December 28th, 2009 - Saggiamente fornito da Q

Ricevo e pubblico da Roberto Malini, dell’EveryOne Group:
“Il cadavere di una trans, rinvenuto dalle autorità in un sacco della spazzatura su una sponda del Tevere a Ostia Antica, propone ancora, tragicamente, domande inquietanti riguardo alla situazione di pericolo in cui versa oggi la comunità transgender, dopo lo scandalo che ha rivelato intrecci pericolosi fra politica e criminalità” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne. “Chi sa o muore, o è costretto a fuggire alla chetichella, oppure a tacere, raggiunto da intimidazioni e minacce gravi. La condizione delle persone trans straniere e senza permesso di soggiorno è ancora più grave,” continuano gli attivisti, “perché ai pericoli derivanti da possibili scandali sessuali, con coinvolgimento di politici e autorità, si aggiunge la loro condizione di ‘invisibili’, una condizione creata dal famigerato pacchetto sicurezza. Il suicidio della persona trans 34enne, verificatosi il giorno di Natale nel Cie di via Corelli a Milano, è il più recente tassello di un disegno preoccupante, che pone la comunità transgender in uno stato di ansia e pericolo; ma i casi che autorità e media hanno fino a oggi sottovalutato sono decine”, spiegano Malini, Pegoraro e Picciau. “Basti pensare alle aggressioni violentissime di persone trans avvenute a Roma il 15 ottobre scorso, agli innumerevoli atti di intemperanza e violenza contro la comunità transgender, fino al duplice omicidio di Gianguarino Cafasso, protettore di prostitute trans, e della povera Brenda, colpevole di conoscere e frequentare nomi molto in vista”.
Attivisti del Gruppo EveryOne e di altre organizzazioni umanitarie stanziati a Milano, Roma e in altre città italiane segnalano in questo periodo retate da parte delle autorità nelle zone frequentate da persone trans extracomunitarie. “Quando non hanno il permesso di soggiorno,” raccontano i rappresentanti di EveryOne, “vengono caricate su cellulari e condotte nei Centri di identificazione ed espulsione, dove rimangono fino a sei mesi, in condizioni disumane e a rischio di abuso, mentre i centri negano l’ingresso alle associazioni umanitarie che vorrebbero offrire loro solidarietà e assistenza. In particolare a Roma, dove è esploso qualche tempo fa il caso Marrazzo, sembra quasi che si cerchi di far piazza pulita, per quanto riguarda le trans”.
Il Gruppo EveryOne fa notare che nessun programma di assistenza e nesun numero verde è stato istituito per consentire alle persone trans che conoscono gli intrecci fra politica e criminalità di essere tutelate; al contrario, in Italia vengono intimidite e ammazzate senza che nessuno alzi un dito. E’ importante” concludono i presidenti dell’organizzazione, “che Marrazzo e gli altri politici coinvolti parlino e comunichino alle autorità i nomi di chi potrebbe essere mandante degli omicidi (di Brenda e del caso di oggi, risalente almeno a un mese fa) ovvero dei politici che frequentavano le vittime. E’ importante che si isituiscano forme di tutela per le persone trans che possono aiutare le autorità a identificare i mandanti e gli esecutori, con programmi di protezione, e che si sospendano le retate, che ottengono il solo sciopo di allontanare tanti potenziali testimoni”.
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December 20th, 2009 - Saggiamente fornito da Q

immagine: Flickr
I fotogrammi dell’aggressione a Berlusconi hanno fatto ovviamente il giro dei media e del mondo. Abbiamo visto tutti questo volto contrito, duro, quasi bestiale chiuso in un ghigno a metà fra il dolore e la rabbia, e quello sguardo truce da animale in gabbia. Mi è venuto da pensare che spesso la politica “accade” per mezzo degli occhi.
Come quelli di Stefano Cucchi. Avrei voluto vedere quelli del giudice durante l’assoluzione-lampo delle guardie carcerarie, ma non si può avere tutto dalla vita.
Tornando a B., almeno il suo monumentale assalto ha avuto l’effetto sperato. Ha stemperato i toni (quantomeno nella loro forma pubblica), ed ha ricompattato un poco le file del premier, perché quando uno ha fatto della sua vita la propria promessa elettorale è difficile scindere gli accadimenti della sua persona da quelli del politico, ed inevitabilmente anche il leader dell’opposizione si stringe accanto a questo vecchio ferito, che non può essere lasciato solo.
Sia sempre chiaro: la violenza è da evitare in ogni sua forma, ed i violenti vanno allontanati. Ma la violenza deve essere un fatto oggettivo, una fattispecie, non un’opinione, e men che mai politica. Lanciare qualcosa contro qualcuno allo scopo di ferirlo è violenza, scrivere sui giornali che qualcuno ha processi in corso, se questi processi vi sono davvero, non lo è, da qualunque angolazione la si guardi.
E’ in quest’ottica che chi ha indicato Santoro e Travaglio come “mandanti morali” dell’aggressione a Berlusconi prima, e addirittura della bomba alla Bocconi poi, si ascrive di diritto al girone dei violenti.
Poco prima ho detto che le file del premier si sono ricompattate, e subito dopo ho accennato alla visita di Bersani in ospedale. Le due cose non sono slegate, se si vede poi la concessione fatta da D’Alema ad una “leggina” ad personam (fra l’altro costituzionale) per Berlusconi, come se tacere tutti questi anni su processi, malgoverno, mafia e conflitto di interessi non sia già stata una pesantissima concessione, il cui danno lo stiamo ancora pagando.
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December 20th, 2009 - Saggiamente fornito da Gavavenezia
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November 16th, 2009 - Saggiamente fornito da Q
Ricevo e pubblico dall’EveryOne Group:
Pesaro, 16 novembre 2009. A Pesaro, con un blitz orchestrato da Comune e Prefettura, decine di agenti di forza pubblica e poliziotti municipali hanno evacuato in data odierna l’edificio di via Solferino in cui erano rifugiati circa 30 Rom romeni, fra cui malati di patologie gravissime, in cura presso l’Ospedale San Salvatore. Nessuna assistenza è stata fornita, se non da alcuni cittadini che non hanno perso la loro umanità. Si sono perse le tracce di alcune persone, che si sono allontanate in preda al panico e alla disperazione. Sono state allertate le strutture sanitarie dopo che gli individui più deboli hanno subito malesseri dovuti al maltempo e alla tensione. Il Gruppo EveryOne sta cercando di identificare soluzione alternative per accoglienza urgente, prima che scenda il gelo notturno, che metterebbe in serio pericolo di vita i malati di tumori (fra cui Mia Copalea, in condizioni gravissime) e i pazienti cardiopatici. E’ una lotta disperata contro il tempo e ricordiamo che durante il precedente sgombero di via Fermo, sempre a Pesaro,
si sono registrate vittime.
L’Ospedale San Salvatore ha offerto supporto sanitario ai casi gravi, mentre alcuni cittadini stanno organizzandosi per fornire agli sfollati coperte e viveri (ed eventualmente identificare un terreno, anche agricolo, su cui creare un accampamento di soccorso). Alcuni parlamentari si stanno mobilitando perché non si aggiungano abusi agli abusi, ma la priorità è un piano di soccorso urgente, a cui chiamiamo le componenti antirazziste di Pesaro (e non solo). Stiamo allertando Istituzioni nazionali ed europee, Commissario ONU per i Diritti Umani, Corte europea dei Diritti Umani, Corte Internazionale de L’Aja. Tuttavia le loro posizioni richiedono tempo, tempo che la comunità Rom di Pesaro, in condizioni tragiche dopo i molti eventi persecutori, non ha. Chiunque abbia idee o volontà di partecipare all’azione urgente di soccorso, ci contatti senza indugi.
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne
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November 15th, 2009 - Saggiamente fornito da Q

