’era posto o un albergo era per lui scandalosamente costoso, si risaliva in macchina a cercarne un altro, anche per ore.
Queste e molte altre cose portarono Ruth al tracollo nervoso, e poi all’alcolismo. Anche la seconda moglie di Groucho, Eden, divenne alcolista e morì in una clinica di recupero. Questo era l’impatto che il mediano dei fratelli Marx riusciva ad avere su chi divideva con lui la sua vita.
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August 29th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Senza una ragione, il dolore non si placa, si sa. E il ricordo della morte di Enzo Baldoni, inviato giornalista in Iraq, è simile ad un rotolar di ruote senza carro. Un inviato in guerra per conto suo, anche se era un collaboratore del settimanale “Diario”. Aveva un blog e l’utilizzava per organizzare i suoi spostamenti, incontrarsi nei crocevia della storia e della geografia con i convogli umanitari per aggregarsi a loro, come saltare in corsa su un camion scoperto e zeppo di donne e uomini sconosciuti. Se mi è concesso dalla retorica, Enzo era libero come la sua penna. Girava il mondo da solo nei posti più impantanati del pianeta, luoghi resi tali dai consigli d’amministrazione delle multinazionali, dalle case farmaceutiche che testano i loro prodotti in Darfur e poi se vanno bene glieli portano via perché servono a noi occidentali. Luoghi impantanati dagli uomini con le cravatte blu scure, camice bianche e polsini bianchi, quelli che con la leggera pressione di un proprio dito spostano da un terminale all’altro miliardi di dollari o euro. Lui era là, nessuno lo sapeva. Era un uomo felice di esistere le sue ore in mezzo al pantano di piscio e cemento appena citato. Diceva spesso: “Questo lavoro qualcuno lo dovrà pur fare!”
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July 25th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Per capire Giuliano Ferrara, secondo me, non è necessario scomodare gli psichiatri, però aiuterebbe. Per via del suo tortuoso cammino politico-culturale, che potrebbe essere paragonato ad uno schizofrenico del tipo “specchio frantumato”: ex comunista, ex craxiano, ora berlusconiano, a tratti pannelliano, filo-americano, filo-bushiano e ora cattolico neocon. E siccome non gli piace farci mancare nulla (la mole è li a dimostrarlo), un anno fa dichiarò orgoglioso di essere stato al soldo segreto della Central Intelligence Service, meglio conosciuta come Cia. A quando il remake del film “Un uomo per tutte le stagioni”?
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July 2nd, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Francamente mi sono un po’ stancato di ricordare ogni anno la morte di qualcuno che ho amato, come allo stesso modo mi sono stufato di dover scrivere qualcosa ogni volta che un amico ci deve lasciare. Poi arriva giugno, esattamente il 16 giugno del 1988, a Montepulciano, dove viveva Andrea Pazienza per poi morirci, e mi sento la sciolina sulla punta delle dita. Così come sono stanco di scrivere quanto fosse unico, irraggiungibile, fantastico (che palle, davvero, ormai lo sappiamo che tratto avevano i suoi pennarelli e che fantasia possedesse) il “meridionale più alto d’Italia” nella sua arte priva di latitudini e coordinate. Basta commemorazioni usuali e sì al ricordo del Paz (questo sarà il decimo pezzo che scrivo su di lui) pensando che sia ancora vivo, consapevole che qualsiasi momento non è mai adesso. Almeno per chi non c’è più.
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June 5th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

E’ scomparso. Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha visto” ci voleva fare uno speciale. L’APT (Associazione Perduti Talenti) ha affisso locandine e dispensari lungo tutta la Penisola per la sua ritrovata quanto mai gioiosa riscoperta. Molti allenatori lo cercano invece per scusarsi. Ma lui pare distratto al suo passato o forse non ne vuole più sapere. Roberto Baggio non ha attaccato le scarpette al chiodo, ha lasciato spazio ad altri, solo che come lui non ce ne sono in giro. Girando per i canali come avvinazzati di tv, non lo vediamo nemmeno nei programmi sportivi, neppure in quelli più impegnati e seri, vale a dire dove non c’è Mosca che vola sopra ciò che è naturale voli una mosca. In radio non hanno sentito più la sua voce e i giornali continuano a scrivere di lui nonostante siano anni che non giochi più. Diciamolo: il miglior calciatore italiano che abbia mai visto è lui!
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May 24th, 2007 - Saggiamente consigliato da Matteo Tassinari

Un ricco del pianeta, perciò tra i più aggressivi dell’accumulo, decide di chiamarsi fuori dal giro degli affari entro un paio d’anni per dedicarsi a opere di bene. Il detto è pessimista, dispera del ravvedimento del predatore. La mia impressione è peggiore. Va a fondare un monopolio dei benefattori, una holding dell’intervento umanitario. Ha avuto fiuto per il mercato fin da ragazzo e, se si butta in beneficenza, significa che vuole anticipare l’affare del secolo.
Un proverbio dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio: qui il lupo ha intenzione di far brillare ancora di più la sua pelliccia, altro che perderla.
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March 8th, 2007 - Saggiamente consigliato da Q

Non che io ce l’abbia con Sgarbo, a me fa morir dal ridere. Mi fanno sempre ridere quelli pieni di sé al punto di esplodere. Se vi guardate il video della recente sfuriata contro la Mussolini a ‘La pupa e il secchione’ (programma di elevatissima cultura che il dott. Sgarbo frequenta con piacere dopo che la redazione ha scartato come giurati Eco, De Crescenzo e Bocca, notoriamente di basso profilo pedagogico) ad un certo punto noterete che i bottoni della camicia di Sgarbo cominciano a saltare: è il segno del collasso. Ma la carriera di Vittorio non comincia mica qui, eh no. Ripercorriamola insieme:
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