fonte della foto
Stavo guardando il faccione sorridente di Alemanno al Tg2, e mi è venuta in mente una riflessione sull’ubiquità del potere. Il potere è ubiquitario: tu sei in un posto e lui agisce per te e tramite te in un altro. Nel particolare di questo post, mi riferisco al sorriso di Alemanno fasciato di tricolore all’inaugurazione dell’ultima tratta ad alta velocità delle FS fra Roma e Napoli (potere rappresentativo) e lo sgombero del Casilino 700 in atto negli stessi momenti, fra fasi alterne (potere esecutivo), di cui parleremo immediatamente.
Mercoledì 11 novembre scorso, quasi in sordina mediatica, all’alba ruspe e forze dell’ordine hanno circondato e invaso il campo Rom Casilino 700, adiacente il parco di Centocelle, con l’ordine di sgomberarlo, nonostante il percorso di necessaria trasparenza e condivisione nella soluzione di questa emergenza invocato dalla prefettura di Roma durante un tavolo di discussione con i Blocchi Precari Metropolitani nel giugno scorso.
La scena è stata ripresa dal Tg3.
Immediato è scattato l’allarme di gruppi di attivisti, ma anche della Croce Rossa (che nella persona del dottor Squicciarini ha allestito un alloggio di fortuna per 150 persone nell’ex deposito Heineken di via Gordiani), per una situazione che una lettera di Roberto Malini dell’EveryOne Group (allegata a questo post in .pdf) descrive cupamente ma efficacemente, senza risparmio di metafore.
Si invoca così l’intervento dell’Unione Europea per il rispetto dei diritti fondamentali di queste persone, private della loro seppur precaria dimora con l’alternativa del rimpatrio “volontario”, della deportazione nei Cie oppure, per donne e bambini, di una non ben precisata assistenza in luoghi di ricovero (proposta che non viene fatta agli uomini, per cui separarsi dalla moglie è impossibile, secondo le leggi e le usanze dei Rom).
Circa 500 Rom sono stati evacuati, alcuni dandosi “alla macchia”, altri sottostando alle alternative di cui sopra. Si segnalano fra di loro anche diversi malati gravi, con cardiopatie e tumori, e donne incinte.
Tutto questo avveniva mercoledì.
Giovedì lo sgombero anche da via dei Gordiani: alle 9 del mattino dei blindati circondano l’area e cominciano la schedatura. Le alternative sono le stesse, per chi non accetta la strada: quella di Roma senza riparo o quella della Romania senza assistenza.
Durante l’operazione è stato negato l’accesso a stampa, interpreti e mediatori culturali. Difficoltà sono state riscontrate anche dalla preside dell’Iqbal Masih, Simonetta Salacone, nel reperire informazioni riguardo la posizione e lo stato dei genitori dei bambini in quel momento a scuola.
Alla protesta si aggiunge anche Amnesty International, mentre si annuncia per la mattina di venerdì 13 una conferenza stampa dei Blocchi Precari Metropolitani (che segnalano un altro sgombero a Montesacro, a danno di studenti e precari che occupavano uno stabile) presso la sede del Municipio VII, cui parteciperanno, oltre la già citata Simonetta Salacone, il vice-presidente del Municipio VI e gli assessori regionali Anna Pizzo e Luigi Nieri (di cui spero di riuscire a darvi notizia).
Tutto questo mentre il sindaco Alemanno, alla stazione di Roma Termini, sorrideva.
Lettera di Roberto Malini dell’EveryOne Group
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